Il bilancino etnico
Se nel resto
del territorio nazionale il proporzionale è
legato ad un sistema elettorale, forse discutibile, certamente discusso tanto da generare
un referendum abrogativo, in Alto Adige la
proporzionale si trasforma in un micidiale, quasi cinico bilancino con cui vengono
ripartite etnicamente - quindi per gruppo linguistico - tutte le provvidenze immaginabili
che in Provincia di Bolzano devono essere distribuite: a questa regola non si sottraggono
certo i posti di lavoro, se di enti pubblici, cioè il principale ed irrinunciabile
approdo economico per ogni famiglia che naviga sulle onde dellAutonomia
alto-atesina. A stabilire
luso del funesto bilancino è lo Statuto di Autonomia[1] attraverso una norma che non solo si pone da
sempre in netto contrasto con ogni regola meritocratica - ed in base alla quale un posto
di lavoro dovrebbe essere occupato attraverso la valutazione delle capacità professionali
del singolo e non alla madre lingua, vera o presunta, del
concorrente - ma che oggi appare anche in totale conflitto con i presupposti su cui si
fonda lUnione europea e lo spirito della libera circolazione. Levolversi
delle conseguenze dovute allapplicazione della proporzionale ha portato negli anni
molti cittadini di lingua italiana a dichiararsi di madre lingua tedesca in occasione dei
censimenti della popolazione successivi al 1971, per accedere in maniera più agibile -
così almeno molti di essi pensarono - ad attività professionali ed abitazioni altrimenti
loro precluse[2]. Le
motivazioni storiche che giustificherebbero, da parte tedesca, lesistenza della
proporzionale etnica si riconducono al continuo, insoddisfatto lamento della SVP - a Roma
spesso civettuola ed umile, così diversa dallarroganza che la consapevolezza di
rappresentare i due terzi della popolazione le fa assumere in Alto Adige - circa il fatto
che la cosiddetta italianizzazione avvenuta durante il Fascismo di una terra mai stata
precedentemente sotto la sovranità italiana[3] e tradottasi nella realizzazione della zona
industriale di Bolzano o della Montecatini di Sinigo[4] a seguito delle quali arrivarono in provincia
migliaia di famiglie italiane[5], stava giungendo a conclusione con la
riorganizzazione degli Uffici pubblici statali del dopo-guerra. Ciò, per lallora
partito di Silvius Magnago[6], sarebbe significato vedere assegnare ogni
pedina della scacchiera statale in Alto Adige ad elementi del gruppo
linguistico italiano. Il non
recondito timore della SVP era quello, insomma, di veder rimanere esclusi i cittadini di
lingua tede-sca da incarichi sia direttivi che minori presso i posti di lavoro garantiti
dalla Amministrazione dello Stato; per cui si rendeva necessaria (e opportunamente
pretestuosa, probabilmente) una norma che garantisse alla popolazione di lingua tedesca -
magari, in qualche modo, ripagandola per torti subiti nel passato... - di poter
partecipare al gran banchetto del pubblico impiego dal quale, fino a quel momento, erano
risultati ospiti assenti, più che indesiderati. Ciò avrebbe
significato, inoltre, la ripartizione per gruppo linguistico anche di ogni qualifica e
livello interni ad ogni amministrazione. Ancora oggi lì dove la proporzionale è a regime
o lincarico è di nuova istituzione, il numero di posti per il gruppo italiano
diviene più limitato. Questa circostanza colpisce in particolar modo gli incarichi
apicali di una azienda pubblica dove le dirigenze vengono pressoché totalmente assegnate
al gruppo linguistico maggioritario: quello tedesco. Ancora
freschi nella memoria sono i casi recentissimi degli incarichi di Direttore delle Poste e
delle Ferrovie[7] in Alto Adige, ai cui vertici sono state poste
persone di madre lingua tedesca.[8] dei posti
di lavoro Fu così che
attraverso questo ingegnoso stratagemma la SVP seppe in qualche maniera moltiplicare le
opportunità professionali per la Comunità che si proponeva di difendere, sottraendole al
gruppo italiano. Entrata in
vigore nel 1976 e con la pretesa di recuperare immediatamente i posti che, in base a tale
criterio, sarebbero spettati al gruppo tedesco ed a quello ladino, la proporzionale è
stata applicata negli anni in maniera alquanto rigida; ciò determinò lindizione di
concorsi pubblici pressoché ad esclusivo beneficio delle Comunità tedesca e ladina.
Lintransigente rigore adottato nella assegnazione dei posti pubblici comportò
addirittura limpossibilità di assegnare al gruppo italiano - in quanto ad esso non
spettanti - le cariche rimaste scoperte per mancanza di candidati o di concorsisti idonei
proprio di lingua tedesca e ladina, posti che rimanevano così vacanti, in attesa di un
nuovo concorso strettamente riservato a tali gruppi linguistici. La beffa, insomma, dopo
il danno per la popolazione di lingua italiana[9]. La
conseguenza di questo sbarramento professionale per la Comunità italiana, alla quale è
stato inibito per molti anni limpiego nel settore pubblico, è apparso talmente
incisivo nei suoi effetti da far registrare un incremento del 19,1% di occupati tedeschi e
ladini nel pubblico impiego avvertito nel periodo 1979/1990.[10] A questa
realtà ha significativamente contribuito anche la stessa norma di attuazione[11] che lega il rapporto consistenza
linguistica-opportunità di lavoro alla rilevazione statistica immediatamente precedente
allatto di assunzione, e non più al censimento del 1971, previsto implicitamente
dallo Statuto di Autonomia[12]; per il gruppo italiano ciò ha significato
la ulteriore perdita di oltre 8.000 posti di lavoro in provincia di Bolzano, più della
metà di quelli gestiti direttamente o indirettamente dalla Provincia ed un quarto di
quelli soggetti alla proporzionale[13]; impieghi divenuti di fatto inaccessibili per
legge ad una intera Comunità già limitata nelle opportunità professionali. Questo scippo
occupazionale fa ancora oggi il paio con la pressochè totale estraneità della componente
italiana in settori delloccupazione privata quali il commercio, il turismo, o
lagricoltura. Salvo in rari casi i datori di lavoro preferiscono da sempre assumere
personale di lingua tedesca e comunque non italiana; da alcuni anni, anche a quei pochi
raccoglitori di mele stagionali o lavapiatti italiani che trovavano una provvisoria
occupazione in questi ambiti, sono subentrati immigrati per lo più africani o
dellEst europeo[14] la cui presenza sul territorio, anche futura,
non solo non incide sulla proporzionale,[15] ma crea disoccupazione ulteriore nel gruppo
italiano, quindi disagio e in molti casi una inevitabile emigrazione.[16] La riduzione
sistematica e scientifica delle opportunità professionali per il gruppo italiano, dovuta
alla proporzionale etnica ed al bilinguismo[17], unitamente allassenza per troppi anni
di una Università in provincia di Bolzano, ha costretto allesodo molti giovani di
lingua italiana che, recandosi fuori provincia per seguire corsi universitari, hanno
trovato poi possibilità occupazionali altrimenti precluse, proprio per effetto del
bilinguismo e della proporzionale, in Alto Adige[18]. Ciò ha
comportato un preoccupante impoverimento di intelligenze e un inquietante
svuotamento di forze lavoro potenzialmente offerte dalla Comunità italiana, ma di fatto
non sfruttate dalla scarsa elasticità con cui vengono attuati taluni strumenti statutari.[19] Solo nel 1998
è stato adottato un dispositivo capace di frenare - pur se in maniera largamente
inferiore alle aspettative - questo
esodo: resta comunque inteso che le finalità della Libera Università di
Bolzano e Bressanone inaugurata dopo ventennali battaglie nellau-tunno di
quellanno a pochi giorni dalle elezioni del rinnovo del Consiglio regionale del
Trentino-Alto Adige, sono ben altre; e probabilmente anche poco attinenti con queste
generose e nobili motivazioni[20]. Se a queste considerazioni oggettive si aggiunge losservazione che troppo spesso interpretazioni quanto meno stravaganti e cervellotiche della norma hanno suggerito lattuazione di una proporzionale formale e non sostanziale, si può facilmente comprendere come questo dispositivo di ripartizione etnica possa essere paragonato ad una spada di Damocle pendente sulla testa della Comunità italiana. Negli ultimi
tempi, infatti, con sempre maggiore frequenza è capitato al gruppo italiano di soffrire
una applicazione di facciata (formale, appunto) della proporzionale, in particolar modo
nel settore della sanità; fino a non molti mesi fa per alcune Aziende Sanitarie Locali,
ai fini del calcolo della ripartizione linguistica dei posti, faceva fede non
leffettivo numero di dipendenti occupato, ma quello previsto dalle relative piante
organiche di ogni ASL, dalle quali appariva una corretta, quindi proporzionata,
suddivisione degli incarichi per qualifica[21]. Gli effetti di questa estrosa convinzione
conducevano ad una maggiore occupazione da parte di dipendenti di lingua tedesca
percentualmente superiore a quella prevista dalla proporzionale, ed ad una sostanziale
vacanza di posti assegnati alla componente italiana, che però sulla carta, manteneva
intatte le quote spettanti, rispettose della consistenza sul territorio.[22] Insomma, al
di là degli aspetti etici, sociali e politici, la proporzionale dimostra di essere uno
strumento pericoloso se apparentemente gestito - in maniera magari capricciosa e
ossessionante - a vantaggio di un unico gruppo linguistico e applicato solo in determinati
settori, puntualmente predestinati dalla SVP. Gli effetti sono quella lenta, ma
inarrestabile, fuga dallAlto Adige dellelemento italiano. Questa certezza,
parimenti al fatto che il gruppo italiano presenta una età media più avanzata ed un
minore tasso di natalità, porta alla conclusione che la consistenza numerica dello stesso
rischia di abbassarsi fino al 12-13%[23] a fronte dellattuale 27,65% accertato
con il censimento linguistico del 1991.[24] A confermare
tale preoccupante prospettiva sono anche le continue iniziative romane, condotte con
civetteria incantatrice della SVP, attraverso le quali la Provincia di Bolzano ha
inspiegabilmente ottenuto dal Governo nazionale la conservazione proprio di istituti come
la proporzionale ed il bilinguismo anche per quegli Enti statali e parastatali - come,
appunto, le Poste e le Ferrovie - per i quali si è proceduti alla privatizzazione[25]. Appare ovvio
che la concessione da parte del Governo di questa ulteriore opportunità assolutamente non
prevista dallo Statuto di Autonomia e che non trova ragione nemmeno nella logica politica,
se al gruppo italiano ha precluso la possibilità di recuperare e comunque di mantenere
una prospettiva occupazionale anche per le future generazioni, per il gruppo tedesco ha
significato lestensione di diritti non spettanti e quindi una ulteriore possibilità
di occupazione dei posti di lavoro. In realtà,
il sistema della proporzionale etnica - nel suo totale anacronismo e nella sua più
deprimente ini-quità sociale - avrebbe una ragione di esistere se veramente il gruppo da
tutelare rappresentasse una minoranza; cosa che in Alto Adige la Comunità tedesca non è
assolutamente. In questo contesto verrebbe spontaneo pensare che, viceversa, dopo essere
stata la panacea per la Comunità di lingua tedesca, la proporzionale potrebbe diventare
strumento di salvaguardia per il gruppo linguistico italiano, proprio in quanto minoranza
locale, poiché con esso si manterrebbero in piedi quelle minime garanzie di predisporre
posti di lavoro pubblici o privatizzati che altrimenti nessuno potrebbe assicurare alla
componente altoatesina di lingua italiana. Basti pensare a quelle normative statali o
provinciali che hanno mutato i requisiti per accedere a determinati posti pubblici: a
livello medico, i primari vengono assunti per chiamata diretta con incarichi quinquennali;
analoga disposizione ha valore, nella pubblica amministrazione provinciale per i capi
Ripartizione e, non si esclude
in futuro, anche per i capi ufficio. Paradossalmente,
in sostanza, una eventuale abrogazione dellart. 89 dello Statuto di Autonomia
relativo alla proporzionale potrebbe compromettere in maniera incisiva la copertura di
questi posti da parte del gruppo italiano. A accentuare questa sensazione è quanto accade
già oggi in comparti quali lagricoltura ed il turi-smo, ma anche nelle società
dove Comuni e Provincia detengono una maggioranza di partecipazione pubblica e nelle quali
la proporzionale non è mai stata un obbligo: spesso non si contano nemmeno quanti siano i
dipendenti del gruppo italiano. Per
assurdità insomma, questo sistema, la cui eliminazione è prevista nel 2002[26], che si è protratto per quasi
trentanni ed attraverso il quale la SVP ha disegnato un mosaico occupazionale a
(pressoché) esclusivo vantaggio del gruppo linguistico da essa eccentricamente
rappresentato, rischia di divenire anche lunica seppur minima garanzia futura per il
gruppo italiano. Un ancora di
salvataggio imbarazzante e mortificante per la Comunità italiana che rischia di fare la
fine del marito di proverbiale memoria: cornuto
finchè la proporzionale era strumento penalizzante e mazziato quan-do essa sarebbe potuta divenire
strumento di difesa della minoranza locale di lingua italiana ma abrogata dalle norme. |
Presentazione Introduzione Toponomastica Bilinguismo (Im)pari Opportunità Regione Breviario Sommario Autore Home Page |
[1] Lart. 89 del già citato DPR 31.08.72 n. 670 -
Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale
per il Trentino - Alto Adige stabilisce, infatti che per
la provincia di Bolzano sono istituiti ruoli del personale civile, distinti per carriere,
relativi alle amministrazioni statali aventi uffici nella provincia. (...)
[2] La proporzionale etnica viene misurata dal censimento
linguistico. Dallultimo censimento della popolazione del 1991 è emerso che il
gruppo tedesco rappresenta il 67,99% della popolazione, quello italiano il 27,65% e quello
ladino il 4,36. Negli ultimi dieci anni (1981-1991) la popolazione di lingua italiana in
Alto Adige è calata di quasi il 2% pari a circa 7.000 unità. Il prossimo censimento è
atteso per lanno 2001.
[3] E comunque opportuno ricordare la parentesi
napoleonica di incorporamento del Dipartimento per
lAlto Adige sotto il Regno dItalia
[4] Alle porte di Merano, Sinigo, il cui nome originario è
Borgo Vittoria, nacque con la Montecatini per dare lavoro ad oltre 1000 persone. Passata,
successivamente, più volte di mano, attualmente in vendita, la fabbrica (oggi MEMC)
garantisce occupazione a dipendenti, di cui una netta maggioranza è di lingua italiana.
[5] Se ciò è vero, (dovuto, peraltro, ad una logica che
impone su ogni territorio annesso a seguito di una guerra vinta la presenza di cittadini
che si riconoscono nello Stato annettente) non
va altresì dimenticata la ricchezza che la Zona Industriale portò in termini economici.
Infatti sotto limpero austro-ungarico - che peraltro importò molti
veneti in Alto Adige, assegnando loro lavori che nessun altro era disposto a fare -
lattuale Alto Adige era una delle zone più depresse ed arretrate economicamente. La
Zona Industriale di Bolzano - nata su molti campi incolti i cui proprietari furono
indennizzati - portò con se in sostanza un benessere pur se la si ricorda più per una
colpa; quella di essere stata voluta o realizzata dal regime Fascista.
[6] Silvius Magnago, padre trentino, è stato, insieme ad Alfons Benedikter uno dei grandi padri della SVP. Ancora oggi, nonostante lanziana età e labbandono della carica pubblica che ricopriva in qualità di Presidente della Giunta provinciale avvenuto oltre dieci anni fa, il suo parere conta molto nel partito di raccolta di lingua tedesca.Ritorna
[7] Il 30 novembre del 1990 una nuova norma di attuazione
disposta da una sentenza della Corte Costituzionale del 1988 (la n. 768), obbliga
lEnte Ferrovie ad effettuare le assunzioni del personale in Alto Adige secondo
quanto disposto dalle norme vigenti in materia di proporzionale e bilinguismo.
[8] Casi simili sono peraltro evidenti anche
presso le Dirigenze delle quattro ASL operanti in provincia; dei complessivi 12 Direttori
(3 per Azienda Sanitaria), solo due sono di madrelingua italiana: uno presso la Centro-sud
competente per la zona di Bolzano, e laltro presso la ASL Ovest competente per
Merano e dintorni. Si tratta delle uniche due zone dove il gruppo italiano è consistente.Ritorna
[9] Solo molto più tardi, verso linizio degli Anni
Novanta, si iniziò ad attuare la proporzionale morbida che prevede lassegnazione ad
altro gruppo non spettante di un posto rimasto scoperto. Il provvedimento però, non è generalmente esteso a tutte le circostanze,
ma viene di volta in volta valutato ed eventualmente adottato.
[10] Secondo il Monitoraggio sulle zone di confine effettuato dal
Ministero dellInterno nel 1996 - pag. 240, nel 1979 solo il 27,4% della popolazione
di lingua tedesca era occupato nel pubblico impiego; nel 1990, altresì, questo dato era
lievitato al 46,5% della popolazione interessata. Si tratta di oltre 65 mila posti di
lavoro ricoperti esclusivamente dal gruppo tedesco nellarco di 11 anni.Ritorna
[11] D.P.R. 26 luglio 1976, n. 752 - Norme di attuazione dello
statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di proporzionale negli
uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel
pubblico impiego in base al quale i
posti dei ruoli (...) sono riservati ai cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi
linguistici in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi quale risulta dalle
dichiarazioni di appartenenza rese nell ultimo censimento ufficiale della
popolazione. Ritorna
[13] Il personale provinciale ammonta a circa 8.600 dipendenti;
ad essi si affiancano i 6.800 delle Aziende Sanitarie Locali, i dipendenti dello Stato
(12.600), quelli delle Poste e delle Ferrovie (2.800) e dei Comuni e Comprensori (quasi
5.000). I circa 35.000 dipendenti (dati ASTAT 1997) di queste amministrazioni pubbliche
sono tutti soggetti alla proporzionale. In questo contesto, altresì, non rientrano gli
oltre 6.900 insegnanti passati di recente allamministrazione provinciale (cfr.
Bilinguismo). In Alto Adige, infine, al 1997 il 59,9% dei dipendenti pubblici
sono impiegati nelle Amministrazioni Locali.
[14] Nel 1998, a questo riguardo, sono state rilasciate a favore
di cittadini extracomunitari 2.200 autorizzazioni al lavoro nel campo del settore
alberghiero stagionale e 6.770 in quello agricolo stagionale. Per il 2000 sono state
chieste al Ministero 2500 autorizzazioni nel primo caso e oltre 8500 nel secondo.
[15] La
proporzionale, infatti, si applica solo per i gruppi linguistici (che sono, appunto,
quello tedesco, italiano e ladino) riconosciuti dallo Statuto di Autonomia. Coloro che non
appartengono ad una delle tre comunità ma risultano comunque residenti possono aggregarsi
ad uno dei tre gruppi o vengono considerati, ai soli fini statistici, come altri in occasione del censimento.
[16] Secondo i dati forniti dallASTAT, lIstituto provinciale di Statistica, nel periodo 1971/1991 il gruppo italiano ha subito un ridimensiona-mento di 20.845 unità. Il dato è inversamente proporzionale a quello riferito al gruppo tedesco che, in questi venti anni, ha avuto un aumento di 26.152 soggetti ed a quello ladino (2.978). Ciò che balza allocchio, è laumento di quasi 50.000 elementi a favore della componente tedesca dello scarto fra le due maggiori popolazioni. Infatti se la differenza fra la consistenza dei gruppi italiano e tedesco, nel 1971, era di 122 mila unità, nel 1991 la popolazione di lingua tede-sca superava quella italiana di 170 mila unità circa. Ciò determina, maggiori opportunità professionali poiché aumenta la consistenza linguistica e quindi la proporzione dei gruppi Ritorna
[18] Un approfondito studio effettuato da Luca
Pigaiani, cons. comunale di Bressanone, mette in risalto come in certi Comuni altoatesini
negli ultimi 30 anni la Comunità italiana si sia pressochè estinta riducendo la propria
presenza del 75% (Lasa), del 66% (Rio Pusteria e Monguelfo) del 40% (Brunico) e via
dicendo e subendo un calo del 25% circa dellintera popolazione in Alto Adige fra il
1961 ed il 1991. Il dato emerge dallanalisi comparata dei censimenti linguistici
effettuati ogni dieci anni sulla totalità della popolazione altoatesina con
lobbligo, da parte di ogni cittadino, di dichiararsi appartenente ad uno tre gruppi
linguistici presenti. La dichiarazione, nonostante dal 1991 conservi lanonimato, non
ha mancato di destare vivaci e dure polemiche anche perché fino a quella data più di
8.600 cittadini che non si erano dichiarati appartenenti ad alcun gruppo, sono stati
spogliati di importanti diritti civili e di indispensabili requisiti per ottenere un
alloggio ed un lavoro; sulla base di questa schedatura etnica, infatti vengono distribuite
tutte le competenze soggette a proporzionale.Ritorna
[19] In Alto Adige il dato sulla disoccupazione è da sempre
attestato sul 2%, quindi in maniera assai inferiore al dato nazionale. Purtroppo, però,
non è mai stato possibile accertare quanto il gruppo italiano incida su questo dato; la
Provincia ha sempre sostenuto di non essere in grado di verificare tale incidenza, anche
se molti operatori sono convinti che almeno per due terzi i disoccupati sono membri della
Comunità italiana.
[20] Per accedere alla Libera Università di Bolzano e Bressanone è
richiesta, oltre alla conoscenza della lingua inglese, anche quella della lingua
seconda (tedesco per il gruppo italiano e viceversa) poiché le lezioni sono
espresse nei tre diversi idiomi. La circostanza ha, sul futuro del gruppo italiano,
effetti comprensibilmente problematici per i motivi addotti nel capitolo relativo al
Bilinguismo.Ritorna
[21] Numerosi potrebbero essere gli esempi in questo senso,
ancora attuali nella sostanza pur se alcuni risalenti alla fine del 1996. Una indagine
accuratamente effettuata nella prima metà del 1997 sulla base delloccupazione
presso le quattro ASL, aveva permesso di far emergere come il gruppo italiano fosse
sottorappresentato su base proporzionale, occupando il 3% in meno dei posti spettanti; da
parte sua il gruppo tedesco occupava il 5% in più dei posti previsti.
[22] E convinzione diffusa che ciò accadesse poiché si
era portati a privilegiare la copertura di un
posto vacante non sulla base di una spettanza linguistica indicata dalla proporzionale ma
assicurando una quanto più piena occupazione professionale almeno al gruppo tedesco,
mettendo di conseguenza a concorso incarichi ad esso riservati.
[24] Il calo preconizzato ha spinto i parlamentari
di AN di Bolzano sen.ce Pasquali ed on. Mitolo a studiare un disegno di legge - una sorta
di pacchetto per gli italiani dellAlto Adige - che non depotenzi
lAutonomia ma la equilibri parificando le opportunità fra i gruppi e salvaguardando
le necessità della Comunità italiana.Ritorna
[25] In questo contesto, ad esempio, in Alto Adige non si può parlare di privatizzazione vera e propria, quanto di provincializzazione degli ex-Enti statali, poiché essi vengono soggetti alle regole vigenti nellambito del pubblico impiego presente in Provincia.Ritorna
[26] Lo Statuto prevede che i posti di lavoro ripartiti in base alla proporzionale, debbano divenire a regime in un periodo di tempo pari a trentanni dalla emanazione del pacchetto; oltre questo limite, la proporzionale non avrebbe più ragione di essere. Negli ultimi mesi si è in realtà aperto un confronto con il Governo per procrastinare luso di questo strumento. Ritorna