Autonomia
non esportabile
Il crescente
richiamo ad uno Stato italiano più affine alle esigenze attuali ed emancipato in senso
federalista, unitamente ai conflitti civili sorti negli ultimi 10 anni in taluni Stati
europei o extracomunitari, hanno spesso richiamato lattenzione di molti analisti sul
modello dellAutonomia alto-atesina, al punto da considerarlo esportabile nel resto
del Paese o in altri Stati[1]. In realtà
nessun modello può essere parimenti copiato e tradotto altrove; tanto meno quello
altoatesino che, come abbiamo visto, viene spinto a limitare il campo delle possibilità
di un gruppo linguistico, costringendo spesso questo a subire - più che a godere -
lAutonomia. E
opportuno a questo proposito, che si comprenda come le tipologie di Stato descritte nei
tanti dibattiti di questi anni siano difficilmente paragonabili alla realtà alto-atesina,
per la specificità etnica di questultima. LAutonomia
della provincia di Bolzano infatti non è pensabile possa considerarsi federalista;
essendo gestita sullo sfondo di una realtà multi-linguistica da un partito che per sua
stessa definizione è di raccolta, non ideologica quanto etnica[2], lautonomia altoatesina è decisamente
etnica, al limite dellassolutismo politico[3]. La sua
indubbia forza rappresentativa, ha permesso alla SVP negli anni di accreditarsi presso i
governi nazionali come espressione di una realtà locale, emarginata ai confini del Paese
nel quale a suo tempo è stata annessa e sofferente per essersi vista strappata ad una
madre Patria.[4]A confermare questo forte richiamo verso
lAustria e ancor più verso il Tirolo, anche la definizione geo-politica che è
stata affidata allAlto Adige nella lingua tedesca: non Ober Etschland,
come la traduzione letterale imporrebbe, ma Südtirol; cioè Tirolo del sud.[5] Il ruolo del mendicante politico ricoperto dalla SVP - mansueto
fuori i confini territoriali della provincia, spesso presuntuosa dentro i medesimi - ha
permesso lapplicazione di una politica dei piccoli passi attraverso i quali condurre
alla Provincia di Bolzano un potere pressochè assoluto: la cosiddetta politica del carciofo, definizione che fu quanto
mai azzeccata, coniata da Giorgio Almirante segretario nazionale dellallora Msi-Dn[6]. La politica
del carciofo fa riferimento allatteggia-mento di continuo sfoltimento politico ad
opera della SVP e dei suoi partner locali e nazionali[7] delle competenze assegnate alla Regione
Trentino Alto Adige[8] e peculiari dello Stato tramite le cosiddette
norme di attuazione; cioè quel passaggio di competenze alla Provincia di Bolzano (e
relativamente alla Provincia di Trento) a favore dellAutonomia alto-atesina (e
Trentina)[9], di cui almeno 22 successive alla quietanza
liberatoria rilasciata dallAustria con la quale si è riconosciuto al Governo
italiano di aver assolto a tutti gli impegni assunti per la realizzazione del Pacchetto[10]. Attraverso
questo operazione silenziosa, quasi impalpabile che di volta in volta
coinvolge governi nazionali diversi la cui singola concessione, magari, si aggiunge ad
altre precedenti attribuzioni, la SVP si sta sempre più avvicinando al cuore del carciofo alto-atesino; che poi è lobiettivo
che ancora oggi appassiona molti cittadini di lingua tedesca: una Autonomia globale sulla
gestione della Provincia pur mantenendo i ricchi finanziamenti provenienti dallo Stato
nazionale.[11] Insomma; la
teoria della botte piena e la moglie ubriaca. Daltronde
non è mistero che fra i principi generali dello statuto di fondazione della SVP cè
il richiamo alla autodeterminazione dellAlto Adige - pur se esso è un istituto
riconosciuto ai popoli e non alle minoranze etniche, quale è considerata e riconosciuta
la Comunità altoatesina di lingua tedesca - e quindi alla nostalgia di una speranza che
presuppone il distacco lento ma ine-sorabile dellAlto Adige dallItalia; con i
soldi di Roma, però...[12] Ci sono
almeno tre atti concreti e recenti che dimostrano come ancora oggi la SVP miri ad una
Autonomia integrale, staccando la Regione
dallattuale ambito che per gli alto-atesini di lingua italiana significa contesto
nazionale, (e quindi unica ancora di raccordo con lo Stato italiano, non solo fisicamente
ma anche geo-politicamente). Anzitutto un recente Disegno di Legge in questo senso dei
parlamentari SVP Brugger e Zeller datato 1996 i quali vorrebbero due Regioni autonome, una
facente capo a Bolzano, laltra a Trento[13]; quindi una mozione, approvata con soli tre
voti di scarto[14], in Consiglio provinciale a Bolzano
presentata dalla SVP nel marzo 1997 per la eliminazione della Regione ed a favore della
istituzione di due distinte Regioni del Trentino e dellAlto Adige[15]; inoltre la lettera inviata dal Presidente
della Giunta provinciale Luis Durnwalder, allallora Presidente della Commissione
Bicamerale per la riforma dello Stato on. Massimo DAlema nella quale si chiedeva la
soppressione della Regione, richiesta reiterata nel gennaio del 1998, durante una
audizione difronte alla Bicamerale. In questi ultimi mesi, inoltre, le
iniziative per promuovere la regionalizzazione dellAlto Adige si sono susseguite a
ritmo frenetico. Il concetto
di sovvertire lordine costitutivo della Regione - unitamente alla richiesta di una
modifica stralcio dello Statuto speciale, al trasferimento della potestà legislativa in
materia elettorale ai Consigli provinciali di Bolzano e Trento, al riconoscimento a
favore delle due Province autonome di tutte le funzioni che saranno attribuite in
occasione della riforma costituzionale alle Regioni ordinarie, ed al riconoscimento della
definizione Alto Adige-Südtirol - fa parte dei contenuti di una mozione
firmata da dieci consiglieri della SVP senza cariche di governo approvata nel giugno del
1999 dal Consiglio provinciale di Bolzano con i soli voti della SVP[16]; nemmeno le altre forze di lingua tedesca
presenti ritennero, per motivi diversi da quelli espressi dalle rappresentanze politiche
di lingua italiana, di concordare con tali contenuti. Il fatto che
ad approvare il testo
della mozione sia stato non solo un gruppo linguistico ma soprattutto un unico partito
tende a dimostrare che la Comunità italiana - ma nemmeno parte di quella tedesca - non si
riconosce con le finalità perseguite dalla SVP; e che certe riforme non possono essere
dettate e pretese da un singolo partito. Con
loccasione la SVP ha mostrato di voler trasformare la propria forza numerica in
egemonia etnica, fino a determinare una esasperazione autonomistica. Ciò dovrebbe
rappresentare un monito a chi crede a quellimmagine di buonismo che la SVP cerca da
sempre di ritagliarsi agli occhi dei governi nazionali... Anche a
livello nazionale è proseguito un iper attivismo per apportare delle modifiche allo
Statuto di Autonomia; alcune delle proposte degli on. Brugger, Zeller e Widmann della SVP
sono state integrate nel testo congiunto licenziato dalla I Commissione permanente
riguardanti gli Affari costituzionali presentato il 28 luglio scorso ed
approvatro dalla Camera nello scorso novembre. Il Testo della riforma allart. 4,
prevede il rovesciamento della composizione della Regione; con la modifica i membri dei
consigli provinciali di Trento e di Bolzano non saranno più tali in quanto Consiglieri
regionali, ma viceversa. Si tende a
riconoscere, insomma, un rafforzamento al ruolo dei Consigli provinciali ed una sempre
minore importanza alla funzione, anche istituzionale, della attuale Regione. Avverso tale
impostazione, nel settembre del 1999 le opposizione di lingua italiana in Consiglio
regionale occuparono lAula consiliare denunciando lo stravolgimento dellimpianto autonomistico
attuale, consolidatosi storicamente dopo lAccordo De Gasperi-Gruber. Larticolo
prevede inoltre lelezione diretta del Presidente della Giunta provinciale e la
chiamata di assessori esterni. Entrambi i provvedimenti sono penalizzanti per la comunità
italiana che non solo non avrebbe alcuna voce in proposito, ma viene tagliata fuori da
qualsiasi rappresentatività. Insomma;
oltre quarantanni dopo il los von Trient
(via da Trento) di triste memoria per la Comunità di lingua italiana annunciato da
Silvius Magnago a Castel Firmiano nel 1956 - motto forse indiretto ispiratore per il
terrorismo degli anni 60 che spinse lo Stato italiano alla stesura del nuovo Statuto
di Autonomia[17] - la SVP ripropone quellobiettivo,
ampliandolo nello scopo: il gridato los von Trient rischia di lasciare così il passo ad
uno strisciante e nemmeno tanto tacito los von Rom.[18] E
talmente avvertita questa operazione che viene condotta su tre fronti diversi e
convergenti: il primo, come abbiamo detto, con lo svuotamento della Regione e le ulteriori
competenze alle Provincie attraverso listituto delle norme di attuazione o delle
deleghe; ossia il conferimento alle Province di Bolzano e di Trento da parte della
Regione, della gestione politica ed amministrativa su specifiche regionali[19]. La spoliazione della Regione avviene con la
complicità di molti partiti trentini per i quali proprio lAutonomia politica ed
amministrativa di cui godono attraverso tali concessioni, significa per lAlto Adige
il rafforzamento di una Autonomia etnica[20]. I due
ulteriori aspetti - dopo quello istituzionale - sono forse più subdoli ma altrettanto
pericolosi perché riguardano i due assi portanti della vita di ogni Stato:
leconomia e la politica. Sotto le
vesti di una cooperazione transfrontaliera, con
la creazione di un Ufficio comune alle province di Bolzano e Trento ed a quella di
Innsbruck a Bruxelles[21] si
è mirato a realizzare il primo dei due obiettivi; il secondo elemento, altresì, viene
raggiunto con la costituzione della Euroregione
del Tirolo (di seguito chiamata Euregio) di cui le tre medesime province fanno
parte[22]. Come si vede,
entrambi gli organismi, nel tendere ad escludere la presenza dellIstituto Regione
Trentino Alto Adige[23], creano una Regione economica e politica
dominata dalla componente etnica tedesca; a conferma di ciò la volontà di non voler
estendere tale collaborazione anche e proprio a Regioni confinanti con il Trentino-Alto
Adige quali, ad esempio, il Veneto e la Lombardia; si fa insomma largo il sospetto che
dietro lUfficio comune di Bruxelles si nascondano finalità ben diverse: le medesime
che cela lEuregio politica. Formata dai
tre consigli provinciali di Bolzano, Trento ed Innsbruck, lEuregio è un soggetto
politico, con un suo consesso che discute e delibera linee ispiratrici per una politica
comune attraverso lapprovazione di mozioni che non vengono nemmeno preventivamente
discusse dai relativi, singoli consigli provinciali. I timori
della Comunità italiana di fronte a tale organismo è quello che si vogliano creare i
presupposti per un consesso ufficiale, che legittimi una politica anti-regionalista,
quindi secessionista e soprannazionale[24] nel tentativo più o meno esplicito di
riesumare assetti, superati definitivamente dalla storia e dallo stesso processo di
integrazione europea, quali il cosiddetto grande Tirolo unito. Un processo
questo che fa fatica ad incunearsi nei giusti binari fra i rappresentanti di lingua
tedesca, i quali continuano a voler considerare lEuropa come una aggregazioni di
Regioni e non di popoli e quindi di Stati.[25] E fuori
luogo che la Regione Trentino-Alto Adige necessiti di una revisione; ma appare anche
indiscutibile che per la riscrittura di un progetto istituzionale serva un ampio consenso
non solo delle forze politiche, quanto delle comunità linguistiche di ogni Provincia. Al confronto
ed al dialogo deve far seguito una progettualità comune, in unottica affine ai
lavori della Commissione Bicamerale.[26] La Regione
trova il suo fondamento allinterno dello stesso Statuto di Autonomia; essa semmai
deve essere riqualificata, attraverso un potenziamento delle funzioni che non comportino
la riduzione delle competenze delle Province: funzioni di coordinamento sui grandi temi
che investono la provincia di Bolzano e quella di Trento in materia di viabilità, di
trasporti, di sanità, di tutela ambientale[27]; maggiori competenze proprio per rafforzarne
il ruolo, nellEuropa unita, aliena da etnocentrismi di qualsiasi tipo. E
proprio in unottica europea, di rispetto dei sentimenti anche della Comunità
italiana dellAlto Adige che la Regione deve poter continuare a rappresentare un
ancoraggio allo Stato italiano, pur con tutte le sue imperfezioni da migliorare; un
ancoraggio che significherebbe rispettare un sentimento verso una Madre Patria. Quello stesso
rispetto che la popolazione di lingua tedesca ha sempre richiesto ed ottenuto per la
propria Heimat. |
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[1] Lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi du-rante una vacanza in Alto Adige nellagosto del 1999, tributò un omaggio alla Provincia di Bolzano per aver dimostrato la capacità di superare le difficoltà delle diversità etniche: è un modello per lintera Europa, disse.Ritorna
[2] Sono varie le anime del gruppo tedesco capaci
di influenzare le decisioni della SVP, ognuna con una propria concezione economica,
sociale e politica. Alla potentissima area degli agricoltori (che si esprimono attraverso
il Bauernbund - Lega dei contadini), rispondono gli operatori economici con la
Wirtschschaft (Economia) e larea sociale impersonata dagli Arbeitnehmer
(Lavoratori). Il collante che ha tenuto unita la SVP è stata lattuazione delle
normative dello Statuto. Negli ultimi anni il partito di lingua tedesca ha iniziato a dover fare i conti in maniera sempre più incisiva
con vari dissidenti, portando alla nascita di nuove formazioni politiche poste alla destra
della SVP: i Freiheitlichen (Liberali, ispirati al modello austriaco di Heider) e
lUnion für Südtirol (la forza politica che più di ogni altra si ispira al
ricongiungimento con lAustria e che fa capo ad Eva Klotz, figlia dei quel martellatore della val Passiria, Georg, condannato
per il terrorismo degli anni Sessanta).
[3] Alle elezioni provinciali del novembre 1998 la SVP ha
raccolto il 56% dei suffragi. Ciò determina, di fatto, il monopolio della SVP sulle
decisioni politiche ed amministrative,
indipendentemente da quelle che possono essere le ragioni altrui.
[4] In una intervista rilasciata nellestate del 1999 al
Tiroler Tageszeitung, organo di informazione più venduto nel Tirolo, il Presidente della
Giunta provinciale Luis Durnwalder ha dichiarato di essere cittadino italiano, ma sicuramente non sono un
italiano. Sono un sudtirolese ed appartengo alla grande famiglia del Tirolo
[5] In realtà mai espressione fu più infelice; infatti sud Tirolo presuppone lesistenza di un nord Tirolo, che invece non esiste né politicamente né geograficamente, in quanto esiste solo il Tirolo; questo fatto, forse, la dice lunga sui reali sentimenti della popolazione austriaca del Tirolo (e forse non solo...) verso coloro che si sentono loro fratelli.... Ritorna
[6] Il 16
gennaio 1971 il Parlamento stava discutendo il nuovo Statuto di Autonomia del
Trentino-Alto Adige, approvato nel luglio del medesimo anno. Giorgio Almirante intervenne
nel dibattito, parlando ininterrottamente per nove ore ed un quarto, denunciando gli
effetti pericolosi che lassegnazione dellAutonomia ad un solo partito avrebbe
potuto produrre per la popolazione di lingua italiana. Ritorna
[7]
Dallentrata in vigore dello Statuto speciale nel 1972, attraverso 8 disposizioni di
legge (fra il 1978 ed il 1999 - fonte Regione TAA) si è provveduto a delegare alle
Province di Bolzano e di Trento funzioni ad esse non assegnate dallo Stato in quanto
competenza regionale. Ritorna
[8] Tutti i
partiti del Centro e delle Sinistre, sia prima della capitolazione elettorale della Dc e
del Psi e della trasformazione del Pci, sia successivamente con la nascita delle attuali
forze politiche (CCD escluso).Ritorna
[9] In base al Manuale
dellAlto Adige, un opuscolo-guida pubblicato dalla Provincia che raccoglie
gli aspetti storici, politici ed amministrativi della realtà altoatesina, dal 1972 a
tutto il 1998 sono state 192 le norme di attuazione dello Statuto di Autonomia pubblicate
e rese operative; si tratta di 55 norme in più di quelle originariamente previste.
[10] Negli anni di attuazione delle norme, lAustria ha
ricoperto un ruolo di protettorato e quindi di controllo sullAlto Adige. Con la quietanza liberatoria da parte dellAustria
si sarebbe dovuta concludere, non solo formalmente, la vertenza fra il nostro Paese e
lAustria. Precedentemente a questo atto del Governo austriaco, a favore del rilascio
della quietanza liberatoria davanti alle Nazioni Unite si erano espressi la SVP (nel corso
di una assemblea straordinaria tenutasi il 30 maggio del 1992), la Giun-ta provinciale del
Tirolo il 1 giugno, il Consiglio provinciale del Tirolo il 4 giugno ed il Parlamento
austriaco il 5 giugno. Con lulteriore emanazione di norme, peraltro non previste e
non dovute, si è dato libero sfogo a quella che fu chiamata lAutonomia dinamica, dettata più da furbi
capricci autonomisti che dalla correttezza politica. Ad inaugurare il nuovo corso fu il
Ministro degli Esteri austriaco Alois Mock che il 1 ottobre 1993 dinanzi alla assemblea
generale delle Nazioni Unite dichiarò come in
Alto Adige, anche dopo la dichiarazione di chiusura della vertenza da parte
dellAustria nei riguardi dellItalia, rimangano aperti vari problemi e che a
causa dellevoluzione dinamica subentrano problemi nuovi.
[11] In realtà, alcuni regionalisti esistono anche
allinterno della SVP; lo stesso Presidente della Regione della XI Legislatura Oskar
Peterlini, in occasione del suo ritiro dopo venti anni di attivismo istituzionale,
sollecitò la necessità dellapertura
dellAlto Adige verso il Trentino, scongiurando lipotesi di un
autoisolamento. Peterlini riconobbe anche lesistenza di un legame storico fra Trento e Bolzano
per cui si dovrebbero trovare nuove forme in un contesto unico. Ritorna
[12] Il primo progetto autonomista della SVP è datato 1947. In
quellanno il maggior partito di lingua tedesca dellAlto Adige presentò un
proprio disegno attraverso il quale si intendeva - già allora - creare due Regioni
dallattuale Trentino - Alto Adige: una denominata Südtirol e laltra Trentino.
Ritorna
[14] Si
consideri che in quella legislatura, la SVP contava 19 voti dei 35 totali, gestendo la
maggioranza assoluta dei consiglieri e quindi dei voti su ogni iniziativa. In questo senso
riecheggiano le dichiarazioni che anni fa il consigliere provinciale Lunger del PDU
(partito degli indipendenti, rivolto al gruppo tedesco) rilasciò a Sebastiano Vassalli
giunto in Alto Adige per una indagine sulla questione altoatesina che si tradusse nel
libro Sangue e suolo (edizione Einaudi - collana gli Struzzi
1985): Noi diciamo - sosteneva Lunger - che anche nel gruppo tedesco ci devono essere più
partiti per tutelare la democrazia. I partiti unici portano alla dittatura: e questo è
ciò che sta succedendo in Alto Adige. Nellattuale Legislatura (XIIma.) la
SVP vanta 21 consiglieri su 35.Ritorna
[15] Una interpellanza parlamentare del 13 marzo 1997 a firma degli on. Mitolo (deputato altoatesino) e Gasparri con la quale, a seguito della decisione del Consiglio provinciale (e quindi della SVP), si sollevava la questione circa una valutazione di merito del governo sul continuo richiamo allautodeterminazione da parte di esponenti della SVP, è rimasta a tuttoggi inevasa.Ritorna
[16] Una analoga iniziativa con
simili contenuti separatisti, fu approvata nellaprile del 1999 anche dalla Regione.Ritorna
[17] Cinque giorni dopo questo minaccioso raduno di Castel
Firmiano, a Montagna - un Comune della Bassa Atesina
- un attentato distrusse la tomba del senatore Ettore Tolomei (cfr. nota 19), studioso
della toponomastica altoatesina, che contribuì a fissarne la memoria storica.
[18] La SVP tentò addirittura di far passare come una vittoria
politica gli accordi di Schengen, non già perché essi garantivano la libera circolazione
dei cittadini comunitari, quanto perché lalleggerimento dei confini (che, peraltro,
non spariscono in un ambito di sovranità nazionale) tendeva a riunire quello che viene
tuttora definito il Tirolo lacerato.
[19] In
realtà, sul finire della scorsa legislatura nel giugno del 1997, il Consiglio regionale
di Trento e Bolzano respinse a maggioranza il trasferimento alle Province autonome di
Bolzano e Trento delle competenze in materia di Camera di Commercio, credito e
cooperazione, mentre nellottobre 1998, in piena campagna elettorale, la SVP risultò
isolata anche nella richiesta del passaggio di competenze riguardanti il catasto ed il
libro fondiario. Questultima delega è stata approvata nel luglio del 1999 dalla
nuova Giunta regionale (SVP - Centro-Sinistra).Ritorna
[20] Nel gennaio del 1999 il gruppo di lavoro incaricato dal Presidente della Giunta regionale dellXI Legislatura Tarcisio Grandi di formulare proposte per il terzo Statuto di Autonomia , presentò uno studio di modifica radicale dellassetto autonomista regionale, promovendo una Comunità autonoma al posto della attuale Regione e lelevazione a Regioni delle due Province di Trento e di Bolzano. Il progetto non ha mancato di creare forti critiche e polemiche, sia da destra come dalla sinistra altoatesina. Fra i membri di quella Commissione, anche il giurista tirolese Peter Pernthaler, già autore di uno studio sullEuregio promosso dagli Schützen e coautore di un libro ispirato alla secessione dellAlto Adige dallItalia.Ritorna
[21]
Lufficio di rappresentanza comune a Bruxelles, nato nella prima metà degli anni
Novanta, ha avuto un riconoscimento nellagosto del 1997 quando la Commissione Affari
costituzionali della Camera approvò la possibilità della Provincia di Bolzano di aprire
uffici comuni con Regioni confinanti. Purtroppo però nel progetto spicca lassenza -
probabilmente non casuale, come vedremo - di Veneto e Lombardia Ritorna
[22] A questo riguardo è singolare constatare come la SVP
appaia regionalista a modo suo. In un recente convegno svoltosi a Bressanone, il
Presidente della Provincia di Bolzano sostenne la necessità di rafforzare Euroregioni
europee, assegnando ad esse strumenti simili. In territorio nazionale, la predica della
SVP però si inverte al punto da dividere una Regione esistente. Ritorna
[23] In
base allaccordo italo-austriaco del 1993, detto Accordino, la Regione
dovrebbe partecipare a pieno titolo alla cooperazione transfrontaliera. In questi ultimi
mesi si è fatta larga lidea di voler superare anche questo accordo, disciplinando
compiutamente la collaborazione fra Trento, Bolzano ed i Länder austriaci in
unottica di ricostituzione dellarea del Tirolo storico. Ritorna
[24] Nel giugno del 1996 lallora Presidente del Consiglio
Romano Prodi, sollecitato sulla questione della Euregio, dichiarò la volontà di estendere la collaborazione in
diversi settori precisando ed ammonendo nel contempo che questo non significa certo aderire a discorsi di
Euroregione con la creazione di nuove entità politiche che con la collaborazione nulla
hanno a che vedere.
[25] Il
concetto riguardante lEuropa dei popoli trova
il suo paradosso in Alto Adige con la separazione delle Comunità etniche, già nelle
scuole di ogni ordine e grado al fine di evitare il mescolamento di culture:
la cosiddetta Mischkultur Ritorna
[26] Nellaprile del 1999 le opposizioni in Consiglio
regionale formalizzarono la richiesta di creare una apposita Commissione con il compito di
studiare le riforme, sulle quali poi, oltre alla Regione, si dovrebbero esprimere i due
Consigli provinciale di Trento e Bolzano. E indubbio che le riforme per la provincia
di Bolzano devono passare attraverso il voto separato per gruppi linguistici;
diversamente, la SVP (21 consiglieri su 35) avrebbe una maggioranza schiacciante e
potrebbe decidere autonomamente, ignorando le necessità, le aspettative ed i timori del
gruppo italiano. La prassi del voto separato per gruppi linguistici, peraltro, è prevista
anche nelle votazioni relative ai bilanci della Provincia di Bolzano.Ritorna
[27] Alcuni esempi: il potenziamento della A22, la maggior arteria stradale ormai da anni collassata, il potenziamento della ferrovia che garantisca il trasporto di container lungo lasse del Brennero, la difesa del fiume Adige come bene di entrambe le entità territoriali devono percorrere un tragitto comune e concordato fra Bolzano e Trento. Ritorna