Bolzano-Bozen
Bolzano-Bozen
non è solo un modo di chiamare il capoluogo dellAlto Adige; indica soprattutto la
peculiarità di una intera provincia che per anni si è faticosamente rispecchiata in una
città; rappresenta, cioè, non solo un modo
di essere ma il modo di essere della area
geo-politica più settentrionale dItalia: bilingue. Con
Bolzano-Bozen in sostanza, si è voluto celebrare a Roma un matrimonio per decreto
presidenziale fra ciò che è molto di più di una semplice espressione della lingua
di uno Stato e i sentimenti di una minoranza locale. Per oltre
ventanni Bolzano-Bozen ha rappresentato per il gruppo tedesco dellAlto Adige
un totem politico da esibire, perfino con vezzoso orgoglio; una conquista etnica e sociale
che ha imposto, nellestensione totale del bilinguismo, anche la bilinguità dei
toponimi. Da qualche
tempo, però, il maggiore partito di riferimento della popolazione di lingua tedesca, la
Südtiroler Volkspartei (SVP) il cui simbolo ritrae una stella alpina, ha iniziato a
considerare un po invadente quel totem autonomista: la definizione di Bolzano -
simbolo dellitalianità come ogni capoluogo è emblema del Paese in cui si trova -
pare essere divenuta perfino ingombrante. Da quando
questo sentimento ha iniziato a farsi largo, si sono moltiplicate a tutti i livelli
politici, ministeriali e diplomatici le iniziative per eliminare la toponomastica
italiana; in maniera, peraltro, nemmeno tanto indolore per la Comunità italiana.[1] Non cè
pericolo: Bolzano resterà Bolzano-Bozen (bontà loro). Magari, per qualcuno proprio come
monito alle future generazioni; ma il 93% dei toponimi altoatesini in forma italiana
verrà cancellato. Almeno questo è il progetto della SVP, il partito che con la sua
schiacciante maggioranza in Consiglio provinciale rappresenta oltre il 60% della
popolazione locale, trasformando lAutonomia politica,
in Autonomia etnica. I
primi passi
Loperazione è già in atto da tempo: nel
1997 un quotidiano locale[2]
ha messo in rilievo come nella provincia di Bolzano sistematicamente avvenga la
cancellazione dei toponimi e degli odonomi[3] italiani e la
sostituzione degli stessi con lindicazione tedesca attraverso luso di cartelli
con nomi solo in tedesco; rimpiazzando la traduzione bilingue della strada con una
apparente bilinguità esclusivamente di facciata.[4] In altri casi
però si è andati già assai oltre seguendo una politica metodica e costante volta a
disconoscere i toponimi italiani, tuttaltro che mansueta e per certi versi perfino
stravagante se non fosse maledettamente seria: come nelloltre ventennale uso
monolingue della dizione di Obereggen in vece dellindicazione italiana
esistente ma ormai, appunto, dispersa di S. Floriano, o lesempio di
Trautmannsdorf per Castel di Nova[5]. Si è
proceduto insomma - in una operazione che proprio in questi anni trova nuovi incentivi[6] - a
rottamare i toponimi italiani operando dapprima un monolinguismo strisciante,
quindi una germanizzazione de facto ancor più evidente nelle strade forestali
e nei sentieri di montagna, la cui toponomastica appare oggi nella sola lingua tedesca
anche in moltissimi casi di vie aperte dallAlpenverien Suedtirol (AVS), omologo
tedesco del CAI, Club Alpino Italiano.[7] Questo
progetto, che mira a negare al gruppo italiano la possibilità di esprimersi nella propria
madre lingua attraverso una pressoché totale monolinguità dei toponimi alto-atesini, non
solo si scontra con il buon senso e con il rispetto reciproco, ma ostacola perfino quelle
regole delletica non scritta di una convivenza che non può limitarsi ad essere solo
fisica ma deve tendere pure ad essere socio-politica in Alto Adige. I
principi bilingui
dello
Statuto
A
salvaguardare la toponomastica italiana dovrebbero intervenire quelle stesse disposizioni
dello Statuto dAutonomia[8] previste paradossalmente per salvaguar-dare i
toponimi nella forma tedesca[9],
principi che per anni sono stati considerati intoccabili da parte proprio di coloro che da
tempo promuovono iniziative volte a sopprimere in tutto o in parte i toponimi definiti di
forma italiana introdotti negli anni 1923 e 1940, in quanto testimonianze delle malefatte fasciste da cui
bisogna prendere definitivamente congedo come spesso e stato dichiarato da
alcuni esponenti di forze politiche dellarea tedesca[10]. La
toponomastica alto-atesina, in realtà, trova le sue basi scientifiche in approfonditi
studi e ricostruzioni storiche e geografiche condotti negli anni da Ettore Tolomei[11] il cui
Archivio storico fondato nel 1906 capace di contribuire a chiarire alcuni punti
qualificanti della storia italiana e della nostra Provincia in particolare, fu trafugato
dai nazisti nel 1943; da allora pare sia in possesso del governo austriaco.[12] Lart.
101 dello Statuto di Autonomia, precisa che in Provincia di Bolzano le amministrazioni
pubbliche devono
usare nei riguardi dei cittadini di lingua tede-sca anche la toponomastica tedesca, se la
legge provinciale ne abbia accertato lesistenza o approvata la dizione;
cosa peraltro, questultima, non ancora avvenuta, lasciando paradossalmente intendere
che proprio la toponomastica tedesca in Alto Adige è tuttora abusiva. Ciò
non ha comunque mai significato, da parte della Comunità italiana, la richiesta di
cancellazione delle toponomastica tedesca a tutti gli effetti impropriamente utilizzata[13]
almeno fino alla sua definitiva approvazione. Una
toponomastica - quella di lingua tedesca, per lappunto - che occupa troppo spesso il
primo posto nelle indicazioni e negli atti ufficiali a dispetto ed in spregio perfino
della Corte Costituzionale la quale ha sentenziato più volte sia lobbligo del bilinguismo come la precedenza dellitaliano, in quanto
lingua ufficiale dello Stato, proprio per quanto concerne gli atti ufficiali; e
quindi anche in materia di toponomastica.[14] Quanto sopra,
starebbe a significare che ogni intervento legislativo della Provincia di Bolzano -
presente o futuro - dovrebbe perlomeno attenersi strettamente a quanto è previsto
nellAccordo di Parigi del 1946 (che, essendo Trattato internazionale, non può
essere modificato unilateralmente) e dagli Statuti dautonomia del 1948 e del 1972,
in quanto le leggi costituzionali sono sovraordinate ad ogni altra fonte legislativa.
Invece quella che pare essere una botte di ferro a salvaguardia della toponomastica
italiana, in realtà, rischia di rivelarsi un castello di sabbia. Patrimonio storico e culturale
Negli ultimi
anni, infatti, autorevoli esponenti della SVP a tutti i livelli - impegnati come sono in
alchimie etniche attraverso le quali, per rivendicare una propria Heimat[15],
tendono a negare la Patria altrui - hanno pensato di aggirare lostacolo della
toponomastica bilingue introducendo la diversificazione fra micro e
macro toponomastica. Oltre ad
apparire una mistificazione politica, questa manovra tenderebbe a giustificare
lazione politica a danno della toponomastica italiana, percorrendo una strada che
non rispetta e non persegue in alcun modo alcuna regola giuridica o scientifica poiché,
anche per insigni studiosi del settore, non risulta esistere al mondo neanche un
riconoscimento giuridico e scientifico circa lesistenza di una micro e di una macro toponomastica ma solo ed esclusivamente di una toponomastica.[16] La difesa
della toponomastica italiana, non significa quindi assumere atteggiamenti di puro
nazionalismo, di sciovinismo, di nostalgismo o di revanscismo; significa, diversamente, di
riconoscere che lattuale Provincia di Bolzano non può essere considerata patrimonio
esclusivo di una Comunità come quella tedesca che ha indubbiamente radici sì ben
definite, ma che ha da sempre intrecciato le sue origini con altre Comunità come in
questi boschi si intrecciano le radici degli abeti con i faggi. Lattuale
provincia di Bolzano infatti ha registrato nei secoli la presenza di numerosi popoli, non
tutti appartenenti al ceppo linguistico germanofono; nel medioevo e nel periodo
pre-asburgico nellattuale territorio altoatesino si parlava la lingua italica e il
ladino da popoli che oltretutto hanno lasciato testimonianze culturali e di civiltà anche
nel campo della toponomastica. Non appare quindi storicamente giusto imputare al fascismo la diffusione della
toponomastica italiana, che semmai venne reintrodotta (strettamente collegata ad una
precedente forma pre-romana) dopo essere stata cancellata dallimpero asburgico[17]. Ma e
bene anche sottolineare come ormai quasi allunisono studiosi e mondo scientifico in
generale appartenenti a tutte le aree di pensiero, non siano più disposti a rimanere
insensibili a quella che qualcuno ha chiamato operazione di pulizia etnica in Alto Adige.
Non solo: persone come il prof. Carlo Alberto Mastrelli[18] (componente della Commissione istituita dalla
Provincia per lo studio dei toponimi eliminabili), lex Presidente della Corte
Costituzionale Antonio La Pergola ma anche il noto studioso tedesco Johannes Kramer
(troppo spesso dimenticato anche dalla Svp) hanno negli anni pienamente giustificato la
toponomastica italiana come fatto di civiltà e dimostrazione di radicamento culturale. La
stessa Accademia della Crusca si è rivolta al Governo e allopinione
pubblica in generale per denunciare lillegittimità delloperazione volta a
cancellare i toponimi italiani.[19] Conclusioni
In
conclusione: nessuno stratagemma politico tentato da taluni esponenti della SVP -
artificioso quanto dannoso alla pacifica convivenza ed al rispetto reciproco - dovrebbe
mettere in discussione luso congiunto e bilingue dei toponimi altoatesini; a questa
conclusione nel 1997 è giunta anche la Commissione Affari Costituzionale del Parlamento
italiano la quale ha ribadito la intangibilità della toponomastica italiana,
sottolineando implicitamente che nessuna norma statutaria o dattuazione potrà mai
variare il dettato autonomistico che prevede luso bilingue e congiunto dei toponimi.[20] In secondo
luogo, se per effetto di unannessione territoriale sancita da un trattato
internazionale, quale fatto naturale al territorio annesso per effetto giuridico, la
lingua di uno Stato si estende, viene esteso anche il complesso dei nomi dei luoghi -
ossia la toponomastica - che si affianca a quello esistente nel territorio annesso. Ciò
rappresenta, come regola valida per tutti i tempi e tutti i popoli, unesigenza di
carattere naturale e pratica quale e quella di consentire a chiunque
lidentificazione dei luoghi con i nomi della lingua nazionale. Unesigenza alla
quale si aggiungono particolari attenzioni quando trattasi di toponimi militari, o di
interessi economici, burocratici, amministrativi e turistici. Infine, la
rimozione in tutto od in parte della toponomastica nella forma italiana, nel dilaniare una
base portante dello Statuto dAutonomia che prevede la bilinguità in Alto Adige
rappresenta anche una aggressione culturale ai diritti di un popolo che si riconosce
anche, non solo, attraverso i toponomi, il cui significato e valore tramandano alle
generazioni delle quali i toponomi stessi diventano parte delle proprie radici. Che siano
esse di lingua italiana, come di lingua tedesca o ladina. La storia è
indubbiamente piena di torti imposti e torti subiti; ma non è imponendo un nuovo torto,
come perseguono i fautori della cancellazione della toponomastica italiana, che si
pareggia un presunto torto subito. Voler cancellare la toponomastica italiana, attraverso
progetti di legge o forzature che potrebbero provenire da norme di attuazione, inasprisce
quel solco già profondo che talune forze politiche - impegnate in un progetto che
reciderebbe le radici della Comunità italiana - continuano a scavare non solo per
dividere nettamente le comunità viventi in Alto Adige, ma per mantenere in essere una
diffidenza reciproca. Lattuale toponomastica fa ormai parte integrante ed inalienabile della cultura e della storia della Provincia di Bolzano. Perchè se e vero che 300 anni di toponimi nella forma tedesca rappresentano un filo conduttore culturale e storico per il gruppo linguistico tedesco, e peraltro vero che 80 anni e millenni precedenti di toponimi nella forma italiana o pre-romana rappresentano una analoga forma di collegamento culturale, storico e civile per il gruppo linguistico italiano dellAlto Adige. |
Presentazione Introduzione Proporzionale Bilinguismo (Im)pari Opportunità Regione Breviario Sommario Autore Home Page |
[1] Nella sola XI Legislatura (anno 1993/1998) lUnion
für Südtirol - il movimento che invoca lAutonomia totale da Roma e dallo Stato
italiano - presentò due disegni di legge in proposito, entrambi respinti dallAula
in quanto la SVP ha sempre dichiarato essere allo studio del proprio partito un atto
definitivo per labolizione di 7.500 toponimi italiani sugli 8.000 esistenti nel
Prontuario di Tolomei. In realtà, fino ad ora, la SVP non è riuscita a portare in
discussione tale legge anche perché nel 1993 unanaloga iniziativa fu bloccata
dallostruzionismo dellallora MSI-DN che presentò 8.000 emendamenti; una
iniziativa in tal senso è stata annunciata anche in questi mesi. Nellottobre del
1999, infatti, lautorevole quotidiano di lingua tedesca Dolomiten di
proprietà della famiglia delleuro-parlamentare SVP Michl Ebner, ha pubblicato una
nuova iniziativa legislativa della SVP che opererà in questa direzione: garantire il
bilinguismo per i nomi di interesse provinciale (ritenuti dallo stesso disegno
di legge solo 609 ridotti a ca. 440 in una sucessiva riunione del direttivo della SVP),
delegando invece la competenza ai Comuni per quanto riguarda le strade, le piazze, i
terreni, i prati, le cime dei monti minori. È opportuno a questo riguardo sottolineare
come 95 dei 116 Comuni altoatesini abbiano un Sindaco SVP e abbiano una Giunta pressoché
monocolore; è quindi facile presumere che siano proprio solo 440 (sugli 8.000
ufficiali) i toponimi italiani che verrebbero riconosciuti per legge, secondo il progetto
SVP. Sulla base di alcune note giornalistiche, non smentite dallinteressato,
lon. Brugger, attuale presidente della SVP, si sarebbe rammaricato che
la situazione non consenta di cancellare tutti i toponomi italiani. [4] Il
quotidiano indica anche diversi esempi: Dolomitenstrasse tradotta in via
Dolomiten anziché in via Dolomiti, o ancora Kreuzweg
tradotto in via Kreuzweg che starebbe a significare letteralmente via
via del Crocifisso anziché la sola dizione via del Crocifisso etc. Molteplici in realtà appaiono i casi in cui si attiva un monolinguismo tedesco
o un bilinguismo scorretto sia sui documenti della Provincia come sulle indicazioni
stradali. Sulla questione lo stesso Commissario del Governo per la Provincia di Bolzano
dott.ssa Carla Scoz in data 16.06.1998 ha ritenuto opportuno richiamare lattenzione
degli amministratori sugli obblighi di legge, chiedendo la sostituzione dei cartelli
monolingui con segnaletiche bilingui. Ritorna [5] Un maniero
posto alle porte di Merano, presso la Frazione di Sinigo che la stessa provincia, in suoi
atti legislativi risalenti agli anni Settanta citava anche nella lingua italiana. Negli
ultimi anni, invece, il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano Luis Durnwalder ha
dichiaratamente voluto disconoscere la definizione italiana di Castel di Nova
prima adducendo che il nome non fosse conosciuto dalla popolazione locale poi, smentito in
questo, sostenendo che la definizione tedesca risale ad un casato che divenne proprietario
del castello; in quanto nome proprio, quindi non traducibile. A questo riguardo è
singolare constatare che proprio la Provincia giustifica lintitolazione a
Claudia de Medici di una scuola nel Comune di Malles Venosta, definita
nella forma tedesca Claudia von Medici...Sarebbe stato come chiamare i
von Absburg, de Asburgo o il maresciallo Radetsky von Radetz
Radetsky de Radetz! Ritorna [6] Nel 1998 il Sindaco del Comune di Termeno andò sotto processo per aver fatto asportare dalla odonomastica cittadina tutte le dizioni italiane salvo poi riposizionarle; il processo si è così concluso con una assoluzione ma liniziativa rischia di rappresentare per gli altri sindaci altoatesini della SVP la linea di partenza per azioni analoghe e congiunte. Ritorna [7] Negli
ultimi 4 anni lAVS ha beneficiato di oltre 7 miliardi di lire di contributi
provinciali; appare evidente, benchè sia una Associazione privata, che essa gestisce
denaro pubblico ma, ancor più, ricopre un ruolo pubblico. Nonostante ciò - e, pare,
alcuni accordi assunti con il CAI sia nel 1968 come nel 1971 sulla necessità che la
toponomastica sui sentieri di montagna alto-atesini fosse redatta in forma bilingue - essa
usa nella segnaletica il monolinguismo nella forma tedesca. Ciò comporta tra laltro
disagi e pericoli per quei residenti e turisti italiani che, persi in montagna, rischiano
di non saper indicare ai soccorritori la propria ubicazione per lincapacità di
esprimersi in una lingua diversa dalla propria. Negli
ultimi tempi, lo stesso responsabile giovanile dellAVS Hubert Fischer ha detto che
lAlpenverein dovrebbe occuparsi più della montagna e meno di questioni politiche. Ritorna [8] Il DPR 31.08.1972, n. 670 al Capo III -
Funzioni delle Province - art. 8 punto 2) recita testualmente: toponomastica, fermo restando lobbligo
della bilinguità nel territorio della Provincia di Bolzano. Lo stesso accordo
dallAccordo Degasperi - Gruber di Parigi del 1946 al punto 1 prevedeva che in conformità dei provvedimenti legislativi
gia emanati o emanandi, ai cittadini di lingua tedesca sara specialmente concesso... b) luso, su una base di
parita, della lingua tedesca e della lingua italiana nelle pubbliche
amministrazioni, nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura topografica
bilingue. Questa indiscutibilmente precisa indicazione dellAccordo e
stata recepita e precisata nello Statuto dAutonomia Regionale del 1948
dove, in attuazione dellAccordo Degasperi-Gruber. lart.11 attribuisce alle
Province la competenza in materia toponomastica, fermo
restando lobbligo della bilinguità nella Provincia di Bolzano stabilendo
quale presupposto che la lingua ufficiale della Regione rimanesse quella italiana.Ritorna [9] Infatti
non si può parlare di nomi tedeschi
o italiani, bensì di forma tedesca
o italiana. Di regola i nomi atesini hanno una matrice pre-romana. Alcuni esempi sono
dati, nella forma tedesca, da Feldthurns, Naturns, Salurn, (Velturno, Naturno e Salorno)
le cui ri-spettive forme storiche di provenienza sono Velturnes, Naturnes, Salorno; il
suffisso urn, diffuso peraltro in tutta Italia, ha permesso un adeguamento
della forma tedesca a quella precedentemente esistente sul territorio della Provincia.
E stata semmai la forma italiana successivamente introdotta ad aver rispettato una
forma tedesca adeguata ad una forma pre-romana, ed essere quindi alla stessa forma
pre-romana strettamente collegata. Casi analoghi a questi sono presenti ovunque, in Alto
Adige. Ulteriore esempio di correlazione fra la forma tedesca e quella pre-romana e
la denominazione del Comune Lagundo presso Merano, la cui forma tedesca risulta essere
Algund dal pre-romano ad lagunam, alla laguna, a
causa della particolare caratteristica morfologica del terreno. Peraltro nel 1997, Lagundo
ha festeggiato i suoi 1000 anni di storia, ad ulteriore testimonianza di radici ben più
lontane di qualche retaggio austro-ungarico. Ma lelenco di luoghi con un passato
antecedente allImperatore Francesco Giuseppe sarebbe certamente lungo; il toponimo
di Tyroli in luogo dellattuale Tirolo presente - unitamente a Nalls (Nalles) con luso della doppia
elle e Rueffiano (Rifiano)
- in due pagine del libro dimbreviature del notaio Davide di Merano facenti parte di
un documento risalente all11-13 giugno 1328 e depositato presso lArchivio
comunale di Merano, ammonisce certi distratti o presunti storici di casa nostra che pare
tendano a considerare la data di nascita di questa area geografica e del proprio
retroterra culturale solo con lavvento dellImpero Asburgico.Ritorna [10] Si tratta di un falso storico che vorrebbe a
tutti i costi imputare al Fascismo lesistenza della toponomastica italiana. Le cose
in realtà andarono diversamente. Nel 1921 il Governo Giolitti istituì una Commissione
apposita con il compito di stabilire i criteri per la scelta dei toponimi; la Commissione
fece riferimento - per i nomi dellAlto Adige - al Prontuario della Reale
Società Geografica Italiana del 1916 che si componeva di oltre 10.000 toponimi
elaborato, oltre che dal sen. Tolomei, anche da Ettore De Toni e Vittorio Baroncelli già
autori di un Prontuario di toponomastica dellAlto Adige e dellAmpezzano e di
un Repertorio Topografico della Venezia Tridentina. La Commissione Giolitti terminò i
suoi lavori alla fine dello stesso anno, quindi ben prima dellavvento del Regime
Fascista. I lavori stessi vennero approvati nel novembre del 22 dallallora
Governo Mussolini del quale, fra gli altri, facevano parte anche due Ministri del Partito
Popolare e due giolittiani; singolare constatare che fra i sottosegretari di quel Governo
cera anche il futuro Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Lo studio della
Commissione Giolitti fu approvato il 29 marzo 1923 con Decreto del Re Vittorio Emanuele e
controfirmato dallallora Capo del Governo Benito Mussolini.Ritorna [11] Nato a
Rovereto, in Trentino, Ettore Tolomei (senatore della Repub-blica), deportato a Dachau,
iniziò a promuovere lo studio e la determinazione dei nomi locali altoatesini nel 1906,
quasi 30 anni prima che il suo Prontuario per i nomi dellAlto Adige
venisse definitivamente riconosciuto (1935); ancora oggi il Prontuario di Tolomei
rappresenta la spina dorsale della toponomastica alto-atesina. Profondo conoscitore della
realtà alto-atesina, già nel 1890 in un articolo illustrato intitolato semplicemente
Bolzano, Tolemei mostrava alcune tipiche architetture italiane, allegando una
cartina disegnata a sei tinte dal titolo Le
alpi ed i confini etnografici dItalia e dettata ad un esperto cartografo. [12] La Provincia non risulta abbia mai chiesto allAustria la restituzione dellArchivio in questione nonostante lenorme valore storico e culturale ricoperto ed i particolarmente ottimi rapporti damicizia che legano lAustria alla nostra Provincia che potrebbero favorire la complessa pratica. Secondo alcuni, a questo proposito, lArchivio medesimo non raccoglierebbe documentazione di rilevante considerazione; ciò però non giustifica questo disinteresse. E comunque solo il possesso dello stesso potrebbe chiarire la questione in merito. Ritorna [13] A
riguardo del previsto atto legislativo necessario per il riconoscimento della
toponomastica di lingua tedesca, in Consiglio provinciale a Bolzano sono state presentate
alcune proposte dal Gruppo Verde, sempre respinte con il solo voto contrario (ma compatto)
della SVP che detiene la maggioranza assoluta nel competente consesso. [14] Scrive
la Corte Costituzionale nella sentenza n.188 del 1987 relativa allattestato di Maso
Chiuso - Erbhof: lattestato di
riconoscimento della qualità di maso avito (Erbhof) (...) rientra
fra gli atti destinati ad uso pubblico per i quali sia lo Statuto del Trentino Alto Adige
(art. 100) sia le norme di attuazione (art. 1 D.P.R. 08.08.59, n. 688) prescrivono,
obbligatoriamente, la redazione bilingue (...) Ritorna [16] Per
micro toponomastica la SVP intende non solo i nomi delle strade o dei masi di
montagna, ma anche di vie interne a Comuni e paesi altoatesini; si tratta, in pratica,
della quasi totalità dei toponimi. Lespediente viene giustificato dalla SVP
sostenendo che i nomi corrispondenti nella forma italiana, sarebbero ignorati dalla stessa
popolazione di lingua italiana; la quale, da parte sua, si trova sempre più costretta a
rapportarsi solo con toponimi espressi nella forma tedesca, quando invece ad ogni Comunità dovrebbe essere garantito
luso del toponimo nella propria lingua di riferimento. Ritorna [17] Peraltro
che lImpero asburgico non fosse tenero con alcuno, lo testimoniano le misure
disposte contro lelemento italiano in alcune Regioni della Corona dal Consiglio dei
ministri il 12 novembre 1866, tenutosi sotto le Presidenza dellImperatore Francesco
Giuseppe, verbalizzate nella seguente forma: Sua
maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro linfluenza
degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando
opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con
linfluenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per
la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con
energia e senza riguardo alcuno. E anche opportuno sottolineare come
lImpero asburgico non si limitò solo a recidere le radici culturali delle
popolazioni esistenti su quel territorio che Napoleone definiva Dipartimento per lAlto Adige,
ma provvide a compiere lo sterminio pressochè totale di quello stesso popolo di origine
ladine. Ciò dovrebbe essere da monito quotidiano per chi oggi in Alto Adige, nel
condannare giustamente lolocausto degli ebrei, dimentica colpevolmente e troppo
facilmente lolocausto dei ladini; che come ogni olocausto non si determina dalle
dimensioni ma dalle proporzioni. Ritorna [18] Attualmente Presidente dellIstituto di Studi per lAlto Adige, glottologo, Presidente Associazione internazionale dei Professori universitari. Ritorna [19] Nella
missiva, gli autorevoli membri dellAccademia hanno sostenuto che nel rispetto della lettera e dello spirito del
trattato di Parigi e dello Statuto della Provincia di Bolzano ai toponimi italiani deve
essere affiancata la piena ufficialità dei toponimi tedeschi e ladini. Questi impegni non
possono essere in nessun modo elusi per ragioni storiche, morali e giuridiche e sono
largamente previsti in un apposito paragrafo delle raccomandazioni delle Nazioni Unite.
Ogni tentativo di modificare o di alterare
questa normativa in materia toponomastica - proseguono i membri dellAccademia - deve essere respinto, poiché è il riflesso di un
atteggiamento discriminatorio che non può essere accolto anche in rapporto
allattuale sviluppo della coscienza civica. I toponimi - conclude la
Crusca - tanto italiani quanto ladini e
tedeschi, sono un bene collettivo che deve poter essere condiviso dallintera
comunità nazionale nel superiore interesse delle collettività e dei gruppi etnici che la
costituiscono; ogni esclusione dei toponimi italiani rappresenta un attentato alla
libertà dei cittadini e una ferita alla integrazione sociale Ritorna [20] La
Commissione Affari costituzionali si mosse a riguardo, sollecitata da quasi 20.000 firme
raccolte a cavallo fra il 1993 ed il 1994 per la salvaguardia della toponomastica
italiana. |