REGIONE    

 Il Trentino come "ancoraggio" nazionale della comunità di lingua italiana dell'Alto Adige

 

 

 

Autonomia non esportabile Euregio
Botte piena e moglie ubriaca

Conclusioni

 

 

 

 

 

 

Autonomia non esportabile

Il crescente richiamo ad uno Stato italiano più affine alle esigenze attuali ed emancipato in senso federalista, unitamente ai conflitti civili sorti negli ultimi 10 anni in taluni Stati europei o extracomunitari, hanno spesso richiamato l’attenzione di molti analisti sul modello dell’Autonomia alto-atesina, al punto da considerarlo esportabile nel resto del Paese o in altri Stati[1].

In realtà nessun modello può essere parimenti copiato e tradotto altrove; tanto meno quello altoatesino che, come abbiamo visto, viene spinto a limitare il campo delle possibilità di un gruppo linguistico, costringendo spesso questo a subire - più che a godere - l’Autonomia.

 E’ opportuno a questo proposito, che si comprenda come le tipologie di Stato descritte nei tanti dibattiti di questi anni siano difficilmente paragonabili alla realtà alto-atesina, per la specificità etnica di quest’ultima.

L’Autonomia della provincia di Bolzano infatti non è pensabile possa considerarsi federalista; essendo gestita sullo sfondo di una realtà multi-linguistica da un partito che per sua stessa definizione è di raccolta, non ideologica quanto etnica[2], l’autonomia altoatesina è decisamente etnica, al limite dell’assolutismo politico[3].

La sua indubbia forza rappresentativa, ha permesso alla SVP negli anni di accreditarsi presso i governi nazionali come espressione di una realtà locale, emarginata ai confini del Paese nel quale a suo tempo è stata annessa e sofferente per essersi vista strappata ad una „madre Patria“.[4]A confermare questo forte richiamo verso l’Austria e ancor più verso il Tirolo, anche la definizione geo-politica che è stata affidata all’Alto Adige nella lingua tedesca: non „Ober Etschland“, come la traduzione letterale imporrebbe, ma Südtirol; cioè Tirolo del sud.[5]

Il ruolo del mendicante politico ricoperto dalla SVP - mansueto fuori i confini territoriali della provincia, spesso presuntuosa dentro i medesimi - ha permesso l’applicazione di una politica dei piccoli passi attraverso i quali condurre alla Provincia di Bolzano un potere pressochè assoluto: la cosiddetta politica del carciofo, definizione che fu quanto mai azzeccata, coniata da Giorgio Almirante segretario nazionale dell’allora Msi-Dn[6].

La politica del carciofo fa riferimento all’atteggia-mento di continuo sfoltimento politico ad opera della SVP e dei suoi partner locali e nazionali[7] delle competenze assegnate alla Regione Trentino Alto Adige[8] e peculiari dello Stato tramite le cosiddette norme di attuazione; cioè quel passaggio di competenze alla Provincia di Bolzano (e relativamente alla Provincia di Trento) a favore dell’Autonomia alto-atesina (e Trentina)[9], di cui almeno 22 successive alla quietanza liberatoria rilasciata dall’Austria con la quale si è riconosciuto al Governo italiano di aver assolto a tutti gli impegni assunti per la realizzazione del Pacchetto[10]. 

Attraverso questo operazione „silenziosa“, quasi impalpabile che di volta in volta coinvolge governi nazionali diversi la cui singola concessione, magari, si aggiunge ad altre precedenti attribuzioni, la SVP si sta sempre più avvicinando al cuore del carciofo alto-atesino; che poi è l’obiettivo che ancora oggi appassiona molti cittadini di lingua tedesca: una Autonomia globale sulla gestione della Provincia pur mantenendo i ricchi finanziamenti provenienti dallo Stato nazionale.[11]

Insomma; la teoria della botte piena e la moglie ubriaca.

Botte piena e moglie ubriaca

D’altronde non è mistero che fra i principi generali dello statuto di fondazione della SVP c’è il richiamo alla autodeterminazione dell’Alto Adige - pur se esso è un istituto riconosciuto ai popoli e non alle minoranze etniche, quale è considerata e riconosciuta la Comunità altoatesina di lingua tedesca - e quindi alla nostalgia di una speranza che presuppone il distacco lento ma ine-sorabile dell’Alto Adige dall’Italia; con i soldi di Roma, però...[12]

Ci sono almeno tre atti concreti e recenti che dimostrano come ancora oggi la SVP miri ad una Autonomia integrale, staccando la Regione dall’attuale ambito che per gli alto-atesini di lingua italiana significa contesto nazionale, (e quindi unica ancora di raccordo con lo Stato italiano, non solo fisicamente ma anche geo-politicamente). Anzitutto un recente Disegno di Legge in questo senso dei parlamentari SVP Brugger e Zeller datato 1996 i quali vorrebbero due Regioni autonome, una facente capo a Bolzano, l’altra a Trento[13]; quindi una mozione, approvata con soli tre voti di scarto[14], in Consiglio provinciale a Bolzano presentata dalla SVP nel marzo 1997 per la eliminazione della Regione ed a favore della istituzione di due distinte Regioni del Trentino e dell’Alto Adige[15]; inoltre la lettera inviata dal Presidente della Giunta provinciale Luis Durnwalder, all’allora Presidente della Commissione Bicamerale per la riforma dello Stato on. Massimo D’Alema nella quale si chiedeva la soppressione della Regione, richiesta reiterata nel gennaio del 1998, durante una audizione difronte alla „Bicamerale“. In questi ultimi mesi, inoltre, le iniziative per promuovere la regionalizzazione dell’Alto Adige si sono susseguite a ritmo frenetico.

Il concetto di sovvertire l’ordine costitutivo della Regione - unitamente alla richiesta di una modifica stralcio dello Statuto speciale, al trasferimento della potestà legislativa in materia elettorale ai Consigli provinciali di Bolzano e Trento, al riconoscimento  a favore delle due Province autonome di tutte le funzioni che saranno attribuite in occasione della riforma costituzionale alle Regioni ordinarie, ed al riconoscimento della definizione „Alto Adige-Südtirol“ - fa parte dei contenuti di una mozione firmata da dieci consiglieri della SVP senza cariche di governo approvata nel giugno del 1999 dal Consiglio provinciale di Bolzano con i soli voti della SVP[16]; nemmeno le altre forze di lingua tedesca presenti ritennero, per motivi diversi da quelli espressi dalle rappresentanze politiche di lingua italiana, di concordare con tali contenuti.

Il fatto che ad approvare il  testo della mozione sia stato non solo un gruppo linguistico ma soprattutto un unico partito tende a dimostrare che la Comunità italiana - ma nemmeno parte di quella tedesca - non si riconosce con le finalità perseguite dalla SVP; e che certe riforme non possono essere dettate e pretese da un singolo partito.

Con l’occasione la SVP ha mostrato di voler trasformare la propria forza numerica in egemonia etnica, fino a determinare una esasperazione autonomistica. Ciò dovrebbe rappresentare un monito a chi crede a quell’immagine di buonismo che la SVP cerca da sempre di ritagliarsi agli occhi dei governi nazionali...

Anche a livello nazionale è proseguito un iper attivismo per apportare delle modifiche allo Statuto di Autonomia; alcune delle proposte degli on. Brugger, Zeller e Widmann della SVP sono state integrate nel testo congiunto licenziato dalla I Commissione permanente riguardanti gli Affari costituzionali presentato il 28 luglio scorso ed approvatro dalla Camera nello scorso novembre. Il Testo della riforma all’art. 4, prevede il rovesciamento della composizione della Regione; con la modifica i membri dei consigli provinciali di Trento e di Bolzano non saranno più tali in quanto Consiglieri regionali, ma viceversa.

Si tende a riconoscere, insomma, un rafforzamento al ruolo dei Consigli provinciali ed una sempre minore importanza alla funzione, anche istituzionale, della attuale Regione.

Avverso tale impostazione, nel settembre del 1999 le opposizione di lingua italiana in Consiglio regionale occuparono l’Aula consiliare denunciando lo „stravolgimento dell’impianto autonomistico attuale, consolidatosi storicamente dopo l’Accordo De Gasperi-Gruber“. L’articolo prevede inoltre l’elezione diretta del Presidente della Giunta provinciale e la chiamata di assessori esterni. Entrambi i provvedimenti sono penalizzanti per la comunità italiana che non solo non avrebbe alcuna voce in proposito, ma viene tagliata fuori da qualsiasi rappresentatività.

Insomma; oltre quarant’anni dopo il los von Trient (via da Trento) di triste memoria per la Comunità di lingua italiana annunciato da Silvius Magnago a Castel Firmiano nel 1956 - motto forse indiretto ispiratore per il terrorismo degli anni ’60 che spinse lo Stato italiano alla stesura del nuovo Statuto di Autonomia[17] - la SVP ripropone quell’obiettivo, ampliandolo nello scopo: il gridato los von Trient rischia di lasciare così il passo ad uno strisciante e nemmeno tanto tacito los von Rom.[18]

E’ talmente avvertita questa operazione che viene condotta su tre fronti diversi e convergenti: il primo, come abbiamo detto, con lo svuotamento della Regione e le ulteriori competenze alle Provincie attraverso l’istituto delle norme di attuazione o delle deleghe; ossia il conferimento alle Province di Bolzano e di Trento da parte della Regione, della gestione politica ed amministrativa su specifiche regionali[19]. La spoliazione della Regione avviene con la complicità di molti partiti trentini per i quali proprio l’Autonomia politica ed amministrativa di cui godono attraverso tali concessioni, significa per l’Alto Adige il rafforzamento di una Autonomia etnica[20].

Euregio

I due ulteriori aspetti - dopo quello istituzionale - sono forse più subdoli ma altrettanto pericolosi perché riguardano i due assi portanti della vita di ogni Stato: l’economia e la politica.

Sotto le vesti di una cooperazione transfrontaliera, con la creazione di un Ufficio comune alle province di Bolzano e Trento ed a quella di Innsbruck a Bruxelles[21] si è mirato a realizzare il primo dei due obiettivi; il secondo elemento, altresì, viene raggiunto con la costituzione della Euroregione del Tirolo (di seguito chiamata „Euregio“) di cui le tre medesime province fanno parte[22].

Come si vede, entrambi gli organismi, nel tendere ad escludere la presenza dell’Istituto Regione Trentino Alto Adige[23], creano una Regione economica e politica dominata dalla componente etnica tedesca; a conferma di ciò la volontà di non voler estendere tale collaborazione anche e proprio a Regioni confinanti con il Trentino-Alto Adige quali, ad esempio, il Veneto e la Lombardia; si fa insomma largo il sospetto che dietro l’Ufficio comune di Bruxelles si nascondano finalità ben diverse: le medesime che cela l’Euregio politica.

Formata dai tre consigli provinciali di Bolzano, Trento ed Innsbruck, l’Euregio è un soggetto politico, con un suo consesso che discute e delibera linee ispiratrici per una politica comune attraverso l’approvazione di mozioni che non vengono nemmeno preventivamente discusse dai relativi, singoli consigli provinciali.

I timori della Comunità italiana di fronte a tale organismo è quello che si vogliano creare i presupposti per un consesso ufficiale, che legittimi una politica anti-regionalista, quindi secessionista e soprannazionale[24] nel tentativo più o meno esplicito di riesumare assetti, superati definitivamente dalla storia e dallo stesso processo di integrazione europea, quali il cosiddetto grande Tirolo unito.

Un processo questo che fa fatica ad incunearsi nei giusti binari fra i rappresentanti di lingua tedesca, i quali continuano a voler considerare l’Europa come una aggregazioni di Regioni e non di popoli e quindi di Stati.[25]

Conclusioni

E’ fuori luogo che la Regione Trentino-Alto Adige necessiti di una revisione; ma appare anche indiscutibile che per la riscrittura di un progetto istituzionale serva un ampio consenso non solo delle forze politiche, quanto delle comunità linguistiche di ogni Provincia.

Al confronto ed al dialogo deve far seguito una progettualità comune, in un’ottica affine ai lavori della Commissione Bicamerale.[26]

La Regione trova il suo fondamento all’interno dello stesso Statuto di Autonomia; essa semmai deve essere riqualificata, attraverso un potenziamento delle funzioni che non comportino la riduzione delle competenze delle Province: funzioni di coordinamento sui grandi temi che investono la provincia di Bolzano e quella di Trento in materia di viabilità, di trasporti, di sanità, di tutela ambientale[27]; maggiori competenze proprio per rafforzarne il ruolo, nell’Europa unita, aliena da etnocentrismi di qualsiasi tipo.

E’ proprio in un’ottica europea, di rispetto dei sentimenti anche della Comunità italiana dell’Alto Adige che la Regione deve poter continuare a rappresentare un ancoraggio allo Stato italiano, pur con tutte le sue imperfezioni da migliorare; un ancoraggio che significherebbe rispettare un sentimento verso una Madre Patria.

Quello stesso rispetto che la popolazione di lingua tedesca ha sempre richiesto ed ottenuto per la propria Heimat.

Presentazione  Introduzione Toponomastica  Proporzionale Bilinguismo (Im)pari Opportunità Breviario Sommario Autore Home Page


[1] Lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi du-rante una vacanza in Alto Adige nell’agosto del 1999, tributò un omaggio alla Provincia di Bolzano per „aver dimostrato la capacità di superare le difficoltà delle diversità etniche: è un modello per l’intera Europa“, disse.Ritorna

[2] Sono varie le ”anime” del gruppo tedesco capaci di influenzare le decisioni della SVP, ognuna con una propria concezione economica, sociale e politica. Alla potentissima area degli agricoltori (che si esprimono attraverso il Bauernbund - Lega dei contadini), rispondono gli operatori economici con la Wirtschschaft (Economia) e l’area sociale impersonata dagli „Arbeitnehmer“ (Lavoratori). Il collante che ha tenuto unita la SVP è stata l’attuazione delle normative dello Statuto. Negli ultimi anni il partito di lingua tedesca ha iniziato a  dover fare i conti in maniera sempre più incisiva con vari dissidenti, portando alla nascita di nuove formazioni politiche poste alla destra della SVP: i Freiheitlichen (Liberali, ispirati al modello austriaco di Heider) e l’Union für Südtirol (la forza politica che più di ogni altra si ispira al ricongiungimento con l’Austria e che fa capo ad Eva Klotz, figlia dei quel martellatore della val Passiria, Georg, condannato per il terrorismo degli anni Sessanta). Ritorna

[3] Alle elezioni provinciali del novembre 1998 la SVP ha raccolto il 56% dei suffragi. Ciò determina, di fatto, il monopolio della SVP sulle decisioni politiche  ed amministrative, indipendentemente da quelle che possono essere le ragioni altrui. Negli ultimi tempi, inoltre, si è cercato di far passare - anche attraverso la stampa nazionale - il concetto che almeno 7.000 italiani avrebbero votato per il partito di raccolta altoatesino. In realtà non si può parlare assolutamente di travaso di voti: sommando le percentuali ottenute dai partiti tradizionalmente italiani più una parte (meno della metà) dei voti ottenuti dalle forze cosiddette interetniche (verdi e lega) si raggiunge quasi il 27% dei consensi; se si considera che la Comunità italiana in Alto Adige (al 1991) era assestata al 27,67% (ed oggi si sospetta in calo di almeno 3 punti) appare evidente che, alla luce di queste sommatorie, o l’elettorato italiano si è ben guardato dal votare la SVP o molti cittadini di lingua tedesca hanno votato le forze italiane fino a assegnare loro il 27% circa dell’elettorato. Se così fosse, peraltro, per la SVP si tratterebbe di una esondazione di voti preoccupante (pari proprio a quei 7.000 che le vengono accreditati da parte italiana); perché significherebbe che l’elettorato di centro-destra di lingua tedesca non si riconosce nella svolta a Sinistra del partito di Brugger e nella sua ostinazione a non voler guardare proprio in una direzione che storicamente - a livello economico e sociale - ha tradizioni analoghe; cioè, appunto, verso il centro-destra „italiano“.Ritorna

[4] In una intervista rilasciata nell’estate del 1999 al Tiroler Tageszeitung, organo di informazione più venduto nel Tirolo, il Presidente della Giunta provinciale Luis Durnwalder ha dichiarato di essere „cittadino italiano, ma sicuramente non sono un italiano. Sono un sudtirolese ed appartengo alla grande famiglia del Tirolo“ Ritorna

[5] In realtà mai espressione fu più infelice; infatti sud Tirolo presuppone l’esistenza di un nord Tirolo, che invece non esiste né politicamente né geograficamente, in quanto esiste solo il Tirolo; questo fatto, forse, la dice lunga sui reali sentimenti della popolazione austriaca del Tirolo (e forse non solo...) verso coloro che si sentono loro fratelli.... Ritorna

[6] Il 16 gennaio 1971 il Parlamento stava discutendo il nuovo Statuto di Autonomia del Trentino-Alto Adige, approvato nel luglio del medesimo anno. Giorgio Almirante intervenne nel dibattito, parlando ininterrottamente per nove ore ed un quarto, denunciando gli effetti pericolosi che l’assegnazione dell’Autonomia ad un solo partito avrebbe potuto produrre per la popolazione di lingua italiana. Ritorna

[7] Dall’entrata in vigore dello Statuto speciale nel 1972, attraverso 8 disposizioni di legge (fra il 1978 ed il 1999 - fonte Regione TAA) si è provveduto a delegare alle Province di Bolzano e di Trento funzioni ad esse non assegnate dallo Stato in quanto competenza regionale. Ritorna

[8] Tutti i partiti del Centro e delle Sinistre, sia prima della capitolazione elettorale della Dc e del Psi e della trasformazione del Pci, sia successivamente con la nascita delle attuali forze politiche (CCD escluso).Ritorna

[9] In base al „Manuale dell’Alto Adige“, un opuscolo-guida pubblicato dalla Provincia che raccoglie gli aspetti storici, politici ed amministrativi della realtà altoatesina, dal 1972 a tutto il 1998 sono state 192 le norme di attuazione dello Statuto di Autonomia pubblicate e rese operative; si tratta di 55 norme in più di quelle originariamente previste. Ritorna

[10] Negli anni di attuazione delle norme, l’Austria ha ricoperto un ruolo di protettorato e quindi di controllo sull’Alto Adige. Con la quietanza liberatoria da parte dell’Austria si sarebbe dovuta concludere, non solo formalmente, la vertenza fra il nostro Paese e l’Austria. Precedentemente a questo atto del Governo austriaco, a favore del rilascio della quietanza liberatoria davanti alle Nazioni Unite si erano espressi la SVP (nel corso di una assemblea straordinaria tenutasi il 30 maggio del 1992), la Giun-ta provinciale del Tirolo il 1 giugno, il Consiglio provinciale del Tirolo il 4 giugno ed il Parlamento austriaco il 5 giugno. Con l’ulteriore emanazione di norme, peraltro non previste e non dovute, si è dato libero sfogo a quella che fu chiamata l’Autonomia dinamica, dettata più da furbi capricci autonomisti che dalla correttezza politica. Ad inaugurare il nuovo corso fu il Ministro degli Esteri austriaco Alois Mock che il 1 ottobre 1993 dinanzi alla assemblea generale delle Nazioni Unite dichiarò come „in Alto Adige, anche dopo la dichiarazione di chiusura della vertenza da parte dell’Austria nei riguardi dell’Italia, rimangano aperti vari problemi e che a causa dell’evoluzione dinamica subentrano problemi nuovi“. Ritorna

[11] In realtà, alcuni regionalisti esistono anche all’interno della SVP; lo stesso Presidente della Regione della XI Legislatura Oskar Peterlini, in occasione del suo ritiro dopo venti anni di attivismo istituzionale, sollecitò la necessità „dell’apertura dell’Alto Adige verso il Trentino“, scongiurando l’ipotesi di un autoisolamento. Peterlini riconobbe anche l’esistenza di „un legame storico fra Trento e Bolzano“ per cui si dovrebbero trovare nuove forme in un contesto unico. Ritorna

[12] Il primo progetto autonomista della SVP è datato 1947. In quell’anno il maggior partito di lingua tedesca dell’Alto Adige presentò un proprio disegno attraverso il quale si intendeva - già allora - creare due Regioni dall’attuale Trentino - Alto Adige: una denominata Südtirol e l’altra Trentino. Ritorna

  [13] Come si può notare, quasi 50 anni dopo, la proposta dei due parlamentari della SVP attualizza il progetto del 1947; anche se in mezzo c’è uno Statuto di Autonomia ed il corretto assolvimento dello Stato italiano degli accordi assunti in quell’occasione. A questo riguardo risuonano come un sinistra preveggenza, le parole riportate dal Rappresentante politico italiano a Vienna Coppini sul colloquio avuto con il Ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber nell’incontro avvenuto a Vienna, 12 gennaio 1946 („... Conosco i miei conterranei... - disse Gruber - Quanto maggiore sarà la libertà che loro concederete, tanto più essi ne useranno e ne abuseranno(..) Tutte le autonomie che voi italiani accorderete loro, con tutta la buona volontà di creare una collaborazione con loro, saranno altrettante armi che essi rivolgeranno contro voi stessi. A poco a poco, nell’ambito della legalità, che voi stessi avete ricostituita, della libertà, che voi avete concessa agli alto-atesini, la situazione degli italiani in Alto Adige sarà insostenibile(...)“ Ritorna

[14] Si consideri che in quella legislatura, la SVP contava 19 voti dei 35 totali, gestendo la maggioranza assoluta dei consiglieri e quindi dei voti su ogni iniziativa. In questo senso riecheggiano le dichiarazioni che anni fa il consigliere provinciale Lunger del PDU (partito degli indipendenti, rivolto al gruppo tedesco) rilasciò a Sebastiano Vassalli giunto in Alto Adige per una indagine sulla questione altoatesina che si tradusse nel libro „Sangue e suolo“ (edizione Einaudi - collana „gli Struzzi“ 1985): “Noi diciamo - sosteneva Lunger - che anche nel gruppo tedesco ci devono essere più partiti per tutelare la democrazia. I partiti unici portano alla dittatura: e questo è ciò che sta succedendo in Alto Adige“. Nell’attuale Legislatura (XIIma.) la SVP vanta 21 consiglieri su 35.Ritorna

[15] Una interpellanza parlamentare del 13 marzo 1997 a firma degli on. Mitolo (deputato altoatesino) e Gasparri con la quale, a seguito della decisione del Consiglio provinciale (e quindi della SVP), si sollevava la questione circa una valutazione di merito del governo sul continuo richiamo all’autodeterminazione da parte di esponenti della SVP, è rimasta a tutt’oggi inevasa.Ritorna

[16]  Una analoga iniziativa con simili contenuti separatisti, fu approvata nell’aprile del 1999 anche dalla Regione.Ritorna

[17] Cinque giorni dopo questo minaccioso raduno di Castel Firmiano, a Montagna - un Comune della Bassa  Atesina - un attentato distrusse la tomba del senatore Ettore Tolomei (cfr. nota 19), studioso della toponomastica altoatesina, che contribuì a fissarne la memoria storica. Ritorna

[18] La SVP tentò addirittura di far passare come una vittoria politica gli accordi di Schengen, non già perché essi garantivano la libera circolazione dei cittadini comunitari, quanto perché l’alleggerimento dei confini (che, peraltro, non spariscono in un ambito di sovranità nazionale) tendeva a riunire quello che viene tuttora definito il Tirolo lacerato. Ritorna

[19] In realtà, sul finire della scorsa legislatura nel giugno del 1997, il Consiglio regionale di Trento e Bolzano respinse a maggioranza il trasferimento alle Province autonome di Bolzano e Trento delle competenze in materia di Camera di Commercio, credito e cooperazione, mentre nell’ottobre 1998, in piena campagna elettorale, la SVP risultò isolata anche nella richiesta del passaggio di competenze riguardanti il catasto ed il libro fondiario. Quest’ultima delega è stata approvata nel luglio del 1999 dalla nuova Giunta regionale (SVP - Centro-Sinistra).Ritorna

[20] Nel gennaio del 1999 il gruppo di lavoro incaricato dal Presidente della Giunta regionale dell’XI Legislatura Tarcisio Grandi di formulare proposte per il terzo Statuto di Autonomia , presentò uno studio di modifica radicale dell’assetto autonomista regionale, promovendo una ”Comunità autonoma” al posto della attuale Regione e l’elevazione a Regioni delle due Province di Trento e di Bolzano. Il progetto non ha mancato di creare forti critiche e polemiche, sia da destra come dalla sinistra altoatesina. Fra i membri di quella Commissione, anche il giurista tirolese Peter Pernthaler, già autore di uno studio sull’Euregio promosso dagli Schützen e coautore di un libro ispirato alla secessione dell’Alto Adige dall’Italia.Ritorna

[21] L’ufficio di rappresentanza comune a Bruxelles, nato nella prima metà degli anni Novanta, ha avuto un riconoscimento nell’agosto del 1997 quando la Commissione Affari costituzionali della Camera approvò la possibilità della Provincia di Bolzano di aprire uffici comuni con Regioni confinanti. Purtroppo però nel progetto spicca l’assenza - probabilmente non casuale, come vedremo - di Veneto e Lombardia Ritorna

[22] A questo riguardo è singolare constatare come la SVP appaia regionalista a modo suo. In un recente convegno svoltosi a Bressanone, il Presidente della Provincia di Bolzano sostenne la necessità di rafforzare Euroregioni europee, assegnando ad esse strumenti simili. In territorio nazionale, la predica della SVP però si inverte al punto da dividere una Regione esistente. Ritorna

[23] In base all’accordo italo-austriaco del 1993, detto „Accordino“, la Regione dovrebbe partecipare a pieno titolo alla cooperazione transfrontaliera. In questi ultimi mesi si è fatta larga l’idea di voler superare anche questo accordo, disciplinando compiutamente la collaborazione fra Trento, Bolzano ed i Länder austriaci in un’ottica di ricostituzione dell’area del Tirolo storico. Ritorna

[24] Nel giugno del 1996 l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, sollecitato sulla questione della Euregio, dichiarò la „volontà di estendere la collaborazione in diversi settori“ precisando ed ammonendo nel contempo che „questo non significa certo aderire a discorsi di Euroregione con la creazione di nuove entità politiche che con la collaborazione nulla hanno a che vedere“. Ritorna

[25] Il concetto riguardante l’Europa dei popoli  trova il suo paradosso in Alto Adige con la separazione delle Comunità etniche, già nelle scuole di ogni ordine e grado al fine di evitare il „mescolamento di culture“: la cosiddetta „Mischkultur“ Ritorna

[26] Nell’aprile del 1999 le opposizioni in Consiglio regionale formalizzarono la richiesta di creare una apposita Commissione con il compito di studiare le riforme, sulle quali poi, oltre alla Regione, si dovrebbero esprimere i due Consigli provinciale di Trento e Bolzano. E’ indubbio che le riforme per la provincia di Bolzano devono passare attraverso il voto separato per gruppi linguistici; diversamente, la SVP (21 consiglieri su 35) avrebbe una maggioranza schiacciante e potrebbe decidere autonomamente, ignorando le necessità, le aspettative ed i timori del gruppo italiano. La prassi del voto separato per gruppi linguistici, peraltro, è prevista anche nelle votazioni relative ai bilanci della Provincia di Bolzano.Ritorna

[27] Alcuni esempi: il potenziamento della A22, la maggior arteria stradale ormai da anni collassata, il potenziamento della ferrovia che garantisca il trasporto di container lungo l’asse del Brennero, la difesa del fiume Adige come bene di entrambe le entità territoriali devono percorrere un tragitto comune e concordato fra Bolzano e Trento. Ritorna