LAutonomia
a senso unico
Nella cultura
comune, pari opportunità significa il rispetto e lequilibrio di possibilità -
generalmente professionale - riconosciuti fra sessi diversi. In Alto Adige
anche questa definizione assume un significato tuttaltro che univoco, tanto da
scardinare questa fortezza terminologica che custodisce la parità dei sessi e lequo
rapporto fra persone; in Provincia di Bolzano, infatti, pari opportunità fa riferimento
anche alla eguaglianza di occasioni offerte ai gruppi linguistici. Senza la pari
opportunità fra i gruppi, non sussiste la pari dignità. Di conseguenza si manifesta
inesistente pure una autentica pace sociale fra le varie Comunità che vivono
nella provincia più settentrionale dItalia: in quanto il beneficiare di
possibilità maggiori da parte di un gruppo pone laltro gruppo (o gli altri gruppi)
in una situazione di palese discriminazione e, quindi, di disa-gio psicologico e
materiale, poiché costretto ingiustamente ed ingiustificatamente a godere di minori
occasioni. In questo
contesto, una delle più ricorrenti critiche che da parte della comunità italiana vengono
espresse nei confronti della SVP per la sua zelante gestione dellautonomia
alto-atesina, è verso quella peculiarità in base alla quale ad essa si fa seguire un
percorso definito a senso unico; più
precisamente le si rimprovera - come vedremo, non senza ragione - la ripartizione dei
benefici della Autonomia indirizzati per lo più a vantaggio di un gruppo linguistico
(nella fattispecie, quello di lingua tedesca)[1]. LAutonomia a senso unico è un po come
quei trucchi di certi prestigiatori: cè, ma non si vede. Le strutture pubbliche
funzionano (nel bene e nel male) per tutti; la pulizia delle strade beneficia
indistintamente i gruppi italiano, tedesco e ladino; se un paesaggio è ameno per un
cittadino di lingua tedesca potrà essere per lo meno gradevole per colui che appartiene
alla comunità italiana; certo, comunque, che quella cartolina vivente mai verrà
considerata brutta. Lontani
appaiono, inoltre, anche quei tempi in cui aziende alberghiere di montagna indicavano
sfacciatamente di non gradire turisti italiani[2]; ed infine sembra isolato anche un caso
analogo avvenuto sul finire del 1998 a Bressanone, che fece molto discutere di cui si rese
protagonista un esercente di lingua tedesca.[3] Si tratta di pochi eventi (almeno nella loro
apparente ufficialità), per invero, ma è sintomatico di certi umori che serpeggiano
nellanimo della Comunità tedesca. No; la
cosiddetta Autonomia unidirezionale non si esplica più attraverso laudacia di tali
metodi, dove il confine fra spudorata discriminazione e bravata appare talmente sottile da
sembrare invisibile. Questa Autonomia a senso
unico si realizza in maniera subdola, ma sistematica, attraverso metodi forse meno
evidenti, ma non per questo altrettanto meno incisivi; mediante, cioè, lavvilente
ed iniqua distribuzione, ad esempio, dei contributi assegnati fra le varie comunità
altoatesine relativamente sia alle necessità come alla consistenza delle stesse. per
settori economici Il fenomeno
abbraccia pressochè tutti i settori: quello economico, quello della cultura, della scuola
e perfino il campo delledilizia pubblica. Gli esempi
a riguardo sono molteplici a cominciare con la ripartizione delle risorse finanziarie
attribuite negli anni ai settori produttivi attraverso la predisposizione di una
finanziaria locale soggetta più a strampalate influenze e motivazioni di carattere
etnico, che a una sensata e corretta politica economica. Atteggiamento, questo, che ha
determinato la creazione di comparti occupazionali di serie A e di serie B in base
allindirizzo etnico cui ogni settore prevalen-temente si rivolge. In questo
tipico e quotidiano paesaggio altoatesino gli onnipresenti gerani sul balconi testimoniano
fisicamente ed idealmente che il frutto della terra (quindi il settore agricolo[4]) ricopre un ruolo padronale nelleconomia
alto-atesina beneficiando del 47,4%[5] delle risorse riservate al mondo economico;
che unitamente agli altri comparti gelosamente gestiti dalla Comunità tedesca (commercio
e turismo su tutti) garantiscono oltre l80% di risorse ad un gruppo che rappresenta
quasi il 68% della popolazione.[6] Inoltre nel
1998, per ogni elemento impiegato nel settore agricolo è subentrato un supporto
finanziario dalla Provincia di oltre 8 milioni di lire contro i nemmeno 2 milioni di lire
assegnati, per ogni suo addetto, ad una ancor fragile industria destinata a subire gli
umori ed il peso dei potenti interessi di categoria e di pretestuose animosità di
rivalsa. Ciò, in particolar modo, per il significato che ha ricoperto - più in passato
che attualmente - la Zona Industriale di Bolzano.[7] Poiché Zona
Industriale e gruppo italiano hanno per intere generazioni rappresentato un abbinamento
inscin-dibile, è facile comprendere che il gruppo italiano beneficia solo in parte di
questo scarso 17% delle risorse stesse, non essendo praticamente impegnato, negli altri
settori economici. Ma si sa; non
si muove foglia, che lagricoltura non voglia. Se, infatti,
lAutonomia riconoscesse alla Comunità italiana la possibilità di gestire almeno il
27% delle risorse relative ai comparti economici (cioè in base alla propria presenza sul
territorio, accertata dallultimo censimento linguistico), la componente altoatesina
di lingua italiana non si troverebbe a beneficiare del 10% in meno delle risorse in
qualche modo spettanti o comunque utili a sostenere una propria economia. Ma
questa distribuzione più equa e più appropriata della ricchezza, chiamerebbe in
particolar modo lagricoltura, proprio per effetto degli sproporzionati apporti
economici di cui gode, a dover rinunciare ad una fetta consistente dei medesimi. Consequenzialmente,
appare inevitabile che la asimmetria con la quale vengono distribuiti ed assegnati i
contributi nel settore economico provochi reazioni negative sulloccupazione fra la
comunità di lingua italiana. Uno
dei biglietti da visita della Provincia di Bolzano è il bassissimo tasso di
disoccupazione, posto attorno al 2%[8]; se peraltro questo dato si rapporta ad una
situazione nazionale, esso assume ulteriore rilevanza[9]. Il quesito
che ci si pone, anche per accertare il grado di disagio della Comunità italiana, è: come
sia ve-ramente ripartita fra i gruppi linguistici, la disoccupazione in Alto Adige?
Lassenza di dati ufficiali e certi (e se esistono, i medesimi non sono pubblici)
pone seri dubbi su una distribuzione della disoccupazione altrettanto proporzionata fra le
Comunità linguistiche così come si esige sia loccupazione. Indubbiamente sarebbe
assurdo pretendere il rispetto della proporzionale anche in questo settore, benchè la
netta sensazione - mai smentita nemmeno dai vertici provinciali - è quella che la quasi
totalità dei disoccupati altoatesini appartenga alla comunità italiana. Per ragioni
storiche e costituzionali. Nellambito
occupazionale, infatti, il gruppo italiano ha sempre più spesso la strada sbarrata sia
dagli esa-speranti principi dello Statuto già trattati (proporzionale e bilinguismo) sia
dalla considerazione che in particolar modo nel settore del commercio ed in quello del
turismo (quasi totalmente gestiti da imprenditori di lingua tedesca) vi è un forte
richiamo alla ereditarietà imprenditoriale di famiglia, per cui limpresa del padre
diviene mestiere per il figlio. Nondimeno, infine, cè anche latteggiamento di
molti operatori privati di lingua tedesca che propendono per assumere personale non
italiano: ciò è determinato dalla necessità della conoscenza della lingua tedesca,
dalla convenienza economica dettata dal basso costo del personale extracomunitario
utilizzato soprattutto in agricoltura e turismo (fino a non molti anni fa, molti cuochi o
lavapiatti erano italiani, oggi non più[10]) e da smanie pantirolesi di alcuni operatori
economici che non fanno mistero di non gradire personale di lingua italiana.[11] Inversamente,
questa deprimente prassi non appar-tiene alla cultura di quei (pochi, per invero)
imprenditori italiani che, paradossalmente - proprio per la necessità di assumere
personale qualificato almeno nella doppia lingua - si vedono spesso costretti ad impiegare
presso la propria azienda elementi prevalentemente di lingua tedesca. A questa
considerazione, inoltre, si aggiunga lesodo cui forzatamente sono stati sottoposti
(ed, in parte, lo sono tuttora) molti giovani di lingua italiana che non trovando in Alto
Adige sufficienti opportunità di studio e professionali, sono emigrati in altre province
italiane per seguire corsi universitari. La recentissima apertura della Libera
università di Bolzano[12] calmiererà
in parte questo esodo solo nellarco di 10 anni; per cui attual-mente queste
situazioni pregresse determinano ancora oggi e condizioneranno nellimmediato futuro
la migrazione giovanile di lingua italiana ancora in maniera sensibile. Disparità nel campo della
cultura... Fra il danno
e la beffa, il passo è proverbialmente breve; in Alto Adige, non ci si sottrae nemmeno a
questa massima popolare. Ad uno sradicamento forzato di molti giovani di lingua italiana
dalla terra in cui sono nati e cresciuti e nella quale permangono le loro famiglie di
origine, si aggiunge anche la beffa delle borse di studio garantite dalla provincia,
proprio per effetto di questa migrazione, tuttaltro che equamente distribuite; nella
forma e nella sostanza. Nel periodo
1993/1998 per esempio, la Provincia ha messo a concorso migliaia di borse di studio
universitarie per studenti frequentanti Atenei allestero e per quelli frequentanti
Università sul territorio nazionale, assegnando nel primo caso 8521 sussidi (di cui solo
il 1,1% destinato a studenti di lingua italiana) e 5195 sostegni economici nel secondo
caso (di cui il 35,6% agli universitari di lingua tedesca). Ciò determina una banale
equazione; promuovendo un maggior numero di borse di studio per lestero - iniziativa
assunta anche nel corso dellanno scolastico 1998/99[13] - la Provincia sostiene maggiormente gli
studenti che frequentano le Università straniere; che nella quasi totalità appartengono
al gruppo di lingua tedesca.[14] Lo
jaccuse ha un ulteriore fondamento: proprio per effetto di questa distribuzione
dirottata, negli ultimi 5 anni il supporto economico offerto dalla Provincia agli studenti
universitari di lingua italiana frequentanti Atenei allestero o sul territorio
italiano è di gran lunga inferiore a quello di cui usufruiscono gli studenti di lingua
tedesca. Uno studio approfondito recentemente redatto ha accertato che i primi hanno
beneficiato di 9 miliardi di lire in meno della somma concessa ed assegnata agli
universitari di lingua tedesca; e non perché le domande presentate da questi ultimi
fossero state, come prevedibile, in misura maggiore, poiché il calcolo è stato
effettuato in valore pro capite; una disparità di opportunità fra i gruppi
ancora più grave e preoccupante se si considera che coinvolge il settore
dellistruzione e dei giovani; e quindi della formazione e del futuro generazionale.[15] Liniquità
del trattamento, a ragion del vero, iniziano già con i servizi offerti agli studenti che
frequentano la scuola elementare o media. La necessità
di raggiungere sedi scolastiche lontane qualche chilometro dal proprio luogo di residenza
ha portato a prevedere lorganizzazione di servizi per il trasporto alunni con bus.
In alcuni casi, però, di essi possono usufruire solo gli alunni di lingua tedesca, in
quanto la Provincia tende erroneamente a parificare le esigenze; infatti nei comuni o
frazioni periferici, la ramificata presenza di scuole tedesche non rende necessario
prevedere il trasporto alunni anche se invece diventa irrinunciabile per il gruppo
italiano, non essendovi le scuole in lingua italiana[16]. Accade cosí che in diverse circostanze
alcuni genitori di bambini frequentanti scuole di lingua italiana debbano organizzarsi da
soli per prevedere ed assicurare un trasporto e la sicurezza dello stesso che per altri
viene totalmente garantito dalla Provincia, anche affidando lappalto a terzi. Inoltre la
gioventù di lingua italiana denuncia la difficoltà di gestire, attraverso adeguate
strutture, il proprio associazionismo e la propria cultura[17]. delledilizia popolare Lo squilibrio
sociale che tende a diseguagliare le opportunità fra i gruppi linguistici, si evidenzia
pure attraverso un ultimo aspetto certamente meritevole di attenzione poiché concerne
quel settore che rappresenta per ogni cittadino un diritto garantito dalla Costituzione
italiana: la casa. Come
sè detto, per motivi che appartengono alla storia dellAlto Adige e della
Comunità nazionale di lingua italiana, il gruppo italiano è occupato prevalentemente
nellindustria o nel pubblico impiego, settori che indubbiamente offrono minori
opportunità economiche rispetto a quelle di professioni la cui decisa prevalenza
occupazionale è del gruppo tedesco: lagricoltura, il commercio e il turismo. Le minori
capacità economiche, unitamente alla considerazione che a Bolzano un alloggio di medie
dimensioni, in zona semicentro, ha costi pari a 3 milioni e mezzo al metro-quadro (salgono
da 4,5 milioni a 7 milioni nel centro cittadino)[18], attestano una comprensibile maggiore
necessità della Comunità italiana di ottenere un alloggio popolare, quindi agevolato.[19] Anche
nelledilizia pubblica lapplicazione rigida come certi inverni altoatesini,
della proporzionale ha portato in passato ad allontanare la Comunità italiana dalle sue
necessità sociali ma anche civili. Il criterio del bisogno nellassegnazione degli
alloggi pubblici è stato introdotto solo da dieci anni, dopo peraltro vibrate proteste
che portarono anche alla raccolta di firme per una petizione popolare.[20] Fino ad allora lalloggio popolare
veniva assegnato in base ad una severissima applicazione della proporzionale etnica; in
pratica una abitazione veniva assegnata ad un gruppo anche se laltro appariva più
bisognoso. Per le ragioni che vedremo
più avanti, a risultare più discriminato da questo provvedimento fu proprio il gruppo
italiano che maggiormente necessita da sempre di un lalloggio popolare. Se poi ad
essa si fossero nel tempo aggiunti - come di fatto è stato - alcuni fantasiosi criteri di
solidarietà, non solamente impostati da anni ma anche attivati per più di un decennio
prima di essere bloccati, lameno quadretto altoatesino disegnato dalla SVP sarebbe
stato dotato anche di una vivace e singolare cornice. In una
realtà plurilingue, per assegnare un alloggio popolare non potevano non esserci
pluri-graduatorie; una per ogni gruppo linguistico, per lesattezza. Se non che una
delibera, scoperta dopo insistenti ricerche nel gennaio del 1998, prodotta nel 1986 dal
CER, il Comitato per ledilizia residenziale[21] organo preposto alla assegnazione delle
agevolazioni richieste, inserì fra le graduatorie del gruppo italiano per le assegnazioni
degli alloggi IPES le domande di tutti i cittadini del mondo - e quindi anche europei e
extracomunitari - non appartenenti allarea tedesca; questi ultimi infatti, bontà
loro, venivano immessi nelle graduatorie della comunità tedesca. La polemica
che si sollevò era indirizzata non tanto al limitato numero di alloggi persi
quanto allerrato principio che fosse solo il gruppo italiano a rispondere di una
situazione che avrebbe dovuto gravare sullintera popolazione. Ritenendo difficile
pensare che gli extracomunitari potessero essere aggregati a questa area, la somma che
usciva da questa operazione politica - più pericolosa per gli aspetti futuri riguardanti
limmigrazione, che per quelli passati[22] - da qui a qualche anno sarebbe stata una
ulteriore penalizzazione della Comunità italiana nel settore edilizio.[23] A fronte di
questa poco esaltante realtà, il gruppo italiano ancora oggi vanta nelledilizia
pubblica un credito di 107 miliardi di lire; una somma cioè mai stata spesa in quasi
trentanni di Autonomia, ma comunque spettante alla componente alto-atesina di lingua
italiana in conseguenza di massicci investimenti nei decenni trascorsi applicati ad
esclusivo vantaggio di persone di lingua tedesca. Negli anni
Settanta, ad esempio, la Provincia asse-gnò robusti contributi nel settore edilizio
mimetizzandoli con altre voci, per ristrutturare vecchi masi di montagna trasformandoli
nel contempo in pensioni od alberghi. Ciò a molti contadini ancora oggi ha garantito una
doppia professione: quella di agricoltore, con i suoi frutti non solo
alimentari, e quella di albergatore, con le sue agevolazioni non esclusivamente edilizie.
Facilitazioni per la costruzione, lacquisto ed il recupero delle abitazioni
peraltro, alle quali il gruppo tedesco può partecipare senza alcuna restrizione
temporale, ancor più della componente italiana. Una
recentemente riconfermata disposizione di legge licenziata dal consiglio provinciale,
definisce che coloro i quali emigrano dallAlto Adige in altra provincia italiana per
motivi professionali, di studio od altro e successivamente intendono rientrare, sono
diversificati confronto a coloro che emigrano allestero; questi ultimi, possono
contare su quei benefici che di fatto vengono negati ai primi.[24] Se il
provvedimento allapparenza colpisce lintera popolazione
alto-atesina appartenente ad ogni gruppo linguistico è evidente che sarà in particolar
modo la Comunità di lingua italiana a subirne gli effetti; infatti sono i cittadini di
questo gruppo linguistico che - o per frequentare corsi universitari (stabilendosi nelle
sedi cittadine interessate) o per mobilità professionale (dipendenti dello Stato, magari
dellEsercito, etc.) - sono tenuti a trasferirsi in altra città italiana; la
eventuale assunzione di residenza anche di un solo giorno, a volte atto obbligatorio per
talune professioni o per liscrizione a scuole o corsi di formazione, significa
perdere i diritti per partecipare alla assegnazione di una casa popolare per i successivi
5 anni[25]; limitazione non prevista per chi si
trasferisce allestero. Forse martire
dellAutonomia la Comunità italiana non lo sarà, almeno oggi. Ma se non altro si
revochi il ruolo da buon samaritano di evangelica memoria, dettato da quel concetto-dovere
cristiano dellamore verso il prossimo che la SVP ha voluto e saputo sapientemente
ritagliare addosso alla comunità italiana. Pari
opportunità, quindi, non
solo fra sessi ma anche fra gruppi linguistici, affinchè la cultura del rispetto e della convivenza compiuta sia intesa come elemento
indispensabile del vivere comune; capace di riconoscere le opportunità con equi e
proporzionati interventi. Altrimenti lAutonomia altoatesina continuerà a
differenziare un terzo della popolazione locale che si riconosce nella Comunità italiana
determinando in esso sempre più una sensazione di emarginazione dalla gestione
dellAutonomia stessa e quindi dalle prospettive future, e di alienità in rispetto
al luogo, non solo geografico ma anche storico e culturale, in cui la componente italiana
vive. |
Presentazione Introduzione Toponomastica Bilinguismo Proporzionale Regione Breviario Sommario Autore Home Page |
[1] Nel
gennaio del 1996, pochi mesi dopo essere stato eletto alla carica di primo cittadino, lo
stesso sindaco di Bolzano avv. Salghetti-Drioli in un intervista alla stampa locale (Alto
Adige - 12.01.1996) sostenne che il gruppo
italiano comunque beneficia meno dei vantaggi dello Statuto.
[2] Negli anni 80 scoppiò la polemica innestata da
alcune aziende agrituristiche, le quali avevano fatto inserire nella relativa guida
turistica (accanto al nome del proprio esercizio), una postilla che indicava la preferenza
di avere come ospiti, villeggianti non italiani. Sotto accusa andò anche la stessa
Associazione che permise la pubblicazione della guida, distribuita non solo in Alto Adige.
[3] In un
documento che doveva rimanere segreto, unesercente del posto precisava di preferire
quali suoi clienti 25-30enni brissinesi di
madre-lingua tedesca che esercitano una professione con la quale non ci si sporca definendo
apertamente non graditi i giovani,
donne e uomini anziani, militari italiani, operai, contadini etc;
[4] Indubbiamente la maggior ricchezza delleconomia
altoatesina è rappresentata dallagricoltura, totalmente gestita dal gruppo tedesco.
I contadini hanno un enorme peso politico in provincia di Bolzano. Rappresentati dal
Bauernbund - Lega dei contadini ad essi è riconosciuta una influenza
tuttaltro che secondaria nelle decisioni della SVP. Lattuale Presidente della
Giunta provinciale Luis Durnwalder fu in passato proprio Direttore di questa potentissima
associazione.
[5] Dati del Bilancio provinciale di previsione per lanno
2000. Lintera provincia di Bolzano per il 2000 beneficierà di 6871,9 miliardi di
lire; di questi, quasi 567 miliardi sono stati stanziati per i settori economici, di cui
270 miliardi di lire per lagricoltura. È pensabile comunque che lassestamento
del bilancio innalzerà questi tetti.
[6] La
fiorente attività agricola, in Alto Adige, è aiutata anche alle agevolazioni del tutto
particolari ad essa riservate. Il decreto di delega 15 dicembre 1997, n. 446, per esempio,
ha abolito lILOR unitamente ad altri tributi; di fatto ciò ha significato la
cancellazione della già favorevole riduzione del 50% dellILOR per la tassazione del
reddito patrimoniale e fondiario qualora il terreno agricolo sia situato a più di 700
m.s.l.m.; ciò significa che i contadini di montagna, dopo che per 24 anni hanno pagato al
50% lILOR, dal 1997 non la pagano affatto e comunque non versano i tributi un tempo
ad essa relativi. Da considerare inoltre che vaste zone coltivate ad esempio a frutteto
ancora oggi sono registrate nel catasto come palude, per cui in grado di
produrre un reddito praticamente nullo. Ciò peraltro rischia di comportare anche una
elevata evasione fiscale. Ritorna
[7] La Zona Industriale di Bolzano si trascina dietro la supposta colpa di essere stata creata nel Ventennio con lintenzione di italianizzare i territori annessi a seguito della Grande Guerra. Con essa, in realtà si volle anche garantire uno sviluppo più moderno dellAlto Adige sfruttando la posizione geografica di Bolzano ed i grandi investimenti fatti negli anni Trenta nel settore della produzione di energia idroelettrica (cfr. Proporzionale - nota n. 57). In questo contesto le aziende insediate presso la Zona Industriale (la Lama Bolzano, le Acciaierie Falk, la Lancia, lIveco, Speedline etc.) per oltre 40 anni hanno ricoperto un ruolo importante nelleconomia alto-atesina, dando lustro alla stessa e garantendo loccupazione che con il tempo ha abbandonato il carattere mono-etnico, dopo aver assicurato quasi totalmente lavoro a italiani residenti, veneti o trentini. Da qualche anno la Zona ha visto la progressiva chiusura di aziende anche perché la Provincia ha frenato lo sviluppo di questa ricchezza economica locale concentrata a Bolzano, agevolando nel frattempo linsorgere e lo sviluppo di una industria locale su tutto il territorio della provincia capace di dare lavoro ad oltre 50 mila dipendenti (solo sul finire degli anni 90, unoperazione della Provincia ha salvato le Acciaierie, peraltro da poco passate di mano). Ritorna
[9] In un recente studio eseguito nel 1999 dallIstituto
di Ricerca economica della Camera di Commercio di Bolzano si sottolinea come il dato
disoccupazionale in prospettiva sia destinato ad aumentare. Nei prossimi anni, infatti, si
dovrà sempre più prevedere una immigrazione annua di 800 persone per scongiurare un calo
di popolazione da qui al 2050 di 72.000 unità.
[13] Nella fattispecie, la Provincia ha messo a concorso 1.300
borse di studio per lEstero e 688 per il territorio italiano. Questo nonostante che
il numero di iscritti presso le Università straniere appare di nemmeno 500 unità
superiore.
[14] Il dato è dedotto per analogia con le assegnazioni dei sussidi in questione degli ultimi 5 anni. Ad un 1% ca. di assegnazione, può corrispondere al massimo - e quindi per eccesso - un 10% totale di frequentanti. Ciò significherebbe, nella migliore delle ipotesi, che il 10% delle domande presentate da studenti di lingua italiana sarebbero state accolte. Una precisa determinazione è impossibile, in quanto se la provincia accerta gli studenti di lingua tedesca iscritti alle Università straniere, gli Atenei non forniscono il dato totale degli iscritti provenienti dalla provincia di Bolzano (semmai, dallItalia) da cui si potrebbero desumere per sottrazione gli studenti di lingua italiana.Ritorna
[15]
Nellaccertamento del dato si è tenuto conto limporto totale dei contributi
concessi ad ogni gruppo linguistico, diviso il numero degli studenti richiedenti; tale
operazione ha portato ad evidenziare che ogni studente universitario di lingua tedesca ha
beneficiato dalle 500 mila lire ad un milione di lire in più di ogni
universitario di lingua italiana; sommando tali eccedenze per ogni studente e
per ogni anno si giunge alla quota di 9 miliardi di lire. Ciò è possibile anche perché
gli studenti di lingua italiana sono spesso figli di lavoratori dipendenti con reddito
accertato; quelli di lingua tedesca hanno spesso genitori con lavoro autonomo
(turismo, agricoltura, commercio) per cui hanno anche minore difficoltà a svolgere una
attività lavorativa retribuita della durata di almeno tre anni (con rapporti di lavoro di
durata superiore a tre mesi) in maniera da non dover presentare il reddito ed il
patrimonio dei genitori, come prevedono i bandi di gara appositi. Tale disposizione può
creare una supposta situazione di impoverimento, quindi una maggiore assegnazione di
contributi, a favore degli studenti di lingua tedesca.Ritorna
[16] Tale disparità di trattamento renderebbe altresì
indispensabile che il gruppo italiano gestisca autonomamente lUfficio per
lAssistenza scolastica che attualmente dipende dallAssessorato alla cultura in
lingua tedesca retto dalla SVP.
[17] In
ogni comune altoatesino la Comunità tedesca beneficia di strutture denominate Casa
della Cultura; impianti analoghi mancano invece per il gruppo italiano anche nelle
maggiori città alto-atesine ed in quelle, comunque, in cui la Comunità italiana è
preminente o fortemente presente. A ragion del vero i finanziamenti esistono ma sono poco
utilizzati dai responsabili istituzionali. Inoltre i soli gruppi linguistici tedesco e
ladino beneficiano da anni un Istituto di Cultura; ciò determina, per la comunità
italiana, lassenza di un centro studi qualificato in grado di lavorare in
profondità in alcuni ambiti come, ad esempio, la ricerca storica, supporto anche per una
politica di sviluppo culturale.Ritorna
[18] Dati del Sole 24 Ore facenti parte della
statistica annuale sul benessere relativo alle Province e Regioni italiane.
[19] Questa forte esigenza viene peraltro dimostrata dalle stesse domande presentate allIstituto per lEdilizia Sociale (IPES) per la richiesta della assegnazione di una unità abitativa presentate dal gruppo italiano; stando ai dati forniti nel 1998 dallIPES, su 1.600 domande totali riguardanti ledilizia sociale a Bolzano, 1.200 sarebbero state avanzate da richiedenti di lingua italiana.Ritorna
[20] Lattuale calcolo del fabbisogno è certamente migliorativo ma rischia di penalizzare ancora la Comunità italiana poichè segue un criterio misto legato anche alla consistenza etnica relativa allultimo censimento. Infatti il fabbisogno dei gruppi si dovrebbe determinare solo attraverso lanalisi delle domande relative sia alle richieste di agevolazioni edilizie sia quelle per lassegnazione di un alloggio presentate nellarco di dieci anni, e non anche come invece prevede la legge vigente (LP 17.12.98 n. 13) procedendo ad un calcolo proporzionale ulteriore comparato con la consistenza etnica di ciascun gruppo, valore che dovrebbe rimanere estraneo - in quanto non attinente - proprio al fabbisogno.Ritorna
[21] La nuova Legge di riforma dellordinamento abitativo
agevolato ha modificato la struttura di questo Organo; esclusi i controlli
politici delle opposizioni, esso è ora composto dallAssessore provinciale
competente in materia di edilizia pubblica e da quattro ulteriori assessori provinciali.
[22] Il
fenomeno era certo ristretto ma in preoccupante evoluzione: in Alto Adige infatti il
rapporto popolazione-stranieri è secondo solo al Lazio. Sul finire del 1996 si contavano
9.000 residenti stranieri accertati in Provincia di Bolzano, di cui 6.000 provenienti da
Paesi africani. Dati non ancora ufficiali del 1998 hanno indicato in più di 12.000 la
presenza di stranieri residenti in Alto Adige, di cui solo una piccolissima parte
appartenenti allarea tedesca.Ritorna
[23] La delibera perse la sua efficacia nel dicembre del 1998; infatti, la nuova legge di riforma dellordinamento abitativo ha introdotto una quarta graduatoria per le assegnazioni degli alloggi popolari, inserendo in essa tutti gli stranieri residenti. In passato linserimento di questa categoria di persone nella graduatoria riservata al gruppo italiano aveva visto perdere 11 alloggi alla Comunità italiana. In sostanza come già affermato con la delibera si contestava il principio che fosse solo una comunità linguistica a farsi carico dellintero problema.Ritorna
[24] A stabilire questo provvedimento sono due articoli (art. 4
e art. 82) della legge provinciale 17 dicembre 1998 n. 13 di riforma dellordinamento
delledilizia abitativa agevolata, votata a maggioranza dal Consiglio provinciale di
Bolzano nellottobre del 1998.Ritorna
[25] Numerosi sono i casi verificatisi. Nel novembre del 1998 si era verificato il caso di una cittadina di Merano trasferitasi a Livorno e rientrata nel luogo di origine al decesso del padre, occupante alloggio popolare, con il quale aveva convissuto per 25 anni. Pochi anni in terra Toscana bastarono per perdere un diritto che, chi va allestero mantiene; per esempio la successione nellalloggio popolare. Ritorna