PROPORZIONALE

La pubblicazione di un bando di concorso con la suddivisione dei posti per gruppi linguistici

 

 

 

 

 

 

Il bilancino etnico
Moltiplicazione e sottrazione dei posti di lavoro
Impoverimento culturale

Conclusioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il  bilancino etnico

Se nel resto del territorio nazionale il proporzionale è legato ad un sistema elettorale, forse discutibile, certamente discusso tanto da generare un referendum abrogativo, in Alto Adige la proporzionale si trasforma in un micidiale, quasi cinico bilancino con cui vengono ripartite etnicamente - quindi per gruppo linguistico - tutte le provvidenze immaginabili che in Provincia di Bolzano devono essere distribuite: a questa regola non si sottraggono certo i posti di lavoro, se di enti pubblici, cioè il principale ed irrinunciabile approdo economico per ogni famiglia che naviga sulle onde dell’Autonomia alto-atesina.

A stabilire l’uso del funesto bilancino è lo Statuto di Autonomia[1] attraverso una norma che non solo si pone da sempre in netto contrasto con ogni regola meritocratica - ed in base alla quale un posto di lavoro dovrebbe essere occupato attraverso la valutazione delle capacità professionali del singolo e non alla madre lingua, vera o presunta,  del concorrente - ma che oggi appare anche in totale conflitto con i presupposti su cui si fonda l’Unione europea e lo spirito della libera circolazione.

L’evolversi delle conseguenze dovute all’applicazione della proporzionale ha portato negli anni molti cittadini di lingua italiana a dichiararsi di madre lingua tedesca in occasione dei censimenti della popolazione successivi al 1971, per accedere in maniera più agibile - così almeno molti di essi pensarono - ad attività professionali ed abitazioni altrimenti loro precluse[2].

Le motivazioni storiche che giustificherebbero, da parte tedesca, l’esistenza della proporzionale etnica si riconducono al continuo, insoddisfatto lamento della SVP - a Roma spesso civettuola ed umile, così diversa dall’arroganza che la consapevolezza di rappresentare i due terzi della popolazione le fa assumere in Alto Adige - circa il fatto che la cosiddetta italianizzazione avvenuta durante il Fascismo di una terra mai stata precedentemente sotto la sovranità italiana[3] e tradottasi nella realizzazione della zona industriale di Bolzano o della Montecatini di Sinigo[4] a seguito delle quali arrivarono in provincia migliaia di famiglie italiane[5], stava giungendo a conclusione con la riorganizzazione degli Uffici pubblici statali del dopo-guerra. Ciò, per l’allora partito di Silvius Magnago[6], sarebbe significato vedere assegnare ogni „pedina della scacchiera“ statale in Alto Adige ad elementi del gruppo linguistico italiano.

Il non recondito timore della SVP era quello, insomma, di veder rimanere esclusi i cittadini di lingua tede-sca da incarichi sia direttivi che minori presso i posti di lavoro garantiti dalla Amministrazione dello Stato; per cui si rendeva necessaria (e opportunamente pretestuosa, probabilmente) una norma che garantisse alla popolazione di lingua tedesca - magari, in qualche modo, ripagandola per torti subiti nel passato... - di poter partecipare al gran banchetto del pubblico impiego dal quale, fino a quel momento, erano risultati ospiti assenti, più che indesiderati.

Ciò avrebbe significato, inoltre, la ripartizione per gruppo linguistico anche di ogni qualifica e livello interni ad ogni amministrazione. Ancora oggi lì dove la proporzionale è a regime o l’incarico è di nuova istituzione, il numero di posti per il gruppo italiano diviene più limitato. Questa circostanza colpisce in particolar modo gli incarichi apicali di una azienda pubblica dove le dirigenze vengono pressoché totalmente assegnate al gruppo linguistico maggioritario: quello tedesco.  Ancora freschi nella memoria sono i casi recentissimi degli incarichi di Direttore delle Poste e delle Ferrovie[7] in Alto Adige, ai cui vertici sono state poste persone di madre lingua tedesca.[8]

Moltiplicazione e sottrazione

dei posti di lavoro

Fu così che attraverso questo ingegnoso stratagemma la SVP seppe in qualche maniera moltiplicare le opportunità professionali per la Comunità che si proponeva di difendere, sottraendole al gruppo italiano.

Entrata in vigore nel 1976 e con la pretesa di recuperare immediatamente i posti che, in base a tale criterio, sarebbero spettati al gruppo tedesco ed a quello ladino, la proporzionale è stata applicata negli anni in maniera alquanto rigida; ciò determinò l’indizione di concorsi pubblici pressoché ad esclusivo beneficio delle Comunità tedesca e ladina. L’intransigente rigore adottato nella assegnazione dei posti pubblici comportò addirittura l’impossibilità di assegnare al gruppo italiano - in quanto ad esso non spettanti - le cariche rimaste scoperte per mancanza di candidati o di concorsisti idonei proprio di lingua tedesca e ladina, posti che rimanevano così vacanti, in attesa di un nuovo concorso strettamente riservato a tali gruppi linguistici. La beffa, insomma, dopo il danno per la popolazione di lingua italiana[9].

 La conseguenza di questo sbarramento professionale per la Comunità italiana, alla quale è stato inibito per molti anni l’impiego nel settore pubblico, è apparso talmente incisivo nei suoi effetti da far registrare un incremento del 19,1% di occupati tedeschi e ladini nel pubblico impiego avvertito nel periodo 1979/1990.[10]

A questa realtà ha significativamente contribuito anche la stessa norma di attuazione[11] che lega il rapporto consistenza linguistica-opportunità di lavoro alla rilevazione statistica immediatamente precedente all’atto di assunzione, e non più al censimento del 1971, previsto implicitamente dallo Statuto di Autonomia[12]; per il gruppo italiano ciò ha significato la ulteriore perdita di oltre 8.000 posti di lavoro in provincia di Bolzano, più della metà di quelli gestiti direttamente o indirettamente dalla Provincia ed un quarto di quelli soggetti alla proporzionale[13]; impieghi divenuti di fatto inaccessibili per legge ad una intera Comunità già limitata nelle opportunità professionali.

Questo scippo occupazionale fa ancora oggi il paio con la pressochè totale estraneità della componente italiana in settori dell’occupazione privata quali il commercio, il turismo, o l’agricoltura. Salvo in rari casi i datori di lavoro preferiscono da sempre assumere personale di lingua tedesca e comunque non italiana; da alcuni anni, anche a quei pochi raccoglitori di mele stagionali o lavapiatti italiani che trovavano una provvisoria occupazione in questi ambiti, sono subentrati immigrati per lo più africani o dell’Est europeo[14] la cui presenza sul territorio, anche futura, non solo non incide sulla proporzionale,[15] ma crea disoccupazione ulteriore nel gruppo italiano, quindi disagio e in molti casi una inevitabile emigrazione.[16]

Impoverimento culturale

La riduzione sistematica e scientifica delle opportunità professionali per il gruppo italiano, dovuta alla proporzionale etnica ed al bilinguismo[17], unitamente all’assenza per troppi anni di una Università in provincia di Bolzano, ha costretto all’esodo molti giovani di lingua italiana che, recandosi fuori provincia per seguire corsi universitari, hanno trovato poi possibilità occupazionali altrimenti precluse, proprio per effetto del bilinguismo e della proporzionale, in Alto Adige[18].

Ciò ha comportato un preoccupante impoverimento di „intelligenze“ e un inquietante svuotamento di forze lavoro potenzialmente offerte dalla Comunità italiana, ma di fatto non sfruttate dalla scarsa elasticità con cui vengono attuati taluni strumenti statutari.[19]

Solo nel 1998 è stato adottato un dispositivo capace di frenare - pur se in maniera largamente inferiore alle aspettative -  questo esodo: resta comunque inteso che le finalità della „Libera Università“ di Bolzano e Bressanone inaugurata dopo ventennali battaglie nell’au-tunno di quell’anno a pochi giorni dalle elezioni del rinnovo del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, sono ben altre; e probabilmente anche poco attinenti con queste generose e nobili motivazioni[20]. 

Se a queste considerazioni oggettive si aggiunge l’osservazione che troppo spesso interpretazioni quanto meno stravaganti e cervellotiche della norma hanno suggerito l’attuazione di una proporzionale formale e non sostanziale, si può facilmente comprendere come questo dispositivo di ripartizione etnica possa essere paragonato ad una spada di Damocle pendente sulla testa della Comunità italiana.

Negli ultimi tempi, infatti, con sempre maggiore frequenza è capitato al gruppo italiano di soffrire una applicazione di facciata (formale, appunto) della proporzionale, in particolar modo nel settore della sanità; fino a non molti mesi fa per alcune Aziende Sanitarie Locali, ai fini del calcolo della ripartizione linguistica dei posti, faceva fede non l’effettivo numero di dipendenti occupato, ma quello previsto dalle relative piante organiche di ogni ASL, dalle quali appariva una corretta, quindi proporzionata, suddivisione degli incarichi per qualifica[21]. Gli effetti di questa estrosa convinzione conducevano ad una maggiore occupazione da parte di dipendenti di lingua tedesca percentualmente superiore a quella prevista dalla proporzionale, ed ad una sostanziale vacanza di posti assegnati alla componente italiana, che però sulla carta, manteneva intatte le quote spettanti, rispettose della consistenza sul territorio.[22]

Conclusioni

Insomma, al di là degli aspetti etici, sociali e politici, la proporzionale dimostra di essere uno strumento pericoloso se apparentemente gestito - in maniera magari capricciosa e ossessionante - a vantaggio di un unico gruppo linguistico e applicato solo in determinati settori, puntualmente predestinati dalla SVP. Gli effetti sono quella lenta, ma inarrestabile, fuga dall’Alto Adige dell’elemento italiano. Questa certezza, parimenti al fatto che il gruppo italiano presenta una età media più avanzata ed un minore tasso di natalità, porta alla conclusione che la consistenza numerica dello stesso rischia di abbassarsi fino al 12-13%[23] a fronte dell’attuale 27,65% accertato con il censimento linguistico del 1991.[24]

A confermare tale preoccupante prospettiva sono anche le continue iniziative romane, condotte con civetteria incantatrice della SVP, attraverso le quali la Provincia di Bolzano ha inspiegabilmente ottenuto dal Governo nazionale la conservazione proprio di istituti come la proporzionale ed il bilinguismo anche per quegli Enti statali e parastatali - come, appunto, le Poste e le Ferrovie - per i quali si è proceduti alla privatizzazione[25].

Appare ovvio che la concessione da parte del Governo di questa ulteriore opportunità assolutamente non prevista dallo Statuto di Autonomia e che non trova ragione nemmeno nella logica politica, se al gruppo italiano ha precluso la possibilità di recuperare e comunque di mantenere una prospettiva occupazionale anche per le future generazioni, per il gruppo tedesco ha significato l’estensione di diritti non spettanti e quindi una ulteriore possibilità di occupazione dei posti di lavoro.

In realtà, il sistema della proporzionale etnica - nel suo totale anacronismo e nella sua più deprimente ini-quità sociale - avrebbe una ragione di esistere se veramente il gruppo da tutelare rappresentasse una minoranza; cosa che in Alto Adige la Comunità tedesca non è assolutamente. In questo contesto verrebbe spontaneo pensare che, viceversa, dopo essere stata la panacea per la Comunità di lingua tedesca, la proporzionale potrebbe diventare strumento di salvaguardia per il gruppo linguistico italiano, proprio in quanto minoranza locale, poiché con esso si manterrebbero in piedi quelle minime garanzie di predisporre posti di lavoro pubblici o privatizzati che altrimenti nessuno potrebbe assicurare alla componente altoatesina di lingua italiana. Basti pensare a quelle normative statali o provinciali che hanno mutato i requisiti per accedere a determinati posti pubblici: a livello medico, i primari vengono assunti per chiamata diretta con incarichi quinquennali; analoga disposizione ha valore, nella pubblica amministrazione provinciale per i capi Ripartizione e, non si   esclude in futuro, anche per i capi ufficio.

Paradossalmente, in sostanza, una eventuale abrogazione dell’art. 89 dello Statuto di Autonomia relativo alla proporzionale potrebbe compromettere in maniera incisiva la copertura di questi posti da parte del gruppo italiano. A accentuare questa sensazione è quanto accade già oggi in comparti quali l’agricoltura ed il turi-smo, ma anche nelle società dove Comuni e Provincia detengono una maggioranza di partecipazione pubblica e nelle quali la proporzionale non è mai stata un obbligo: spesso non si contano nemmeno quanti siano i dipendenti del gruppo italiano.

Per assurdità insomma, questo sistema, la cui eliminazione è prevista nel 2002[26], che si è protratto per quasi trent’anni ed attraverso il quale la SVP ha disegnato un mosaico occupazionale a (pressoché) esclusivo vantaggio del gruppo linguistico da essa eccentricamente rappresentato, rischia di divenire anche l’unica seppur minima garanzia futura per il gruppo italiano.

Un ancora di salvataggio imbarazzante e mortificante per la Comunità italiana che rischia di fare la fine del marito di proverbiale memoria: cornuto finchè la proporzionale era strumento penalizzante e mazziato quan-do essa sarebbe potuta divenire strumento di difesa della minoranza locale di lingua italiana ma abrogata dalle norme.

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[1] L’art. 89 del già citato DPR 31.08.72 n. 670 - Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino - Alto Adige stabilisce, infatti che „per la provincia di Bolzano sono istituiti ruoli del personale civile, distinti per carriere, relativi alle amministrazioni statali aventi uffici nella provincia. (...) I posti dei ruoli, di cui al primo comma, considerati per amministrazione e per carriera, sono riservati a cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi linguistici, in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi, quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nel censimento ufficiale della popolazione“. Ritorna

[2] La proporzionale etnica viene misurata dal censimento linguistico. Dall’ultimo censimento della popolazione del 1991 è emerso che il gruppo tedesco rappresenta il 67,99% della popolazione, quello italiano il 27,65% e quello ladino il 4,36. Negli ultimi dieci anni (1981-1991) la popolazione di lingua italiana in Alto Adige è calata di quasi il 2% pari a circa 7.000 unità. Il prossimo censimento è atteso per l’anno 2001. Ritorna

[3] E’ comunque opportuno ricordare la parentesi napoleonica di incorporamento del Dipartimento per l’Alto Adige sotto il Regno d’Italia Ritorna

[4] Alle porte di Merano, Sinigo, il cui nome originario è Borgo Vittoria, nacque con la Montecatini per dare lavoro ad oltre 1000 persone. Passata, successivamente, più volte di mano, attualmente in vendita, la fabbrica (oggi MEMC) garantisce occupazione a dipendenti, di cui una netta maggioranza è di lingua italiana. Ritorna

[5] Se ciò è vero, (dovuto, peraltro, ad una logica che impone su ogni territorio annesso a seguito di una guerra vinta la presenza di cittadini che si riconoscono nello Stato annettente)  non va altresì dimenticata la ricchezza che la Zona Industriale portò in termini economici. Infatti sotto l’impero austro-ungarico - che peraltro „importò“ molti veneti in Alto Adige, assegnando loro lavori che nessun altro era disposto a fare - l’attuale Alto Adige era una delle zone più depresse ed arretrate economicamente. La Zona Industriale di Bolzano - nata su molti campi incolti i cui proprietari furono indennizzati - portò con se in sostanza un benessere pur se la si ricorda più per una colpa; quella di essere stata voluta o realizzata dal regime Fascista. Ritorna

[6] Silvius Magnago, padre trentino, è stato, insieme ad Alfons Benedikter uno dei grandi padri della SVP. Ancora oggi, nonostante l’anziana età e l’abbandono della carica pubblica che ricopriva in qualità di Presidente della Giunta provinciale avvenuto oltre dieci anni fa, il suo parere conta molto nel partito di raccolta di lingua tedesca.Ritorna

[7] Il 30 novembre del 1990 una nuova norma di attuazione disposta da una sentenza della Corte Costituzionale del 1988 (la n. 768), obbliga l’Ente Ferrovie ad effettuare le assunzioni del personale in Alto Adige secondo quanto disposto dalle norme vigenti in materia di proporzionale e bilinguismo. Ritorna

[8] Casi simili sono peraltro evidenti anche presso le Dirigenze delle quattro ASL operanti in provincia; dei complessivi 12 Direttori (3 per Azienda Sanitaria), solo due sono di madrelingua italiana: uno presso la Centro-sud competente per la zona di Bolzano, e l’altro presso la ASL Ovest competente per Merano e dintorni. Si tratta delle uniche due zone dove il gruppo italiano è consistente.Ritorna

[9] Solo molto più tardi, verso l’inizio degli Anni Novanta, si iniziò ad attuare la proporzionale morbida che prevede l’assegnazione ad altro gruppo non spettante di un posto rimasto scoperto. Il provvedimento però,  non è generalmente esteso a tutte le circostanze, ma viene di volta in volta valutato ed eventualmente adottato. Ritorna

[10] Secondo il Monitoraggio sulle zone di confine effettuato dal Ministero dell’Interno nel 1996 - pag. 240, nel 1979 solo il 27,4% della popolazione di lingua tedesca era occupato nel pubblico impiego; nel 1990, altresì, questo dato era lievitato al 46,5% della popolazione interessata. Si tratta di oltre 65 mila posti di lavoro ricoperti esclusivamente dal gruppo tedesco nell’arco di 11 anni.Ritorna

[11] D.P.R.  26 luglio 1976, n. 752 - „Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di proporzionale negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego“ in base al quale „i posti dei ruoli (...) sono riservati ai cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi linguistici in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nell’ ultimo censimento ufficiale della popolazione.“ Ritorna

[12] Comma 3, art. 89, DPR 31.08.1972, n. 670. Ritorna

[13] Il personale provinciale ammonta a circa 8.600 dipendenti; ad essi si affiancano i 6.800 delle Aziende Sanitarie Locali, i dipendenti dello Stato (12.600), quelli delle Poste e delle Ferrovie (2.800) e dei Comuni e Comprensori (quasi 5.000). I circa 35.000 dipendenti (dati ASTAT 1997) di queste amministrazioni pubbliche sono tutti soggetti alla proporzionale. In questo contesto, altresì, non rientrano gli oltre 6.900 insegnanti passati di recente all’amministrazione provinciale (cfr. „Bilinguismo“). In Alto Adige, infine, al 1997 il 59,9% dei dipendenti pubblici sono impiegati nelle Amministrazioni Locali. Ritorna

[14] Nel 1998, a questo riguardo, sono state rilasciate a favore di cittadini extracomunitari 2.200 autorizzazioni al lavoro nel campo del settore alberghiero stagionale e 6.770 in quello agricolo stagionale. Per il 2000 sono state chieste al Ministero 2500 autorizzazioni nel primo caso e oltre 8500 nel secondo. Ritorna

[15]  La proporzionale, infatti, si applica solo per i gruppi linguistici (che sono, appunto, quello tedesco, italiano e ladino) riconosciuti dallo Statuto di Autonomia. Coloro che non appartengono ad una delle tre comunità ma risultano comunque residenti possono aggregarsi ad uno dei tre gruppi o vengono considerati, ai soli fini statistici, come altri in occasione del censimento. Ritorna

[16] Secondo i dati forniti dall’ASTAT, l’Istituto provinciale di Statistica, nel periodo 1971/1991 il gruppo italiano ha subito un ridimensiona-mento di 20.845 unità. Il dato è inversamente proporzionale a quello riferito al gruppo tedesco che, in questi venti anni, ha avuto un aumento di 26.152 soggetti ed a quello ladino (2.978). Ciò che balza all’occhio, è l’aumento di quasi 50.000 elementi a favore della componente tedesca dello scarto fra le due maggiori popolazioni. Infatti se la differenza fra la consistenza dei gruppi italiano e tedesco, nel 1971, era di 122 mila unità, nel 1991 la popolazione di lingua tede-sca superava quella italiana di 170 mila unità circa. Ciò determina, maggiori opportunità professionali poiché aumenta la consistenza linguistica e quindi la „proporzione“ dei gruppi Ritorna

[17] Cfr. capitolo ”Bilinguismo”. Ritorna

[18] Un approfondito studio effettuato da Luca Pigaiani, cons. comunale di Bressanone, mette in risalto come in certi Comuni altoatesini negli ultimi 30 anni la Comunità italiana si sia pressochè estinta riducendo la propria presenza del 75% (Lasa), del 66% (Rio Pusteria e Monguelfo) del 40% (Brunico) e via dicendo e subendo un calo del 25% circa dell’intera popolazione in Alto Adige fra il 1961 ed il 1991. Il dato emerge dall’analisi comparata dei censimenti linguistici effettuati ogni dieci anni sulla totalità della popolazione altoatesina con l’obbligo, da parte di ogni cittadino, di dichiararsi appartenente ad uno tre gruppi linguistici presenti. La dichiarazione, nonostante dal 1991 conservi l’anonimato, non ha mancato di destare vivaci e dure polemiche anche perché fino a quella data più di 8.600 cittadini che non si erano dichiarati appartenenti ad alcun gruppo, sono stati spogliati di importanti diritti civili e di indispensabili requisiti per ottenere un alloggio ed un lavoro; sulla base di questa schedatura etnica, infatti vengono distribuite tutte le competenze soggette a proporzionale.Ritorna

[19] In Alto Adige il dato sulla disoccupazione è da sempre attestato sul 2%, quindi in maniera assai inferiore al dato nazionale. Purtroppo, però, non è mai stato possibile accertare quanto il gruppo italiano incida su questo dato; la Provincia ha sempre sostenuto di non essere in grado di verificare tale incidenza, anche se molti operatori sono convinti che almeno per due terzi i disoccupati sono membri della Comunità italiana. Ritorna

[20] Per accedere alla Libera Università di Bolzano e Bressanone è richiesta, oltre alla conoscenza della lingua inglese, anche quella della „lingua seconda“ (tedesco per il gruppo italiano e viceversa) poiché le lezioni sono espresse nei tre diversi idiomi. La circostanza ha, sul futuro del gruppo italiano, effetti comprensibilmente problematici per i motivi addotti nel capitolo relativo al „Bilinguismo“.Ritorna

[21] Numerosi potrebbero essere gli esempi in questo senso, ancora attuali nella sostanza pur se alcuni risalenti alla fine del 1996. Una indagine accuratamente effettuata nella prima metà del 1997 sulla base dell’occupazione presso le quattro ASL, aveva permesso di far emergere come il gruppo italiano fosse sottorappresentato su base proporzionale, occupando il 3% in meno dei posti spettanti; da parte sua il gruppo tedesco occupava il 5% in più dei posti previsti. Ancora alla data del luglio 1999, inoltre, presso la più importante Azienda Sanitaria altoatesina (ASL centro-sud) nel settore medico primariale l’occupazione attiva del gruppo tedesco superava di 3,5 punti percentuali quella spettante a fronte di una occupazione del gruppo italiano inferiore a quanto previsto. Analogo discorso di occupazione „piena“ per la componente tedesca emerge anche dall’impiego presso le Comunità comprensoriali: in Alta val Isarco per esempio (a tutto il maggio 1999) la componente tedesca occupava quasi il 10% in più dei posti spettanti; inversamente, la comunità italiana occupava più del 9% di posti in meno di quanti erano ad essa riservati. Questo dato negativo di impiego attivo era presente in almeno 5 Comprensori sugli 8 esistenti. Dagli organi provinciali, il dato viene giustificato con la mancanza di concorrenti di lingua italiana ai concorsi appositamente banditi per la copertura dei posti.Ritorna

[22] E’ convinzione diffusa che ciò accadesse poiché si era portati a  privilegiare la copertura di un posto vacante non sulla base di una spettanza linguistica indicata dalla proporzionale ma assicurando una quanto più piena occupazione professionale almeno al gruppo tedesco, mettendo di conseguenza a concorso incarichi ad esso riservati. Ritorna

[23] Dato Ministero dell’Interno - Monitoraggio sulle zone di confine - pag. 241. Ritorna

[24] Il calo preconizzato ha spinto i parlamentari di AN di Bolzano sen.ce Pasquali ed on. Mitolo a studiare un disegno di legge - una sorta di „pacchetto per gli italiani dell’Alto Adige“ - che non depotenzi l’Autonomia ma la equilibri parificando le opportunità fra i gruppi e salvaguardando le necessità della Comunità italiana.Ritorna

[25] In questo contesto, ad esempio, in Alto Adige non si può parlare di privatizzazione vera e propria, quanto di provincializzazione degli ex-Enti statali, poiché essi vengono soggetti alle regole vigenti nell’ambito del pubblico impiego presente in Provincia.Ritorna

[26] Lo Statuto prevede che i posti di lavoro ripartiti in base alla proporzionale, debbano divenire „a regime“ in un periodo di tempo pari a trent’anni dalla emanazione del „pacchetto“; oltre questo limite, la proporzionale non avrebbe più ragione di essere. Negli ultimi mesi si è in realtà aperto un confronto con il Governo per procrastinare l’uso di questo strumento. Ritorna