Passaporto per loccupazione
Con la firma del Decreto del
Presidente della Repubblica 31.08.1972 n. 670[1], bilinguismo ed Alto Adige diventano un
binomio inscindibile che accompagnerà ogni attimo ed ogni azione della vita in Provincia
di Bolzano; al punto che la lingua tedesca verrà successivamente parificata a quella
italiana[2]. In una terra di montagna, nella quale la
Vetta dItalia spicca più a nord di tutti ricordando che quello è il posto più
avanzato della Stato italiano insomma, si realizza la più elementare legge naturale
imposta dal mare che vuole cozza e scoglio inseparabili fino alla morte del mitilo: in
Alto Adige questo teorema finora dura da quasi trentanni! Fino allo
scadere degli anni Ottanta in questa area geografica del profondo nord, si
assiste a comprensibili opposizioni politiche e sociali da parte italiana nei confronti
del cosiddetto bilinguismo obbligatorio; quello che per la SVP sarebbe stato infatti uno
strumento capace di scardinare certe consuetudini piuttosto che taluni equilibri, avrebbe
penalizzato la componente italiana poco propensa ad apprendere una lingua non propria per
imposizione legislativa e comunque non posta nelle condizioni più adatte per farlo:
ancora oggi, a questo proposito, nelle scuole alto-atesine di lingua italiana si parla di
insegnamento non propriamente adeguato della lingua tedesca. Inoltre le
forze lavoro dei primi Anni Ottanta - più o meno fresche ed esperte - non erano figlie
del pacchetto; si trattava di persone di lingua
italiana componenti di famiglie per lo più immigrate dal Veneto in periodo antecedente al
nuovo Statuto di Autonomia, calate e cresciute in una situazione per loro aliena e
comunque in una realtà gestita e guidata da regole allora solo parzialmente scritte e
poco attuate. Le stesse persone nate a cavallo degli Anni Sessanta, venti anni dopo si
affacciavano al mondo del lavoro quando nel resto del territorio nazionale forti erano le
pressioni sociali e la disoccupazione; situazioni non estranee nemmeno allAlto
Adige. Furono queste
condizioni di preoccupazione a giu-stificare, nel 1985, lo svolgimento di una petizione
popolare per chiedere labolizione del bilinguismo obbligatorio[3]; la petizione raccolse oltre 25.000 firme in
gran parte di cittadini italiani (allepoca, la Comunità italiana rappresentava il
28% della popolazione, oltre 120 mila abitanti), quasi il 20% dellintera Comunità
italiana e furono consegnate alla Presidenza della Camera dei deputati. Labolizione
delle normative contestate dalla Comunità italiana non poté aver seguito. La SVP infatti
aveva saputo essere saggia preveggente ed accorta ammaliatrice nel suo personalissimo
accordo con lo Stato italiano, provvedendo a suo tempo a far legare lo Statuto di
Autonomia alla Costituzione italiana[4]. Con gli anni
Novanta, lEuropa alle porte e la consa-pevolezza di nuove esigenze, si è compreso
come il bilinguismo potesse rappresentare una testa di ponte con il futuro per la
popolazione locale, sia in unottica culturale come in una prospettiva professionale;
conditio sine qua non per rimanere e lavorare in Alto Adige. Al di la del
primo, importante, aspetto per molti altoatesini di lingua italiana e tuttavia
questultimo che riveste, la principale spinta motivazionale ad apprendere la lingua
tedesca; per ottenere quellindispensabile documento senza il quale ogni posto
pubblico è precluso: lAttestato di conoscenza della seconda lingua,
comunemente definito patentino di bilinguismo.[5] In sostanza, una sorta di passaporto per
loccupazione; che come ogni passaporto non garantisce laccesso, qualora si sia
persona indesiderata. della
seconda lingua Un ruolo
predominante nellinsegnamento della lingua tedesca dovrebbe essere svolto dalla
scuola, almeno per le future generazioni. Infatti linsegnamento - che è
obbligatorio - della seconda lingua in ambito scolastico, fino a qualche anno fa non
garantiva i risultati auspicati.[6] In parte ciò avviene
anche ai tempi attuali. Non a caso si
parla con insistenza da anni di sperimentazioni,
di immersioni linguistiche o di compresenza fra docenti di lingua diversa,
metodologie tutte in grado di garantire un più facile apprendimento della seconda lingua,
ma che incontrano numerosi freni politici.[7] Da oltre 10
anni inoltre, si discute sul fatto che il patentino di bilinguismo possa essere rilasciato
automaticamente con il superamento dellesame di maturità scolastica anche per
effetto del fatto che la seconda lingua è obbligatoria materia di esame[8]; quindi proprio al termine di un intero ciclo
di formazione, durante il quale la lingua seconda viene insegnata per 13 anni. Tale
impostazione, però, subisce lostracismo della SVP, a parere della quale la scuola
non è ancora in grado di insegnare adeguatamente la lingua tedesca negli istituti
italiani e viceversa[9]. In questo
contesto numerosi sono gli sforzi, da parte della Comunità italiana, per attivare tutte
quelle iniziative in grado di garantire un apprendimento migliore della lingua tedesca,
purtroppo non senza problemi. Le polemiche
nate attorno alla vicenda, non si sono placate nemmeno con lavvenuto passaggio della
gestione della scuola alla Provincia, che nel 1997 ha ricevuto una delega in proposito
conosciuta come provincializzazione della scuola
altoatesina, nuovo tassello a quel progetto di Autonomia totale dallo Stato italiano che
viene perseguito e che trova, nello stesso Statuto di Autonomia, alcune fin troppo ferree
basi.[10] La
provincializzazione della scuola altoatesina ha rappresentato un passaggio di competenze
alquanto controverso; per taluni aspetti di natura tecnico-burocratica - che vede
coinvolto il personale docente e non docente[11] - ma anche per i risvolti politici della
questione. Diversamente dalla impostazione della SVP, lapparato scolastico
alto-atesino si ritiene debba rimanere saldamente ancorato a principi di salvaguardia del
gruppo italiano, promovendo un radicamento sempre maggiore delle basi storiche della
scuola italiana anche in Alto Adige. In questo contesto è necessario che ci si cauteli
nei programmi scolastici seguiti nelle scuole altoatesine e si prevengano manovre
politiche miranti a stravolgere i programmi stessi, soprattutto a riguardo di materie
quali storia ed italiano. Inoltre la scuola provincializzata in Alto Adige si affianca a
quella gestione maniacalmente scrupolosa della cultura attraverso tutte le sue forme, in
atto già da tempo e di cui è espressione evidente linterferenza non solo politica
quanto etnica in materia educativa e culturale, ed attraverso la quale la Provincia decide
e definisce anche per il gruppo linguistico italiano quale la strada da percorrere per
lapprendimento della seconda lingua; osteg-giando e negando la cosiddetta autonomia didattica prevista dallo Statuto di
autonomia[12]. Un atteggiamento nei confronti del quale
hanno espresso il proprio disappunto non solo molti operatori scolastici di lingua
italiana ma anche i rappresentanti delle scuole tedesche. Si tratta, in pratica,
dellesclusivo esercizio di un potere abusivo attraverso il quale le soluzioni
adottate per listruzione linguistica di un gruppo, devono
automaticamente coinvolgere laltro gruppo anche se le esigenze, le speranze e le
richieste sono diverse. Da oltre un
decennio, per esempio, il gruppo linguistico italiano si è mosso per richiedere il
cosiddetto bilinguismo precoce,[13] cioè lavviamento
dellinsegna-mento della seconda lingua non con la scuola elementare, ma già nelle
scuole materne. Solo con
lanno scolastico 1998/99 tale iniziativa è decollata (peraltro in sole tre scuole
materne)[14]; appare però chiaro che oltre ai tempi di
istruzione, debbano subentrare anche opportune metodologie di insegnamento della seconda
lingua affiancate da una adeguata qualità[15]. E attraverso questi tre elementi che
ruota lintegrazione - anche linguistica - del gruppo italiano nella realtà
altoatesina, impedendone, per contro, quella lenta ma graduale assimilazione che già in
molte vallate dellAlto Adige sembra concretizzarsi. Lassenza di anche uno solo
di questi fondamenti, comporta la necessità preoccupante - perché la scuola rappresenta
per ogni gruppo linguistico un radicamento nel territorio nel quale e vivo il
proprio retroterra culturale - di far frequentare ai bambini italiani la scuola tedesca
(come di fatto avviene) proprio per un miglior apprendimento della lingua tedesca[16]. In questo
contesto, non può passare inosservato lallarme lanciato dallo studio del Ministero
dellInterno riguardante il monitoraggio sulle zone di confine, dal quale è emerso
come la popolazione scolastica italiana presente nella scuola dellobbligo
nellanno 1991/92 fosse di poco inferiore al 18% per gli istituti medi e superasse a
malapena il 16% per le elementari. Sette anni dopo questa rilevazione (nellanno
scolastico 1999/2000) si è accertato che il ridimensionamento previsto della Comunità
italiana si è accelerato, in quanto già oggi la popolazione scolastica iscritta alla
prima elementare in lingua italiana ammonta al 16,5%, subendo un calo dell1% negli
ultimi 5 anni. Se a questo dato si aggiunge la maggiore e crescente presenza di bambini
stranieri nelle classi prime frequentate dalla Comunità italiana piuttosto che in quelle
di lingua tedesca, si comprende come, in realtà, si prospetti ancora più percentualmente
inferiore la consistenza futura della Comunità italiana e come già oggi ci si avvicini a
quel dato del Ministero degli Interni che indica la dimensione futura del gruppo italiano
attorno al 12/13%.[17] Se però da
parte italiana lesigenza del bilinguismo reale è particolarmente avvertita, da
parte delle Istituzioni che vogliono rappresentare il gruppo tedesco si negano le
opportunità di insegnare la lingua italiana nelle scuole tedesche attraverso quelle
metodologie[18] la cui adozione è prevista nelle scuole
della comunità italiana, in quanto si
rinuncerebbe allosservanza del principio dellinsegna-mento tedesco nelle
scuole della minoranza.[19] Inoltre la
SVP tende - come vedremo - ad evitare perfino qualsiasi contatto fra la gioventù di etnie
diverse: le scuole separate (come gli asili) in una logica per certi versi
incomprensibile, ed anche le proposte di creare Istituti mistilingui vengono boicottate,
osteggiate e respinte per quellingiustificato timore che ancora regna in certi
ambienti circa la cosiddetta Mischkultur, (cioè la cultura mista e perciò
ibrida, non pura) che si teme conduca alla perdita di quella identità monoculturale,
evidentemente principale vanto ancora oggi per molti notabili della SVP.[20] In quegli
edifici che ospitano scuole di lingua diverse, in passato, sono stati addirittura
innalzati manufatti per separare i due Istituti ed organizzate le pause in orari diversi
per impedire gli incontri. Ancora: la SVP ha sempre osteggiato lorganizzazione di un
Festival Studentesco provinciale interetnico, probabile momento di incontro e di
collaborazione, di contatto e di convivenza, come anche la creazione di un nuovo centro
giovanile a Bolzano, che sia interetnico, rivendicato invece dall intero mondo
studentesco. Questa
politica della SVP ha avuto come effetto che in Alto Adige sono sempre in numero maggiore
i giovani della comunità tedesca che non conoscono litaliano, o lo parlano appena,
nonostante questa rimanga la lingua ufficiale dello Stato, per quanto, appunto, parificata
in provincia.[21] Ciò si registra in molti esercizi
commerciali, così come nelle valli dellAlto Adige. Il timore appare quello che la
perdita di conoscenza o di contatto con la lingua italiana possa produrre in futuro
iniziative come quella, magari, di eliminare nelle scuole delle valli linsegnamento
proprio di questa lingua poiché non parlata e quindi inutile[22]. Tanto più che il rapporto
bilinguismo-lavoro così necessariamente stretto per la Comunità italiana, diventa
alquanto elastico per la componente tedesca. e principi
restrittivi Spesso,
infatti, accade che, per quanto il bilingui-smo sia ufficialmente obbligatorio solo negli
uffici pubblici o nei servizi offerti da Aziende pubbliche, esso subisce una anomala e
parziale estensione in almeno l80% dei posti di lavoro offerti dagli imprenditori
privati (quasi tutti appartenenti al gruppo tedesco), i quali con una frequenza sempre
maggiore chiedono - allatto di assunzione - anche la conoscenza almeno della lingua
tedesca[23]. La crescente,
singolare abitudine viaggia però sovente su monorotaia; infatti, è prassi sempre più
comune che il personale di lingua tedesca assunto da molti imprenditori privati conservi
una bassa comprensione ed espressione della lingua italiana requisito che, evidentemente,
non sempre appartiene alla lista dei titoli richiesti. Lesasperata
ed esasperante richiesta del patentino di bilinguismo e comunque della conoscenza della
lingua tedesca in tutti i settori, ancora oggi non è pienamente giustificata e
comprensibile. La
legittimazione di una norma, infatti, non può determinarsi dalla sola circostanza di
essere prevista per legge; ma deve distinguersi anche dagli effetti che essa produce.
Quando, per esempio, alla auspicata qualità del servizio si preferisce - in taluni ambiti
professionali - il mantenimento di un principio che la severa intransigenza
nellapplicazione delle normative in materia di bilinguismo pretende o indica, si
rischia di superare il limite dellefficacia della norma; che non può essere solo
quella di tutelare linguisticamente o professionalmente una Comunità altoatesina, quanto
quella di garantire comunque lefficienza di una prestazione offerta.[24] In conclusione: se da un
lato negare ed ignorare le richieste che provengono dal gruppo linguistico italiano per
meglio apprendere la lingua tedesca si teme rientri in una scientifica manovra di accerchiamento politico della Provincia alla scuola
di lingua italiana, capace di provocarne lisolamento e
lautodistruzione, dallaltro la strada della integrazione linguistica deve
essere percorsa in entrambi i sensi di marcia coinvolgendo anche i giovani di lingua
tedesca in un diverso approccio con litaliano; diversamente si rischia di giungere
al binario morto del monolinguismo tedesco e quindi della lenta, graduale ma totale
assimilazione linguistica della Comunità italiana. |
Presentazione Introduzione Toponomastica Proporzionale (Im)pari Opportunità Regione Breviario Sommario Autore Home Page |
[1] Approvazione
Testo Unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino
Alto Adige
[3] Con loccasione vennero raccolte migliaia di firme anche per chiedere
labolizione della proporzionale etnica, del patentino di bilingui-smo e del
requisito minimo di quattro anni di residenza in Provincia per esercitare il diritto di
voto o accedere alle agevolazioni edilizie (5 anni). Il 21 settembre 1987 una proposta di
legge costituzionale (n. 1514) presentata da alcuni deputati del Msi-Dn (primi firmatari
Mitolo ed Almirante) fu respinta dalla Camera. Ancora oggi in Alto Adige a chi non
possiede cinque anni di residenza in Provincia non viene riconosciuto il diritto di
partecipare alle assegnazioni di un alloggio popolare (art. 45 LP 17.12.1998 n. 13) o
quello di elettorato attivo e passivo (quattro anni). A metà novembre, la Corte di
Cassazione ha dichiarato che nessuna legge provinciale può togliere il diritto del
elettorato passivo. A questo proposito, un recente impegno assunto dal governo prevede la
riduzione a due anni del requisito della residenza per le elezioni regionali del 2003 e
labolizione per la consultazione omologa del 2008. Ritorna
[4] Lo Statuto di Autonomia per lAlto Adige è infatti norma costituzionale, in quanto direttamente ancorato alla Costituzione italiana. Per modificare la Carta altoatesina è necessario che si seguano le medesime procedure utilizzate per la revisione della Costituzione italiana. In questa maniera lo Statuto di Autonomia è stato ingabbiato. Solo con la revisione delle regole dello Stato di cui si discute in questi ultimi anni, (come vedremo di seguito) sarà possibile modificare il pacchetto. Ritorna
[5] Nel pubblico impiego viene richiesto allatto della
domanda di partecipazione al concorso per la copertura di un posto sulla base della
qualifica professionale per la quale si concorre o del titolo di studio, viene chiesto un
adeguato patentino (A per i laureati e posti da dirigente, B per i
diplomati, C e D). Lo si ottiene a seguito di prove con esami
scritti ed orali effettuati in sessioni aperte durante tutto il corso
dellanno; superata la prima prova si viene chiamati a sostenere la seconda, nella
doppia lingua. Le statistiche hanno più volte dimostrato come la popolazione italiana
faccia maggiore fatica a superare le prove in questione. Nel 1999 si e provveduto ad
introdurre una riforma degli esami in questione. Ritorna
[6] Ciò anche perché la lingua tedesca insegnata
fa riferimento al cosiddetto Hochdeutsch (lingua pura) mentre in Alto Adige si parlano
diversi dialetti che spesso utilizzano forme e pronunce molto diverse dalla lingua tedesca
medesima. Ogni valle ha un proprio dialetto tedesco, oltre ad esso i cittadini di lingua
tedesca parlano un tedesco di provenienza austriaca e solo negli atti scritti adoperano
lHochdeutsch, per cui ancora oggi risulta inadeguata e non corri-spondente
alluso, la lingua tedesca insegnata in campo scolastico. Ritorna
[7] Le sperimentazioni, infatti, sono ancora
congelate, e non solo per mancanza del personale a disposizione (per le scuole
di lingua italiana sono previsti 104 insegnanti di II lingua per le scuole elementari, 55
per le medie e 48 per le superiori). Ritorna
[8] Nellambito della terza prova scritta, una delle
quattro prove di cui essa si compone e proprio la seconda lingua. Ritorna
[9] In realtà, risulta che il 21,52% dei maturandi altoatesini
alla conclusione dellultimo ciclo scolastico (luglio 1999), ha conseguito una
valutazione compresa fra il 7,5 e l8; cioè il massimo della votazione riservata
alla prova di seconda lingua. Poiché la votazione assegnata tiene certamente in conto il
merito e la capacità dello studente, non si comprende quali possano essere le ragioni per
cui si continui a non voler gratificare questo risultato con il riconoscimento
dellattestato di bilinguismo.
[10] La scuola provincializzata costerà quasi 600 miliardi per il pagamento del solo personale docente passato alla Provincia. Un elevato prezzo di una scelta politica che ha preteso il controllo sulla scuola. Da molte parti si sono levate voci circa il fatto che tale investimento sarebbe stato più significativo indirizzarlo in una progettualità culturale che comprendesse anche un più efficace apprendimento della seconda lingua, anzichè rincorrere autonomie totali. Nellanno 2000 la scuola costerà alla provincia 740 miliardi di lire. Ritorna
[11] A questo riguardo, fortissime sono le spinte della SVP
affinché gli insegnanti vengano equiparati a tutti gli altri dipendenti provinciali (e
quindi a dipendenti del settore pubblico); questa manovra, come conseguenza, comporterebbe
la necessità per il personale docente di essere in possesso del patentino di bilinguismo
per esercitare la professione. A ben guardare, il disegno
- peraltro non previsto dallo stesso Statuto dAutonomia e di cui non si
comprende la ragione pratica visto che, proprio per esclusiva volontà della Giunta
provinciale, in Alto Adige esistono solo scuole monolingui - rischia di imprigionare la
scuola altoatesina nel particolarismo provinciale impedendo auspicate aperture alle
ricchezze culturali, linguistiche e sociali provenienti dalle Regioni italiane. Ritorna
[12] Al capo IV, lart. 19, comma 1 del DPR
31 agosto 1972 n. 670 si prevede che nelle
scuole elementari con inizio dalla seconda o dalla terza classe, secondo quanto stabilito
con legge provinciale su proposta vincolante del gruppo linguistico interessato, e in
quelle secondarie e obbligatorio linsegnamento della seconda lingua che
e impartito da docenti per i quali tale lingua e quella materna. Ritorna
[13] Uno studio sul bilinguismo precoce, sulla sperimentazione
scolastica, limmersione linguistica o la compresenza di insegnanti delle due lingue
nella stessa ora di lezione (vedi anche pag. 55 e nota relativa n. 35), elaborato da noti
pedagogisti ed esperti didattici per conto della Provincia Autonoma di Bolzano, ha
evidenziato che, lì dove introdotte, tali metodologie sono risultati essere percorsi
capaci di favorire risultati altamente
positivi che non si sono riscontrati in quegli Istituti dove la sperimentazione non è
avvenuta
Ritorna
[14] Con lanno scolastico 1999/2000 alle scuole di
Bolzano, Merano e Bressanone si è aggiunta anche Laives.
[15] In base a precise disposizioni (cfr. nota 40),
linsegnamento della lingua seconda nelle scuole è previsto venga impartito da
insegnanti la cui lingua madre sia quella istruita; diversamente da quanto avvenuto nelle
scuole di lingua tedesca, in quelle italiane, per carenza di professori di madre lingua,
fino a qualche anno fa il tedesco veniva impartito da insegnanti appartenenti al gruppo
italiano, con conoscenze - anche fondate - del tedesco. Questo evento - unitamente, certo,
ad altri - ha comportato una minore qualità dellapprendimento della lingua tedesca
fra gli studenti italiani con le conseguenti difficoltà nellinserimento
professionale dove, come si è visto, la conoscenza del tedesco è fondamentale.Ritorna
[16] Questo fenomeno comporta la riduzione delle sezioni nelle
scuole di lingua italiana, quindi la chiusura delle stesse che significa eliminazione di
Istituti, riduzione delle Direzioni didattiche, fino a compromettere addirittura
lapertura di istituti medi in lingua italiana, con la conseguente perdita di posti
di lavoro nel mondo scolastico proprio di lingua italiana.Ritorna
[17] (Cfr. anche Capitolo Proporzionale - pag. 67).
A questo dato si potrebbe obiettare che molte famiglie di lingua italiana preferiscono far
frequentare ai propri figli la scuola tedesca; ma esso rimane indub-biamente indicativo.
Infatti, in questo caso, il rischio dellassimi-
lazione linguistica e culturale dal bambino al quale si impartisce una cultura di
base è ancora più forte. Fra le maggiori città altoatesine a subire il calo più
sensibile della popolazione scolastica di lingua italiana negli ultimi cinque anni è
Merano (-4,6%) e ciò aggiunge una ulteriore riflessione: la presenza della Comunità
italiana sta arretrando sempre più verso il sud della Provincia (Bolzano +3,9 e Laives
+5,3%).Ritorna
[19] Il concetto è stato espresso, sulla stampa locale
nellottobre 99 dallAssessore provinciale alla Cultura di lingua tedesca
Bruno Hosp. Ritorna
[20] In proposito è interessante osservare come
addirittura lo stesso Ministero dellInterno, nel Monitoraggio cui si
faceva cenno, consideri questi timori ormai
del tutto infondati (...) ove si consideri il grado di sviluppo della società moderna,
caratterizzata dal continuo scambio e dalle continue comunicazioni.Ritorna
[22] Nel 1997 il quotidiano locale della provincia di Bolzano il Mattino dellAlto Adige, aveva attribuito una dichiarazione in questo senso allon. Karl Zeller, della SVP, il quale successivamente la smentì.Ritorna
[23] Questa prassi è stata ritenuta illegittima, nello scorso
settembre, perfino dalla competente Commissione europea riunitasi in Lussemburgo, alla
quale si era rivolto un pretore di Bolzano a seguito del ricorso presentato da un
cittadino rimasto escluso da un concorso privato.
[24] A questo riguardo, nel 1998
ha fatto clamore a Bolzano - con echi anche sulla stampa nazionale - il caso di un
luminare neurochirurgo, in predicato di divenire primario del neo-istituito reparto
ospedaliero. Lincarico saltò poiché il professionista non riuscì, nemmeno dopo
numerosi tentativi, ad ottenere il relativo Attestato di conoscenza della seconda
lingua.