BILINGUISMO

 

Attestato di conoscenza della seconda lingua, 

più comunemente chiamato "patentino di bilinguismo"  

 

 

 

Passaporto per l'occupazione
Insegnamento ed apprendimento della II^ lingua
Qualità e metodologie
Estensioni mirate e principi restrittivi

Conclusioni

 

 

 

 

 

 

 

Passaporto per l’occupazione

Con la  firma del Decreto del Presidente della Repubblica 31.08.1972 n. 670[1], bilinguismo ed Alto Adige diventano un binomio inscindibile che accompagnerà ogni attimo ed ogni azione della vita in Provincia di Bolzano; al punto che la lingua tedesca verrà successivamente parificata a quella italiana[2]. In una terra di montagna, nella quale la Vetta d’Italia spicca più a nord di tutti ricordando che quello è il posto più avanzato della Stato italiano insomma, si realizza la più elementare legge naturale imposta dal mare che vuole cozza e scoglio inseparabili fino alla morte del mitilo: in Alto Adige questo teorema finora dura da quasi trent’anni!

Fino allo scadere degli anni Ottanta in questa area geografica del ”profondo” nord, si assiste a comprensibili opposizioni politiche e sociali da parte italiana nei confronti del cosiddetto bilinguismo obbligatorio; quello che per la SVP sarebbe stato infatti uno strumento capace di scardinare certe consuetudini piuttosto che taluni equilibri, avrebbe penalizzato la componente italiana poco propensa ad apprendere una lingua non propria per imposizione legislativa e comunque non posta nelle condizioni più adatte per farlo: ancora oggi, a questo proposito, nelle scuole alto-atesine di lingua italiana si parla di insegnamento non propriamente adeguato della lingua tedesca.

Inoltre le forze lavoro dei primi Anni Ottanta - più o meno fresche ed esperte - non erano figlie del pacchetto; si trattava di persone di lingua italiana componenti di famiglie per lo più immigrate dal Veneto in periodo antecedente al nuovo Statuto di Autonomia, calate e cresciute in una situazione per loro aliena e comunque in una realtà gestita e guidata da regole allora solo parzialmente scritte e poco attuate. Le stesse persone nate a cavallo degli Anni Sessanta, venti anni dopo si affacciavano al mondo del lavoro quando nel resto del territorio nazionale forti erano le pressioni sociali e la disoccupazione; situazioni non estranee nemmeno all’Alto Adige.

Furono queste condizioni di preoccupazione a giu-stificare, nel 1985, lo svolgimento di una petizione popolare per chiedere l’abolizione del bilinguismo obbligatorio[3]; la petizione raccolse oltre 25.000 firme in gran parte di cittadini italiani (all’epoca, la Comunità italiana rappresentava il 28% della popolazione, oltre 120 mila abitanti), quasi il 20% dell’intera Comunità italiana e furono consegnate alla Presidenza della Camera dei deputati. L’abolizione delle normative contestate dalla Comunità italiana non poté aver seguito. La SVP infatti aveva saputo essere saggia preveggente ed accorta ammaliatrice nel suo personalissimo accordo con lo Stato italiano, provvedendo a suo tempo a far legare lo Statuto di Autonomia alla Costituzione italiana[4].

Con gli anni Novanta, l’Europa alle porte e la consa-pevolezza di nuove esigenze, si è compreso come il bilinguismo potesse rappresentare una testa di ponte con il futuro per la popolazione locale, sia in un’ottica culturale come in una prospettiva professionale; „conditio sine qua non“ per rimanere e lavorare in Alto Adige.

Al di la del primo, importante, aspetto per molti altoatesini di lingua italiana e’ tuttavia quest’ultimo che riveste, la principale spinta motivazionale ad apprendere la lingua tedesca; per ottenere quell’indispensabile documento senza il quale ogni posto pubblico è precluso: „l’Attestato di conoscenza della seconda lingua“, comunemente definito patentino di bilinguismo.[5] In sostanza, una sorta di passaporto per l’occupazione; che come ogni passaporto non garantisce l’accesso, qualora si sia persona indesiderata.

Insegnamento ed apprendimento

della seconda lingua

Un ruolo predominante nell’insegnamento della lingua tedesca dovrebbe essere svolto dalla scuola, almeno per le future generazioni. Infatti l’insegnamento - che è obbligatorio - della seconda lingua in ambito scolastico, fino a qualche anno fa non garantiva i risultati auspicati.[6] In parte ciò avviene anche ai tempi attuali.

Non a caso si parla con insistenza da anni di sperimentazioni, di immersioni linguistiche o di compresenza fra docenti di lingua diversa, metodologie tutte in grado di garantire un più facile apprendimento della seconda lingua, ma che incontrano numerosi freni politici.[7]

Da oltre 10 anni inoltre, si discute sul fatto che il patentino di bilinguismo possa essere rilasciato automaticamente con il superamento dell’esame di maturità scolastica anche per effetto del fatto che la seconda lingua è obbligatoria materia di esame[8]; quindi proprio al termine di un intero ciclo di formazione, durante il quale la lingua seconda viene insegnata per 13 anni. Tale impostazione, però, subisce l’ostracismo della SVP, a parere della quale la scuola non è ancora in grado di insegnare adeguatamente la lingua tedesca negli istituti italiani e viceversa[9].

In questo contesto numerosi sono gli sforzi, da parte della Comunità italiana, per attivare tutte quelle iniziative in grado di garantire un apprendimento migliore della lingua tedesca, purtroppo non senza problemi.

Le polemiche nate attorno alla vicenda, non si sono placate nemmeno con l’avvenuto passaggio della gestione della scuola alla Provincia, che nel 1997 ha ricevuto una delega in proposito conosciuta come provincializzazione della scuola altoatesina, nuovo tassello a quel progetto di Autonomia totale dallo Stato italiano che viene perseguito e che trova, nello stesso Statuto di Autonomia, alcune fin troppo ferree basi.[10]

La provincializzazione della scuola altoatesina ha rappresentato un passaggio di competenze alquanto controverso; per taluni aspetti di natura tecnico-burocratica - che vede coinvolto il personale docente e non docente[11] - ma anche per i risvolti politici della questione. Diversamente dalla impostazione della SVP, l’apparato scolastico alto-atesino si ritiene debba rimanere saldamente ancorato a principi di salvaguardia del gruppo italiano, promovendo un radicamento sempre maggiore delle basi storiche della scuola italiana anche in Alto Adige. In questo contesto è necessario che ci si cauteli nei programmi scolastici seguiti nelle scuole altoatesine e si prevengano manovre politiche miranti a stravolgere i programmi stessi, soprattutto a riguardo di materie quali „storia“ ed „italiano“. Inoltre la scuola provincializzata in Alto Adige si affianca a quella gestione maniacalmente scrupolosa della cultura attraverso tutte le sue forme, in atto già da tempo e di cui è espressione evidente l’interferenza non solo politica quanto etnica in materia educativa e culturale, ed attraverso la quale la Provincia decide e definisce anche per il gruppo linguistico italiano quale la strada da percorrere per l’apprendimento della seconda lingua; osteg-giando e negando la cosiddetta autonomia didattica prevista dallo Statuto di autonomia[12]. Un atteggiamento nei confronti del quale hanno espresso il proprio disappunto non solo molti operatori scolastici di lingua italiana ma anche i rappresentanti delle scuole tedesche. Si tratta, in pratica, dell’esclusivo esercizio di un potere abusivo attraverso il quale le soluzioni adottate per l’istruzione linguistica di un „gruppo“, devono automaticamente coinvolgere l’altro gruppo anche se le esigenze, le speranze e le richieste sono diverse.

Qualità e metodologie

Da oltre un decennio, per esempio, il gruppo linguistico italiano si è mosso per richiedere il cosiddetto bilinguismo precoce,[13] cioè l’avviamento dell’insegna-mento della seconda lingua non con la scuola elementare, ma già nelle scuole materne.

Solo con l’anno scolastico 1998/99 tale iniziativa è decollata (peraltro in sole tre scuole materne)[14]; appare però chiaro che oltre ai tempi di istruzione, debbano subentrare anche opportune metodologie di insegnamento della seconda lingua affiancate da una adeguata qualità[15]. E’ attraverso questi tre elementi che ruota l’integrazione - anche linguistica - del gruppo italiano nella realtà altoatesina, impedendone, per contro, quella lenta ma graduale assimilazione che già in molte vallate dell’Alto Adige sembra concretizzarsi. L’assenza di anche uno solo di questi fondamenti, comporta la necessità preoccupante - perché la scuola rappresenta per ogni gruppo linguistico un radicamento nel territorio nel quale e’ vivo il proprio retroterra culturale - di far frequentare ai bambini italiani la scuola tedesca (come di fatto avviene) proprio per un miglior apprendimento della lingua tedesca[16].

In questo contesto, non può passare inosservato l’allarme lanciato dallo studio del Ministero dell’Interno riguardante il monitoraggio sulle zone di confine, dal quale è emerso come la popolazione scolastica italiana presente nella scuola dell’obbligo nell’anno 1991/92 fosse di poco inferiore al 18% per gli istituti medi e superasse a malapena il 16% per le elementari. Sette anni dopo questa rilevazione (nell’anno scolastico 1999/2000) si è accertato che il ridimensionamento previsto della Comunità italiana si è accelerato, in quanto già oggi la popolazione scolastica iscritta alla prima elementare in lingua italiana ammonta al 16,5%, subendo un calo dell’1% negli ultimi 5 anni. Se a questo dato si aggiunge la maggiore e crescente presenza di bambini stranieri nelle classi prime frequentate dalla Comunità italiana piuttosto che in quelle di lingua tedesca, si comprende come, in realtà, si prospetti ancora più percentualmente inferiore la consistenza futura della Comunità italiana e come già oggi ci si avvicini a quel dato del Ministero degli Interni che indica la dimensione futura del gruppo italiano attorno al 12/13%.[17]

Se però da parte italiana l’esigenza del bilinguismo reale è particolarmente avvertita, da parte delle Istituzioni che vogliono rappresentare il gruppo tedesco si negano le opportunità di insegnare la lingua italiana nelle scuole tedesche attraverso quelle metodologie[18] la cui adozione è prevista nelle scuole della comunità italiana, in quanto ”si rinuncerebbe all’osservanza del principio dell’insegna-mento tedesco nelle scuole della minoranza”.[19]  

Inoltre la SVP tende - come vedremo - ad evitare perfino qualsiasi contatto fra la gioventù di etnie diverse: le scuole separate (come gli asili) in una logica per certi versi incomprensibile, ed anche le proposte di creare Istituti mistilingui vengono boicottate, osteggiate e respinte per quell’ingiustificato timore che ancora regna in certi ambienti circa la cosiddetta Mischkultur, (cioè la „cultura mista“ e perciò ibrida, non pura) che si teme conduca alla perdita di quella identità monoculturale, evidentemente principale vanto ancora oggi per molti notabili della SVP.[20]

In quegli edifici che ospitano scuole di lingua diverse, in passato, sono stati addirittura innalzati manufatti per separare i due Istituti ed organizzate le pause in orari diversi per impedire gli incontri. Ancora: la SVP ha sempre osteggiato l’organizzazione di un Festival Studentesco provinciale interetnico, probabile momento di incontro e di collaborazione, di contatto e di convivenza, come anche la creazione di un nuovo centro giovanile a Bolzano, che sia interetnico, rivendicato invece dall’ intero mondo studentesco.

Questa politica della SVP ha avuto come effetto che in Alto Adige sono sempre in numero maggiore i giovani della comunità tedesca che non conoscono l’italiano, o lo parlano appena, nonostante questa rimanga la lingua ufficiale dello Stato, per quanto, appunto, parificata in provincia.[21] Ciò si registra in molti esercizi commerciali, così come nelle valli dell’Alto Adige. Il timore appare quello che la perdita di conoscenza o di contatto con la lingua italiana possa produrre in futuro iniziative come quella, magari, di eliminare nelle scuole delle valli l’insegnamento proprio di questa lingua poiché non parlata e quindi inutile[22]. Tanto più che il rapporto bilinguismo-lavoro così necessariamente stretto per la Comunità italiana, diventa alquanto elastico per la componente tedesca.

Estensioni mirate

e principi restrittivi

Spesso, infatti, accade che, per quanto il bilingui-smo sia ufficialmente obbligatorio solo negli uffici pubblici o nei servizi offerti da Aziende pubbliche, esso subisce una anomala e parziale estensione in almeno l’80% dei posti di lavoro offerti dagli imprenditori privati (quasi tutti appartenenti al gruppo tedesco), i quali con una frequenza sempre maggiore chiedono - all’atto di assunzione - anche la conoscenza almeno della lingua tedesca[23].

La crescente, singolare abitudine viaggia però sovente su monorotaia; infatti, è prassi sempre più comune che il personale di lingua tedesca assunto da molti imprenditori privati conservi una bassa comprensione ed espressione della lingua italiana requisito che, evidentemente, non sempre appartiene alla lista dei titoli richiesti. 

L’esasperata ed esasperante richiesta del patentino di bilinguismo e comunque della conoscenza della lingua tedesca in tutti i settori, ancora oggi non è pienamente giustificata e comprensibile.

La legittimazione di una norma, infatti, non può determinarsi dalla sola circostanza di essere prevista per legge; ma deve distinguersi anche dagli effetti che essa produce. Quando, per esempio, alla auspicata qualità del servizio si preferisce - in taluni ambiti professionali - il mantenimento di un principio che la severa intransigenza nell’applicazione delle normative in materia di bilinguismo pretende o indica, si rischia di superare il limite dell’efficacia della norma; che non può essere solo quella di tutelare linguisticamente o professionalmente una Comunità altoatesina, quanto quella di garantire comunque l’efficienza di una prestazione offerta.[24]

Conclusioni

In conclusione: se da un lato negare ed ignorare le richieste che provengono dal gruppo linguistico italiano per meglio apprendere la lingua tedesca si teme rientri in una scientifica manovra di accerchiamento politico della Provincia alla scuola di lingua italiana, capace di provocarne l’isolamento  e l’autodistruzione, dall’altro la strada della integrazione linguistica deve essere percorsa in entrambi i sensi di marcia coinvolgendo anche i giovani di lingua tedesca in un diverso approccio con l’italiano; diversamente si rischia di giungere al binario morto del monolinguismo tedesco e quindi della lenta, graduale ma totale assimilazione linguistica della Comunità italiana.

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[1]Approvazione Testo Unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino Alto Adige“ . Ritorna

[2] DPR  15.07.1988 n. 574 - Art. 1 Ritorna

[3] Con l’occasione vennero raccolte migliaia di firme anche per chiedere l’abolizione della proporzionale etnica, del patentino di bilingui-smo e del requisito minimo di quattro anni di residenza in Provincia per esercitare il diritto di voto o accedere alle agevolazioni edilizie (5 anni). Il 21 settembre 1987 una proposta di legge costituzionale (n. 1514) presentata da alcuni deputati del Msi-Dn (primi firmatari Mitolo ed Almirante) fu respinta dalla Camera. Ancora oggi in Alto Adige a chi non possiede cinque anni di residenza in Provincia non viene riconosciuto il diritto di partecipare alle assegnazioni di un alloggio popolare (art. 45 LP 17.12.1998 n. 13) o quello di elettorato attivo e passivo (quattro anni). A metà novembre, la Corte di Cassazione ha dichiarato che nessuna legge provinciale può togliere il diritto del elettorato passivo. A questo proposito, un recente impegno assunto dal governo prevede la riduzione a due anni del requisito della residenza per le elezioni regionali del 2003 e l’abolizione per la consultazione omologa del 2008. Ritorna

[4] Lo Statuto di Autonomia per l’Alto Adige è infatti norma costituzionale, in quanto direttamente ancorato alla Costituzione italiana. Per modificare la „Carta“ altoatesina è necessario che si seguano le medesime procedure utilizzate per la revisione della Costituzione italiana. In questa maniera lo Statuto di Autonomia è stato „ingabbiato“. Solo con la revisione delle regole dello Stato di cui si discute in questi ultimi anni, (come vedremo di seguito) sarà possibile modificare il „pacchetto“. Ritorna

[5] Nel pubblico impiego viene richiesto all’atto della domanda di partecipazione al concorso per la copertura di un posto sulla base della qualifica professionale per la quale si concorre o del titolo di studio, viene chiesto un adeguato patentino („A“ per i laureati e posti da dirigente, „B“ per i diplomati, „C“ e „D“). Lo si ottiene a seguito di prove con esami scritti ed orali effettuati in sessioni ”aperte” durante tutto il corso dell’anno; superata la prima prova si viene chiamati a sostenere la seconda, nella doppia lingua. Le statistiche hanno più volte dimostrato come la popolazione italiana faccia maggiore fatica a superare le prove in questione. Nel 1999 si e’ provveduto ad introdurre una riforma degli esami in questione. Ritorna

[6] Ciò anche perché la lingua tedesca insegnata fa riferimento al cosiddetto Hochdeutsch (lingua pura) mentre in Alto Adige si parlano diversi dialetti che spesso utilizzano forme e pronunce molto diverse dalla lingua tedesca medesima. Ogni valle ha un proprio dialetto tedesco, oltre ad esso i cittadini di lingua tedesca parlano un tedesco di provenienza austriaca e solo negli atti scritti adoperano l’Hochdeutsch, per cui ancora oggi risulta inadeguata e non corri-spondente all’uso, la lingua tedesca insegnata in campo scolastico. Ritorna

[7] Le sperimentazioni, infatti, sono ancora ”congelate”, e non solo per mancanza del personale a disposizione (per le scuole di lingua italiana sono previsti 104 insegnanti di II lingua per le scuole elementari, 55 per le ”medie” e 48 per le ”superiori”). Ritorna

[8] Nell’ambito della terza prova scritta, una delle quattro prove di cui essa si compone e proprio la seconda lingua. Ritorna

[9] In realtà, risulta che il 21,52% dei maturandi altoatesini alla conclusione dell’ultimo ciclo scolastico (luglio 1999), ha conseguito una valutazione compresa fra il 7,5 e l’8; cioè il massimo della votazione riservata alla prova di seconda lingua. Poiché la votazione assegnata tiene certamente in conto il merito e la capacità dello studente, non si comprende quali possano essere le ragioni per cui si continui a non voler gratificare questo risultato con il riconoscimento dell’attestato di bilinguismo. Diversamente, qualora il livello di insegnamento della seconda lingua fosse realmente ancora ritenuto inadeguato dalla SVP, non si giustificano i molteplici freni alle nuove metodologie di insegnamento, suggerite dall’associazione ”genitori per il bilinguismo”, ma non solo. Ritorna

[10] La scuola provincializzata costerà quasi 600 miliardi per il pagamento del solo personale docente passato alla Provincia. Un elevato prezzo di una scelta politica che ha preteso il controllo sulla scuola. Da molte parti si sono levate voci circa il fatto che tale investimento sarebbe stato più significativo indirizzarlo in una progettualità culturale che comprendesse anche un più efficace apprendimento della seconda lingua, anzichè rincorrere autonomie totali. Nell’anno 2000 la scuola costerà alla provincia 740 miliardi di lire. Ritorna

[11] A questo riguardo, fortissime sono le spinte della SVP affinché gli insegnanti vengano equiparati a tutti gli altri dipendenti provinciali (e quindi a dipendenti del settore pubblico); questa manovra, come conseguenza, comporterebbe la necessità per il personale docente di essere in possesso del patentino di bilinguismo per esercitare la professione. A ben guardare, il disegno  - peraltro non previsto dallo stesso Statuto d’Autonomia e di cui non si comprende la ragione pratica visto che, proprio per esclusiva volontà della Giunta provinciale, in Alto Adige esistono solo scuole monolingui - rischia di imprigionare la scuola altoatesina nel particolarismo provinciale impedendo auspicate aperture alle ricchezze culturali, linguistiche e sociali provenienti dalle Regioni italiane. Ritorna

[12] Al capo IV, l’art. 19, comma 1 del DPR 31 agosto 1972 n. 670 si prevede che „nelle scuole elementari con inizio dalla seconda o dalla terza classe, secondo quanto stabilito con legge provinciale su proposta vincolante del gruppo linguistico interessato, e in quelle secondarie e’ obbligatorio l’insegnamento della seconda lingua che e’ impartito da docenti per i quali tale lingua e’ quella materna“. Ritorna

[13] Uno studio sul bilinguismo precoce, sulla sperimentazione scolastica, l’immersione linguistica o la compresenza di insegnanti delle due lingue nella stessa ora di lezione (vedi anche pag. 55 e nota relativa n. 35), elaborato da noti pedagogisti ed esperti didattici per conto della Provincia Autonoma di Bolzano, ha evidenziato che, lì dove introdotte, tali metodologie sono risultati essere percorsi capaci di favorire risultati „altamente positivi che non si sono riscontrati in quegli Istituti dove la sperimentazione non è avvenuta“ Ritorna

[14] Con l’anno scolastico 1999/2000 alle scuole di Bolzano, Merano e Bressanone si è aggiunta anche Laives. Il progetto prevede tre ”contatti” settimanali con la lingua tedesca, attraverso lezioni impostate sul gioco. Il personale docente - appartenente ai ruoli delle materne tedesche - è tutto di madre lingua tedesca. Ritorna

[15] In base a precise disposizioni (cfr. nota 40), l’insegnamento della lingua seconda nelle scuole è previsto venga impartito da insegnanti la cui lingua madre sia quella istruita; diversamente da quanto avvenuto nelle scuole di lingua tedesca, in quelle italiane, per carenza di professori di madre lingua, fino a qualche anno fa il tedesco veniva impartito da insegnanti appartenenti al gruppo italiano, con conoscenze - anche fondate - del tedesco. Questo evento - unitamente, certo, ad altri - ha comportato una minore qualità dell’apprendimento della lingua tedesca fra gli studenti italiani con le conseguenti difficoltà nell’inserimento professionale dove, come si è visto, la conoscenza del tedesco è fondamentale.Ritorna

[16] Questo fenomeno comporta la riduzione delle sezioni nelle scuole di lingua italiana, quindi la chiusura delle stesse che significa eliminazione di Istituti, riduzione delle Direzioni didattiche, fino a compromettere addirittura l’apertura di istituti medi in lingua italiana, con la conseguente perdita di posti di lavoro nel mondo scolastico proprio di lingua italiana.Ritorna

[17] (Cfr. anche Capitolo „Proporzionale” - pag. 67). A questo dato si potrebbe obiettare che molte famiglie di lingua italiana preferiscono far frequentare ai propri figli la scuola tedesca; ma esso rimane indub-biamente indicativo. Infatti, in questo caso, il rischio dell’assimi-  lazione linguistica e culturale dal bambino al quale si impartisce una cultura di base è ancora più forte. Fra le maggiori città altoatesine a subire il calo più sensibile della popolazione scolastica di lingua italiana negli ultimi cinque anni è Merano (-4,6%) e ciò aggiunge una ulteriore riflessione: la presenza della Comunità italiana sta arretrando sempre più verso il sud della Provincia (Bolzano +3,9 e Laives +5,3%).Ritorna

[18] Cfr. nota 41Ritorna

[19] Il concetto è stato espresso, sulla stampa locale nell’ottobre ’99 dall’Assessore provinciale alla Cultura di lingua tedesca Bruno Hosp. Ritorna

[20] In proposito è interessante osservare come addirittura lo stesso Ministero dell’Interno, nel „Monitoraggio“ cui si faceva cenno, consideri „questi timori ormai del tutto infondati (...) ove si consideri il grado di sviluppo della società moderna, caratterizzata dal continuo scambio e dalle continue comunicazioni“.Ritorna

[21] Cfr nota 30 e testo relativo Ritorna

[22]  Nel 1997 il quotidiano locale della provincia di Bolzano „il Mattino dell’Alto Adige“, aveva attribuito una dichiarazione in questo senso all’on. Karl Zeller, della SVP, il quale successivamente la smentì.Ritorna

[23] Questa prassi è stata ritenuta illegittima, nello scorso settembre, perfino dalla competente Commissione europea riunitasi in Lussemburgo, alla quale si era rivolto un pretore di Bolzano a seguito del ricorso presentato da un cittadino rimasto escluso da un concorso ”privato”. La commissione ha ritenuto che il bando di concorso che richiede quale requisito per la partecipazione il patentino di bilinguismo, è discriminatorio in quanto l’attestato di conoscenza della seconda lingua può essere ottenuto solo in Alto Adige, sulla base di un calendario definito e con modalità restrittive. Ciò - secondo la commissione europea, il cui parere è obbligatorio per la Corte che deve emettere la sentenza definitiva (prevista per i primi mesi del Duemila) - profila una discriminazione nel diritto del cittadino ad accedere al lavoroIndubbiamente la sentenza della Commissione apre una breccia in uno dei pilastri finora ritenuti ”intoccabili” dell’Autonomia in quanto, per analogia, il provvedimento potrebbe essere applicato anche qualora si ricorresse contro un concorso pubblico dove la richiesta ed il possesso del patentino è obbligatorio per la partecipazione ad un concorso e l’assunzione relativa.Ritorna

[24] A questo riguardo, nel 1998  ha fatto clamore a Bolzano - con echi anche sulla stampa nazionale - il caso di un luminare neurochirurgo, in predicato di divenire primario del neo-istituito reparto ospedaliero. L’incarico saltò poiché il professionista non riuscì, nemmeno dopo numerosi tentativi, ad ottenere il relativo ”Attestato di conoscenza della seconda lingua”. Attualmente, il professionista è primario presso altro ospedale del nord-Italia. Appare chiaro che in circostanze simili opportuno sarebbe procedere con il superamento del principio del patentino di bilinguismo, almeno in quelle funzioni direttive nell’ambito sanitario, dove la conoscenza della seconda lingua ha una importanza relativa. Ritorna